I vertici dell´associazione hanno spiegato la prassi: «Il posto letto l´avrebbe avuto dopo i controlli»
Accusata da una senza tetto italiana di «privilegiare» gli
stranieri, l´associazione Diritti per tutti nelle scorse ora ha voluto
mettere avanti le mani e raccontare la sua versione dei fatti. «Ogni
lunedì sera allo "sportello sfratti" del Magazzino 47 si presentano
decine e decine di persone, "nativi" e migranti, a volte accompagnate
dai loro bambini - ha spiegato Umberto Gobbi in una nota
dell´associazione -. Tutte e tutti, abbandonati dalle istituzioni,
portano storie di disperazione e chiedono aiuto e ospitalità. Con
ciascuno procediamo allo stesso modo: raccogliamo le domande per i posti
alloggio, sempre più limitati, a causa del numero incessante di persone
buttate in mezzo a una strada dalla crisi e dalla mancanza di risposte
istituzionali all´attuale emergenza abitativa. Le domande che poniamo
loro servono per definire in maniera più accurata possibile le singole
situazioni: riguardano la compo
sizione del nucleo familiare, la presenza
di minori, le cause dello sfratto e quant´altro possa essere utile a
determinare il grado di urgenza. La nazionalità è il solo dato che non
chiediamo».
Come dire che la procedura è stata seguita anche nel caso di maria ferraris, la donna che aveva denunciato a Bresciaoggi la presunta discriminazione subita.
«NEL CASO SPECIFICO, dal colloquio avvenuto allo "sportello sfratti" era emerso che i figli minori della coppia (un ragazzo di 16 e una bambina di 8), erano stati loro sottratti dai servizi sociali competenti per essere affidati quello più grande ai nonni e la più piccola a una struttura protetta - ha continuato Gobbi -. Una situazione estremamente delicata, quindi, e che, come sempre accade in questo genere di casi, ha richiesto un´ ulteriore verifica da parte di attiviste e attivisti dello sportello. A quel punto, lo scorso 30 ottobre, abbiamo richiesto un incontro con l´assistente sociale dell´azienda speciale consortile "Ovest solidale", a cui fanno riferimento diversi Comuni bresciani. L´assistente, che segue la famiglia, senza entrare chiaramente nello specifico della situazione, ha comunque specificato che "la sottrazione dei minori non era legata ad abusi ma a indigenza e incapacità di gestione". Alla coppia sarebbe stata comunicata la disponibilità di un tetto alle casette. Dopo queste verifiche, però, e non certo prima».
Insomma, a Maria Ferraris Diritti per tutti tende una mano. In fondo la sua storia, come quella di decine di persone in difficoltà, non conosce lingua o razza.
Come dire che la procedura è stata seguita anche nel caso di maria ferraris, la donna che aveva denunciato a Bresciaoggi la presunta discriminazione subita.
«NEL CASO SPECIFICO, dal colloquio avvenuto allo "sportello sfratti" era emerso che i figli minori della coppia (un ragazzo di 16 e una bambina di 8), erano stati loro sottratti dai servizi sociali competenti per essere affidati quello più grande ai nonni e la più piccola a una struttura protetta - ha continuato Gobbi -. Una situazione estremamente delicata, quindi, e che, come sempre accade in questo genere di casi, ha richiesto un´ ulteriore verifica da parte di attiviste e attivisti dello sportello. A quel punto, lo scorso 30 ottobre, abbiamo richiesto un incontro con l´assistente sociale dell´azienda speciale consortile "Ovest solidale", a cui fanno riferimento diversi Comuni bresciani. L´assistente, che segue la famiglia, senza entrare chiaramente nello specifico della situazione, ha comunque specificato che "la sottrazione dei minori non era legata ad abusi ma a indigenza e incapacità di gestione". Alla coppia sarebbe stata comunicata la disponibilità di un tetto alle casette. Dopo queste verifiche, però, e non certo prima».
Insomma, a Maria Ferraris Diritti per tutti tende una mano. In fondo la sua storia, come quella di decine di persone in difficoltà, non conosce lingua o razza.
dal BRESCIAOGGI

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