Battono alla porta di casa, poco prima dell’alba e fanno
irruzione dentro. Le modalità con cui i servizi di sicurezza egiziani –
il Mukhabarat – hanno prelevato decine, centinaia di giornalisti,
avvocati, attivisti dei diritti umani è lo stesso di sempre, quello
delle dittature. Il copione si è ripetuto per diverse notti e albe tra
giovedì e lunedì. Arresti preventivi e non per ostacolare le proteste di
massa contro l’omaggio dell’Egitto al nuovo potente alleato: le due
isolette Tiran e Sanafir cedute all’Arabia Saudita come pegno dei più
stretti legami di cooperazione sigillati a metà aprile dalla visita di
re Salman Saud.giovedì 28 aprile 2016
Ondata di arresti tra i contatti di Giulio
Battono alla porta di casa, poco prima dell’alba e fanno
irruzione dentro. Le modalità con cui i servizi di sicurezza egiziani –
il Mukhabarat – hanno prelevato decine, centinaia di giornalisti,
avvocati, attivisti dei diritti umani è lo stesso di sempre, quello
delle dittature. Il copione si è ripetuto per diverse notti e albe tra
giovedì e lunedì. Arresti preventivi e non per ostacolare le proteste di
massa contro l’omaggio dell’Egitto al nuovo potente alleato: le due
isolette Tiran e Sanafir cedute all’Arabia Saudita come pegno dei più
stretti legami di cooperazione sigillati a metà aprile dalla visita di
re Salman Saud.mercoledì 6 agosto 2014
Sessantacinquesimo anniversario di Hiroshima e Nagasaki
venerdì 4 aprile 2014
Non andate oltre,dedicate qualche momento a questo SPOT, SUL RISPETTO DELLE NORME A TUTELA DEI DISABILI.
domenica 3 novembre 2013
Dopo la denuncia di una senza tetto è arrivata la replica - Gobbi: «Diritti per tutti non fa discriminazioni»
I vertici dell´associazione hanno spiegato la prassi: «Il posto letto l´avrebbe avuto dopo i controlli»
Come dire che la procedura è stata seguita anche nel caso di maria ferraris, la donna che aveva denunciato a Bresciaoggi la presunta discriminazione subita.
«NEL CASO SPECIFICO, dal colloquio avvenuto allo "sportello sfratti" era emerso che i figli minori della coppia (un ragazzo di 16 e una bambina di 8), erano stati loro sottratti dai servizi sociali competenti per essere affidati quello più grande ai nonni e la più piccola a una struttura protetta - ha continuato Gobbi -. Una situazione estremamente delicata, quindi, e che, come sempre accade in questo genere di casi, ha richiesto un´ ulteriore verifica da parte di attiviste e attivisti dello sportello. A quel punto, lo scorso 30 ottobre, abbiamo richiesto un incontro con l´assistente sociale dell´azienda speciale consortile "Ovest solidale", a cui fanno riferimento diversi Comuni bresciani. L´assistente, che segue la famiglia, senza entrare chiaramente nello specifico della situazione, ha comunque specificato che "la sottrazione dei minori non era legata ad abusi ma a indigenza e incapacità di gestione". Alla coppia sarebbe stata comunicata la disponibilità di un tetto alle casette. Dopo queste verifiche, però, e non certo prima».
Insomma, a Maria Ferraris Diritti per tutti tende una mano. In fondo la sua storia, come quella di decine di persone in difficoltà, non conosce lingua o razza.
domenica 22 settembre 2013
Lo scrittore Mauro Corona: "La violenza non è dei No Tav, ma dello Stato"
Lo ha detto durante la trasmissione "La zanzara" su Radio 24.
Una posizione netta che mette in luce le anomalie della macchina che politica, magistratura e fronte del sì alla grande opera hanno messo in moto per avvallarne la costruzione.
"La violenza non è partita dai No Tav, ma è partita da una violenza legale, legale, che si fanno le leggi poi infieriscono a casa tua, sui territori".
È una posizione accorata e sentita quella di Corona. "Quella è la violenza, quella legalizzata contro la quale se ti ci metti becchi la denuncia".
Non usa mezzi termini lo scrittore friulano: "Quindi fanno benissimo a difendere il loro territorio con qualsiasi mezzo". Anche con la violenza? "La violenza non è stata da parte loro. Se tu mi attacchi con la violenza io mi difendo. La violenza subdola è quella dello stato a cui non puoi opporti altrimenti vai in galera".
domenica 23 dicembre 2012
Le parole da regalare a Natale
Le parole da regalare a Natale
mercoledì 25 aprile 2012
Il governo boccia il fondo per i disabili. L’assistenza a carico delle famiglie
Il sottosegretario Guerra ha dato parere negativo all'accantonamento di 150 milioni per strutture di accoglienza da utilizzare per i portatori di handicap rimasti soli o senza tutele
martedì 14 febbraio 2012
I disabili (veri) dimenticati dallo Stato
Il racconto di una storia esemplare
In Italia 2 milioni 800 mila di persone non autosufficienti. E tutto il carico ricade sulle spalle delle famiglie
Pochi numeri, presi da un'inchiesta del «Sole 24 Ore», dicono tutto. Rispetto al Pil, l'Italia spende molto più della media dell'Europa a 15 per le pensioni (16,1% contro 11,7%), come gli altri nel totale del welfare (26,5% contro 26%) ma nettamente meno per la non autosufficienza: 1,6% contro 2,1%. Un quarto di meno. Non bastasse, negli ultimi anni, nella scia della scoperta di casi come quello emerso la settimana scorsa al rione Santa Lucia di Napoli (dove secondo il «Mattino» 9 su 10 degli invalidi controllati erano falsi) l'accetta si è abbattuta sui costi del pianeta della disabilità colpendo tutti. I furbi ma più ancora i disabili veri, verso i quali lo Stato era già storicamente molto tirchio.
Basti vedere, in un'analisi di Antonio Misiani, il taglio delle due voci che più interessano l'handicap. Dal 2008 al 2013 il Fondo per le politiche sociali precipita nelle tabelle del governo Berlusconi da 929,3 milioni di euro a 44,6. Quello per la non autosufficienza da 300 a 0: zero! Numeri che da soli confermano il giudizio durissimo del Censis: «La disabilità è ancora una questione invisibile nell'agenda istituzionale, mentre i problemi gravano drammaticamente sulle famiglie, spesso lasciate sole nei compiti di cura». Peggio: «L'assistenza rimane nella grande maggioranza dei casi un onere esclusivo della famiglia».
Scegliamo una storia esemplare, una fra centinaia di migliaia. Quella di Gloriano e di sua moglie Mariagrazia. Lui fa l'elettricista, lei lavorava in una fabbrica tessile finché, 28 anni fa, non fu costretta a mollare per seguire Giulia. La piccola aveva dei problemi. Seri. «La prima diagnosi fu emessa dopo quasi 4 anni (non per colpa nostra!..) dalla nascita: "Ritardo psicomotorio con deficit cognitivo in paralisi cerebrale minima"». Problemi che con il passare del tempo si sono sempre più aggravati. Basti dire che, nonostante gli insegnanti di sostegno a scuola, i progetti di recupero, l'assistenza minuto per minuto dei genitori, non ha mai imparato a leggere e scrivere.
Fatto sta che al secondo accertamento sull'handicap, al 18° compleanno, il responso fu netto: «Invalida con totale e permanente inabilità lavorativa 100%». Tanto per capirci, spiega la madre, è del tutto non autosufficiente. Ogni consulto, ogni cura, ogni tentativo d'arginare la progressiva deriva della malattia sono stati inutili. Colpa di un'anomalia, pare, «del cromosoma 16». Finché nel 2006 il degrado è stato nuovamente verificato: «Insufficienza mentale medio-grave in paraparesi spastica (neurologica e sensitiva assonale) cognitiva. Scoliosi e invalidità al 100% con necessità di assistenza continua».
Un calvario. Una vita intera inchiodata minuto per minuto, giorno dopo giorno, anno dopo anno a quella missione. Unici momenti di tregua, indispensabili per respirare e non impazzire, quelli in cui Giulia, sia pure sempre più a fatica, veniva affidata a strutture di assistenza tipo le case famiglia: «Nostra figlia ha sempre desiderato sin da piccola di stare coi bambini prima e poi man mano che cresceva con i ragazzi e comunque in mezzo alla gente». Una soluzione che l'anno scorso aveva permesso a Gloriano e Mariagrazia di fare perfino, evviva, una breve vacanza.
Costava 27 euro al giorno, alla famiglia, l'accoglienza di Giulia in una comunità-alloggio di Abano Terme: «Poi, prima di Natale, ci è stato comunicato che il contributo familiare sarebbe salito a 92 euro e 68 centesimi, cioè la quota alberghiera totale». Troppi, per chi riceve dallo Stato, per prendersi cura 24 ore su 24 di quella figlia totalmente disabile, una pensione lorda mensile di 270,60 euro più l'indennità di accompagnamento di 487,39 per un totale complessivo di 757 euro e 99 centesimi.
I giornali locali ne hanno fatto un caso, giustamente, di quelle cento o centoventi famiglie che di colpo si sono viste togliere quel servizio che per molti rappresentava l'unica occasione per «staccare» un po'. «Diventerà un servizio solo per chi potrà permetterselo?», si è chiesto il settimanale diocesano «La difesa del popolo».
Ma la storia della famiglia di Giulia va moltiplicata, come dicevamo, per centinaia di migliaia. Dice la pagina «La disabilità in cifre» dell'Istat che in Italia i disabili «sono 2 milioni 600 mila, pari al 4,8% circa della popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia. Considerando anche le 190.134 persone residenti nei presidi socio-sanitari si giunge a una stima complessiva di poco meno di 2 milioni 800 mila persone».
In primo luogo, ovvio, ricorda uno studio della Caritas Ambrosiana, ci sono i vecchi: «Secondo un'indagine dello Studio Gender, l'Italia spende meno della metà di quanto fanno in media gli altri Paesi europei per l'assistenza agli anziani». Risultato: «la cura dell'anziano non più autosufficiente ricade sulle famiglie. In due casi su tre lasciate a loro stesse. In particolare sono le donne, figlie, mogli, nuore, le indiscusse protagoniste del lavoro di cura».
Per i disabili più giovani, spiega al sito superabile.it Pietro Barbieri, presidente della Fish, la Federazione italiana del sostegno all'handicap, il quadro è lo stesso: «Da noi si spende meno della metà della media europea a 15 per la non autosufficienza. E il dato comprende sia l'indennità civile che l'assistenza domiciliare pagata dai Comuni. Qui non si tratta di prendere provvedimenti più equi, qui si dice alle famiglie "arrangiatevi!"» E a quel punto sapete cosa accadrà? «Che le famiglie cominceranno a chiedere il ricovero per un congiunto non autosufficiente. E a quel punto avremo una maggiore segregazione di persone che non hanno fatto nulla di male e un costo molto più alto per il Paese. Si pensi al costo giornaliero di una degenza».
Facciamo due conti? Questi disabili non anziani, secondo la Fish, sarebbero circa 400 mila. Se le famiglie, abbandonate a se stesse, fossero obbligate a scaricare i figli e i fratelli sul groppone dello Stato, questo sarebbe obbligato a costruire strutture per un costo minimo (dall'acquisto del terreno alla costruzione fino all'arredamento) di 130 mila euro a posto letto per un totale di 52 miliardi. Per poi assumere, stando ai protocolli, almeno 280 mila infermieri, psicologi, cuochi, inservienti per almeno altri 7 miliardi l'anno. Più tutto il resto. Un peso enorme, del quale l'Italia di oggi non potrebbe assolutamente farsi carico.
E allora ti domandi: possibile che lo Stato non si accorga di quanto si fanno carico al suo posto le famiglie? Lo studio presentato ieri dalla Fondazione Cesare Serono e dal Censis, e centrato sulle persone colpite dalla sclerosi multipla e dall'autismo, dice che «il 48,5% dei malati ha bisogno di aiuto nella vita quotidiana. Ma il dato oscilla dal 9,5% di chi si definisce lievemente o per nulla disabile all'83% tra i malati più gravi».
Bene: «Le risposte arrivano quasi solo dalle famiglie. Il 38,1% dei malati riceve assistenza informale tutti i giorni dai familiari conviventi (e la percentuale aumenta tra chi riferisce livelli di disabilità più elevati: 62,8%).
L'aiuto quotidiano da parte di parenti non conviventi e amici è più raro (8,1%)». E se è «minoritario il supporto offerto dal volontariato (8,4%)» solamente «il 15,3% riceve aiuto da personale pubblico e solo il 3,3% tutti i giorni». Umiliante.
Tanto è vero che le famiglie, dignitosamente, non chiedono soldi, nonostante si sobbarchino spese molto spesso insopportabili: chiedono collaborazione. «L'assistenza domiciliare è ritenuta uno dei servizi più utili dal 77,5% del campione e il 72,4 ne ritiene necessario il potenziamento». Gli «aiuti economici e gli sgravi fiscali» vengono dopo.
Ci sono già state, come ricordavamo, stagioni orribili in cui i disabili (si pensi a certi manifesti tedeschi degli anni Trenta...) sono stati visti come un fardello economico. Mai più.
dal Corriere della Sera
mercoledì 16 giugno 2010
PRESIDIO CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO
Il Governo e la maggioranza vogliono porre limiti ristretti alle intercettazioni
Ma gli orrori della clinica S. Rita sono stati scoperti dopo 11 mesi di intercettazioni. Con questa legge i pazienti avrebbero continuato ad essere operati senza che ce ne fosse bisogno e i sanitari ad arricchirsi illecitamente sulla loro pelle.
I reati di mafia spesso si scoprono partendo da altri reati
Ad esempio intercettando per quattro mesi un imprenditore sospettato di truffa e frode, si è scoperto che riciclava soldi di un importante clan mafioso. Con questa legge le intercettazioni non avrebbero portato a tale risultato.
Il magistrato per autorizzare l’intercettazione
dovrà avere altri elementi concreti che provino la responsabilità dell’indagato, come dire: si pedina un sospettato solo quando si è praticamente certi che è colpevole.
Per l’omicidio di Cogne
è bastato un solo magistrato per infliggere una condanna a 30 anni di carcere. Ora ne serviranno tre per autorizzare l’intercettazione di un semplice sospettato.
Per indagare o intercettare un sacerdote
magari per pedofilia, si dovranno avvertire immediatamente le autorità religiose.
I giornalisti non potranno informare i cittadini
di indagini in corso fino all’udienza preliminare. In questo modo niente avrebbero saputo per anni i risparmiatori della Parmalat; niente i tifosi delle partite di calcio truccate; niente i cittadini dei 134 milioni di Euro truffati alla Regione Lazio da cliniche private per finti ricoveri e riabilitazioni; niente sapremmo oggi dell’indagine sui vertici della Protezione civile, accusati di aver sottovalutato gli allarmi sul terremoto all’Aquila.
I giornalisti “disobbedienti” saranno puniti
con elevate ammende e l’editore con sanzioni che raggiungono migliaia e migliaia di euro.
giovedì 16 luglio 2009
Sicurezza per decreto, ma non per tutti.
La criminalità va diminuendo. All’opposto, l’insicurezza delle persone gay, lesbiche e trans è aumentata.
Secondo il rapporto Eurispes – Telefono Azzurro (2008), una vittima di bullismo su cinque è omosessuale.
Talvolta a discriminare è perfino chi dovrebbe garantire la sicurezza, come nel caso della poliziotta lesbica sospesa dal questore di Rovigo. Nel “Decr
eto sicurezza” vi è forse un atto forte contro questi fenomeni?
Perché non è stata estesa l’applicazione della “legge Mancino” sui reati di odio anche agli atti di violenza omofobica? Intanto la ministra Carfagna cancella dal sito del proprio ministero la discriminazione
delle persone omosessuali e trans e la Commissione ministeriale nata proprio per contrastarle. La maggior parte degli atti di violenza sulle donne e sui minori non avviene in strada ma tra le mura domestiche.
Contro tutto questo le ronde non servono a nulla, mentre servirebbero soldi per campagne mediatiche e formazione culturale. Il “Decreto sicurezza” preferisce invece individuare quale obiettivo principale
la lotta all’immigrazione clandestina, considerando un immigrato senza permesso come un delinquente. Proprio mentre cresce nel Paese la violenza verso “il diverso”? Gruppi di stampo neofascista e neonazista si diffondono ovunque, propagandando i propri valori omofobi e razzisti. Alcuni di questi stanno già arruolando volontari per la sicurezza: speriamo che non saranno accettati nelle nuove ronde.
Il rischio è che il nuovo decreto colpisca soprattutto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.
Luca Trentini dal IL BRESCIA del 17/07/09



