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venerdì 29 aprile 2016

CASTEGNATO - 5 edizione del Festival dei diritti: Incontro con Egidia Arrigoni, madre di Vittorio, cooperante italiano morto a 36 anni in Palestina, presentazione del libro “ il coraggio di Vittorio”



All’apertura del Festival dei diritti al Centro Civico di Castegnato, il  sindaco Gianluca Cominassi e l’Ass. Luciano Cristini hanno incontrato Egidia Beretta Arrigoni madre di Vittorio “vik” Arrigoni

La storia di Vittorio Arrigoni, raccontata dalla madre nel libro “Vive per chi vuole la pace” mamma dell'attivista ucciso a Gaza nel 2011.
"La cosa che mi turba di più è non sapere perché è morto. Noi eravamo preoccupati, ma non gli avremmo mai impedito di andare. Aveva visto violenza e atrocità, ma la sua passione per i diritti umani lo riportava sempre lì"
La signora Egidia Beretta è la mamma di Vittorio Arrigoni, l’attivista italiano ucciso a Gaza la notte tra il 14 e il 15 aprile 2011. Una donna forte e determinata, da sempre impegnata nel sociale. Ancora oggi si reca nelle scuole a parlare dell’esperienza di suo figlio. Ma, come lei stessa ammette, sotto la corazza che si è costruita nasconde un dolore lacerante. “Certi giorni, quando sono sola, mi rifugio nella stanza segreta del mio cuore e lascio che il dolore mi strazi, e piango e lo chiamo, chiamo forte il mio bambino che non c’è più”, scrive Egidia nel libro “Il viaggio di Vittorio” (Dalai editore) uscito nel 2012. In questo volume ha scelto di raccogliere lettere e scritti, passioni e angosce di suo figlio, dall’infanzia fino a oggi. Sì, perché Vittorio non è morto. Per Egidia vive ancora nel loro intenso scambio epistolare, nei reportage, nella rete, nei libri, nella sua testimonianza, anche nei temi delle elementari in cui già manifestava sensibilità e attenzione per i diritti umani. 
Perù, Europa dell’Est, Africa, l’attivista italiano ha portato il suo contributo ovunque ve ne fosse bisogno. Quando andò in Congo nel 2006, come osservatore dell’Onu, alla madre disse: “Vorrei far vedere agli africani che c’è anche un Occidente amico e non solo quello neocolonialista e sfruttatore”.
In Palestina, invece, arrivò la prima volta nel 2002. Proprio quell’anno avvenne la sua iniziazione come scudo umano davanti a una scuola piena di bambini assediata dai carri armati israeliani. Da quel momento Vittorio affrontò molti rischi per aiutare la gente del posto e raccontare ciò che vedeva: i bombardamenti, la morte di ragazzini inermi, il dolore negli ospedali, le abitazioni distrutte. Fu anche malmenato e poi espulso dalle autorità israeliane, rimandato in Italia in camicia e ciabatte. “Tieni forza e coraggio. Opera per la pace, anche se ti e ci vien voglia di rispondere occhio per occhio alle offese. Ma, come diceva il Mahatma Gandhi, a furia di dire occhio per occhio, resteremo tutti ciechi”, gli scrisse Egidia il 20 aprile del 2004.
Ne aveva viste tante Arrigoni, gli era capitato di raccogliere pezzi dei suoi amici e teste di bambini. Del suo ultimo ritorno a casa, nel 2009, la mamma ricorda le urla notturne, l’inquietudine, gli incubi di chi aveva assistito ad atti disumani. “Noi eravamo preoccupati, ma non gli avremmo mai impedito di andare. Era la sua vita. Nonostante avesse visto tanta violenza e tante atrocità, la sua sfrenata passione per i diritti umani lo riportava sempre lì. Si sentiva amato dalla gente, accettato da tutti. Mi disse una volta che se non fosse tornato a Gaza, sarebbe andato altrove a cercare qualcuno da aiutare”.
Arrigoni ripartì per l’ultimo viaggio nel 2010. Passando dall’Egitto riuscì a rientrare a Gaza. Riprese ad aiutare “i fratelli palestinesi”, come lui li chiamava, e a raccontare ciò che vedeva attraverso il suo blog, Guerrilla Radio, e la collaborazione con PeaceReporter. Fino alla notte tra il 14 e il 15 aprile del 2011, quando venne ucciso da una cellula  jihadista salafita, a quanto pare fuori controllo, con motivazioni che ancora oggi appaiono poco chiare. “La cosa che mi turba di più è non sapere la vera motivazione della sua morte – ha continuato Egidia – È il pezzo che manca. Non penso che lo conosceremo mai. Mi consola ricevere ancora oggi lettere di stima e di affetto nei confronti di Vittorio. Voglio che lui venga ricordato per quello che ha dato alla gente”.
(parte dell’intervento fatto a Castegnato, è riassunto bene, e trovato in internet nell’intervista al FATTO QUOTIDIANO del Novembre 2012)

sabato 2 agosto 2014

Il quotidiano israeliano Haaretz: Israele sta compiendo un vero massacro a Gaza

Un editoriale del quotidiano progressista Haaretz critica il diniego psicologico degli israeliani di fronte al “vero massacro” in corso a Gaza, giustificato come colpa di Hamas. Il giornalista Gideon Levy, noto per le sue posizioni di sinistra, rimarca come “Protective Edge” abbia portato all’uccisione di 1200 persone, l’80% dei quali civili, metà di queste donne e bambini. Circa 50 famiglie sono state distrutte con il bombardamento delle loro case mentre loro si trovavano dentro, e circa 400 mila abitanti di Gaza abbiano dovuto fuggire dalle loro abitazione. “L’operazione ha raggiunto le dimensioni di un vero massacro. Ma le mani di Israele sono pulite e le coscienze tranquille, perché è tutta colpa di Hamas”. Levy
rimarca come in Israele non si sia visto una simile negazione della verità dai tempi in cui si accusavano i palestinesi di uccidere i loro bambini con le armi di Tsahal. “Dopo che l’abbiamo incubato per lungo tempo, questa malattia si è trasformata in un’epidemia. La coscienza nazionale non ha mosso un muscolo di fronte a questa atrocità, e ci sono forze che lavorano per mantenere questa situazione”. L’editorialista di Haaretz prosegue rimarcando come Israele non abbia mai avuto un nemico così conveniente per se stesso come Hamas, ma a parte questo, si può davvero affermare che sia innocente? “Di fronte al sangue e alla distruzione di Gaza, al lavoro delle mani israeliane, una simile negazione è incomprensibile”. Levy sottolinea come in questa guerra sia difficile sostenere che Israele sia più feroce di Hamas, solo perché spara i suoi razzi contro la popolazione civile, esattamente come fa Tsahal, solo in modo efficace. “Hamas vuole distruggere Israele? E quanti israeliani vogliono distruggere Gaza? Nel frattempo, tutti sanno chi stia distruggendo chi”. L’editorialista di Haaretz prosegue rimarcando come la tirannia di Hamas sia “nulla in confronto di quella di Israele, che ha imposto alla Striscia un assedio di sette ed un’occupazione di quarantasette anni”. Il motivo per cui i cittadini di Gaza hanno preferito Hamas ai moderati è perché chi vuole la trattativa ha ricevuto solo umiliazione e il rifiuto oltranzista israeliano. “Non sono un fan di Hamas, è proprio il contrario. Ma il tentativo di Israele di incolpare di tutto Hamas è scandaloso. La comunità internazionale giudicherà presto le atrocità di questa guerra. Hamas sarà criticata in modo meritato, ma Israele sarà condannato e ostracizzato molto di più. E gli israeliani diranno che è tutta colpa di Hamas. E il mondo ne riderà”.
http://www.gadlerner.it/

Una ragazzina palestinese rovista tra i resti della sua casa bombardata a Gaza. Esile, i capelli raccolti in una coda ordinata, recupera con cura i suoi libri stropicciati e impolverati, un piccolo diario, qualche quaderno. Per un momento incrocia lo sguardo di chi la fotografa, poi torna a cercare e va via con la sua pila fra le braccia magrissime guardando dritto davanti a sé
Queste immagini negli ultimi giorni sono state molto condivise sui social network e su pagine di libri in lingua araba come al-Salwabooks
http://www.repubblica.it/



mercoledì 23 luglio 2014

GAZA, LETTERA DEL MEDICO NORVEGESE MADS GILBERT, DALLO SHIFA HOSPITAL.

PER FAVORE, FATE GIRARE!!!  MASSIMA CONDIVISIONE!!!

Una email da un eroe norvegese, Mads Gilbert, un dottore che continua il suo lavoro a Gaza.
Per favore fate circolare.
Traduzione a cura di ISM-Italia

Carissimi amici,

La scorsa notte è stata terribile. La "grande invasione" di Gaza ha avuto il risultato di veicoli carichi di mutilati, di persone fatte a pezzi, sanguinanti, morenti – di palestinesi feriti, di tutte le età, tutti civili, tutti innocenti.

Gli eroi nelle ambulanze di tutti gli ospedali di Gaza lavorano a turni di 12-24 ore, grigi dalla fatica e dai carichi di lavoro disumani (tutti senza salario all'ospedale Shifa negli ultimi 4 mesi), si prendono cura delle priorità, tentano di capire il caos incomprensibile dei corpi, degli arti, delle persone umane che camminano o che non camminano, che respirano o che non respirano, che sanguinano che non sanguinano. UMANI!

Ora, ancora una volta, trattati come animali "dall'esercito più morale del mondo" (sic!).

Il mio rispetto per i feriti è illimitato, per la loro determinazione contenuta in mezzo al dolore, all'agonia e allo shock; la mia ammirazione per lo staff e per i volontari è illimitata, la mia vicinanza al "sumud" palestinese mi da forza, anche se ogni tanto desidero solo urlare, tenere qualcuno stretto, piangere, sentire l'odore della pelle e dei capelli del bambino caldo, coperto di sangue, proteggere noi stessi in un abbraccio senza fine – ma noi non possiamo permettercelo, né lo possono loro.

Facce grige e cineree - Oh NO! Non un altro carico di decine di mutilati e di persone sanguinanti, noi abbiamo ancora laghi di sangue sul pavimento nel reparto di emergenzaq (ER), pile di bende gocciolanti, che grondano sangue da pulire - oh – gli addetti alle pulizie, ovunque, allontanano velocemente il sangue e i tessuti scartati, capellli, vestiti, cannule – i resti della morte – tutto portato via... per essere preparato di nuovo, per essere tutto ripetuto di nuovo. Più di 100 casi sono arrivati a Shifa nelle ultime 24 ore. Troppi per un grande ospedale ben attrezzato con ogni cosa, ma qui – quasi nulla: elettricità, acqua, dispositivi, medicine, OR-tables, strumenti, monitors – tutti arruginiti come se fossero stati presi da un museo degli ospedali del passato. Ma questi eroi non si lamentano. Tirano avanti in questa situazione, come guerrieri, testa in su, enormemente risoluti.

E mentre vi scrivo queste parole, da solo, in un letto, sono pieno di lacrime, le lacrime calde ma inutili di dolore e di angoscia, di collera e di paura. Questo non deve accadere!

E poi, proprio ora, l'orchestra della macchina da guerra israeliana inizia di nuovo la sua orrenda sinfonia, proprio ora: salve di artiglieria dalle navi contro le spiagge, i ruggenti F16, i droni ripugnanti (in arabo 'Zennanis', quelli che ronzano), e gli Apaches. Tutto fatto e pagato dagli USA.

Signor Obama – ha un cuore?

La invito – passi una sola notte – solo una notte – con noi a Shifa. Travestito come un addetto alle pulizie.

Sono convinto, al 100%, che la storia cambierebbe.

Nessuno con un cuore E con il potere potrebbe mai andare via, passata una notte a Shifa, senza essere deciso a porre fine alla carneficina del popolo palestinese.

I fiumi di sangue continueranno a scorrere la notte prossima. Ho sentito che hanno accordato i loro strumenti di morte.

Per favore. Fate quello che potete. Questo, QUESTO non può continuare.

Mads

Gaza, Occupied Palestine

Mads Gilbert MD PhD

Professor and Clinical Head

Clinic of Emergency Medicine

University Hospital of North Norway

N-9038 Tromsø, Norway

Mobile: +4790878740
Hospital of North Norway N-9038 Tromsø, Norway Mobile: +4790878740
Foto: GAZA, LETTERA DEL MEDICO NORVEGESE MADS GILBERT, DALLO SHIFA HOSPITAL.
PER FAVORE, FATE GIRARE!!!
MASSIMA CONDIVISIONE!!!

Una email da un eroe norvegese, Mads Gilbert, un dottore che continua il suo lavoro a Gaza.
Per favore fate circolare.
Traduzione a cura di ISM-Italia

Carissimi amici,

La scorsa notte è stata terribile. La "grande invasione" di Gaza ha avuto il risultato di veicoli carichi di mutilati, di persone fatte a pezzi, sanguinanti, morenti – di palestinesi feriti, di tutte le età, tutti civili, tutti innocenti.

Gli eroi nelle ambulanze di tutti gli ospedali di Gaza lavorano a turni di 12-24 ore, grigi dalla fatica e dai carichi di lavoro disumani (tutti senza salario all'ospedale Shifa negli ultimi 4 mesi), si prendono cura delle priorità, tentano di capire il caos incomprensibile dei corpi, degli arti, delle persone umane che camminano o che non camminano, che respirano o che non respirano, che sanguinano che non sanguinano. UMANI!

Ora, ancora una volta, trattati come animali "dall'esercito più morale del mondo" (sic!).

Il mio rispetto per i feriti è illimitato, per la loro determinazione contenuta in mezzo al dolore, all'agonia e allo shock; la mia ammirazione per lo staff e per i volontari è illimitata, la mia vicinanza al "sumud" palestinese mi da forza, anche se ogni tanto desidero solo urlare, tenere qualcuno stretto, piangere, sentire l'odore della pelle e dei capelli del bambino caldo, coperto di sangue, proteggere noi stessi in un abbraccio senza fine – ma noi non possiamo permettercelo, né lo possono loro.

Facce grige e cineree - Oh NO! Non un altro carico di decine di mutilati e di persone sanguinanti, noi abbiamo ancora laghi di sangue sul pavimento nel reparto di emergenzaq (ER), pile di bende gocciolanti, che grondano sangue da pulire - oh – gli addetti alle pulizie, ovunque, allontanano velocemente il sangue e i tessuti scartati, capellli, vestiti, cannule – i resti della morte – tutto portato via... per essere preparato di nuovo, per essere tutto ripetuto di nuovo. Più di 100 casi sono arrivati a Shifa nelle ultime 24 ore. Troppi per un grande ospedale ben attrezzato con ogni cosa, ma qui – quasi nulla: elettricità, acqua, dispositivi, medicine, OR-tables, strumenti, monitors – tutti arruginiti come se fossero stati presi da un museo degli ospedali del passato. Ma questi eroi non si lamentano. Tirano avanti in questa situazione, come guerrieri, testa in su, enormemente risoluti.

E mentre vi scrivo queste parole, da solo, in un letto, sono pieno di lacrime, le lacrime calde ma inutili di dolore e di angoscia, di collera e di paura. Questo non deve accadere!

E poi, proprio ora, l'orchestra della macchina da guerra israeliana inizia di nuovo la sua orrenda sinfonia, proprio ora: salve di artiglieria dalle navi contro le spiagge, i ruggenti F16, i droni ripugnanti (in arabo 'Zennanis', quelli che ronzano), e gli Apaches. Tutto fatto e pagato dagli USA.

Signor Obama – ha un cuore?

La invito – passi una sola notte – solo una notte – con noi a Shifa. Travestito come un addetto alle pulizie.

Sono convinto, al 100%, che la storia cambierebbe.

Nessuno con un cuore E con il potere potrebbe mai andare via, passata una notte a Shifa, senza essere deciso a porre fine alla carneficina del popolo palestinese.

I fiumi di sangue continueranno a scorrere la notte prossima. Ho sentito che hanno accordato i loro strumenti di morte.

Per favore. Fate quello che potete. Questo, QUESTO non può continuare.

Mads

Gaza, Occupied Palestine

Mads Gilbert MD PhD

Professor and Clinical Head

Clinic of Emergency Medicine

University Hospital of North Norway

N-9038 Tromsø, Norway

Mobile: +4790878740
 Hospital of North Norway N-9038 Tromsø, Norway Mobile: +4790878740

mercoledì 16 luglio 2014

Brescia - Mai più vittime! per la Pace, Libertà, Giustizia in Palestina e Israele

LA MANIFESTAZIONE. In centro italiani e stranieri hanno chiesto il «rispetto della pace»

In trecento per la palestina - I manifestanti in piazza hanno chiesto il rispetto degli accordi Onu

Sono arrivati a piedi, in piccoli gruppi, da ogni parte del centro storico. Nessun corteo ad annunciarli. Famiglie con bambini al seguito e passeggini, studenti liceali e universitari, pensionati. Italiani e immigrati magrebini, mediorientali, pakistani. Alle 19.30 di ieri almeno 300 persone si sono riunite in Largo Formentone per manifestare solidarietà
al popolo palestinese e alle vittime innocenti di un conflitto incessante che nell´ultima settimana è nuovamente degenerato, con un´aperta operazione militare isrealiana che ha portato all´uccisione di quasi 200 civili residenti nella striscia di Gaza. Il presidio pacifico, nel quale le bandiere palestinesi e i colori arcobaleno della pace hanno avuto la meglio sui simboli politici e sugli slogan anti-israeliani, è stato organizzato dall´Associazione di Amicizia Italo-Palestinese di Brescia, nata nel 2001 con l´obiettivo di far conoscere ai bresciani la storia e la cultura di un popolo senza stato e senza uno spazio sopra una mappa geografica. Najati Alrabi, 43 anni di cui 25 trascorsi in Italia, è il presidente. Palestinese di Nablus, è approdato a Brescia per studiare medicina e ora lavora alla clinica Sant´Anna. Sulle possibili soluzioni che possano portare un po´ di respiro in una delle regioni più militarizzate del pianeta, non ha dubbi: «Nonostante oggi siano in tanti a ripetere lo slogan "due popoli per due stati", credo che l´unica via di uscita sia la costituzione di un unico stato laico e democratico al cui interno possano convivere pacificamente musulmani, ebrei e cristiani».
I MANIFESTANTI si sono poi radunati in cerchio. Tutti hanno chiesto il rispetto degli accordi internazionali. Calata la sera, tante piccole candele accese hanno invitato il popolo di Gaza, disarmato e distante dalle logiche del terrorismo, a sperare nella pace.
dal BresciaOggi

lunedì 14 luglio 2014

Moni Ovadia: “Lascio la Comunità ebraica di Milano, fa propaganda a Israele”

"Ho deciso di lasciare, come ha fatto Gad Lerner, a causa della mancata presa di posizione dei vertici milanesi dopo l’uscita di Berlusconi al binario 21, nel Giorno della Memoria". I capi, prosegue, "considerano 'amici' i 'sinceri democratici' come La Russa, che fino a poco tempo fa facevano il saluto romano inneggiando a quelli che hanno sterminato la nostra gente"

Moni Ovadia: “Lascio la Comunità ebraica di Milano, fa propaganda a Israele”

Diceva don Primo Mazzolari che “la libertà è l’aria della religione”. Non era ebreo, come non lo eraGeorge Orwell che in appendice alla Fattoria degli animali scrive: “Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire”. L’eco di queste frasi si sente entrando nella casa di Moni Ovadia a Milano. Per dar seguito al nome pacifista, il cane Gandhi si accomoda sul divano insieme a un paio di gatti; il caffè bolle, l’attore con il capo coperto racconta la storia del festival promosso dalla comunità ebraica che si è svolto alla fine di settembre a Milano,Jewish and the city. “Qualcuno, durante una riunione tra gli organizzatori ha posto il veto alla mia presenza. E gli altri hanno ceduto”.
Perché? 
Per le mie posizioni critiche nei confronti del governo Netanyahu. Le violazioni del diritto internazionale, mi riferisco al-l’occupazione e alla colonizzazione dei territori palestinesi, durano da oltre cinquant’anni. Ho imparato dai profeti d’Israele che bisogna essere al fianco dell’oppresso. Io esprimo opinioni, non sono depositario di nessuna verità. Penso però che questa situazione sia tossica. Per i palestinesi, che sono le vittime, ma anche per gli israeliani: non c’è niente di più degradante che fare lo sbirro a un altro popolo. Aggiungo però che io m’informo esclusivamente da fonti israeliane. Non palestinesi: gli ultrà palestinesi sono i peggiori nemici della loro causa. Apprezzo molto due giornalisti israeliani di Haaretz, Gideon Levy e Amira Hass. Quello che dico io, rispetto a quello che scrivono loro, è moderato. Bene: vivono in Israele, scrivono su un quotidiano israeliano, sono letti da cittadini israeliani e pubblicati da un editore israeliano.

È iscritto alla Comunità ebraica di Milano? 
Sì, per rispetto dei miei genitori. Ma ho deciso di andarmene. Io non voglio più stare in un posto che si chiama comunità ebraica ma è l’ufficio propaganda di un governo. Sono contro quelli che vogliono “israelianizzare” l’ebraismo. Ho deciso di lasciare, come ha fatto Gad Lerner a causa della mancata presa di posizione dei vertici milanesi dopo l’uscita di Berlusconi al binario 21, nel Giorno della Memoria.

Dicono che le sue critiche a Israele nascono dal desiderio di avere consensi, successo, denaro.
Ma oggi chi è a favore della causa palestinese? La sinistra? Nemmeno più Vendola lo è! E allora dove sarebbe il grande pubblico che mi conquisto? Più ho radicalizzato le mie critiche, più il mio lavoro è diminuito, mi riferisco agli ingaggi e non al pubblico. Il teatro è per tutti, il teatrante è un cittadino e come tale ha diritto alle sue idee.

Lei non è abbastanza “carino”? 
Per niente, ma non si parla di cose carine. Il comportamento della comunità internazionale nei confronti del popolo palestinese è semplicemente schifoso. Nel 2000 intervistai per il Corriere della Sera un colonnello della Golani, le teste di cuoio d’Israele. Mi disse: “Se tu hai un bazooka in mezzo ai denti e un mitragliatore tra le chiappe, ci sono almeno due modi per uscirne”. Da militare m’insegnò che se si vuole fare la pace, si riesce. Se io dicessi che il governo Netanyahu è un po’ birichino, ma non così tanto, diventerei immediatamente il più grande artista ebreo italiano. Invece offendono i miei spettacoli.

È vero che riceve minacce? 
Appena scrivo qualcosa, sul mio sito arriva di tutto: minacce, insulti, parolacce. I termini sono sempre “rinnegato”, “traditore”, “nemico del popolo ebraico”. Ho criticato l’episodio del bimbo palestinese di cinque anni che aveva lanciato una pietra ed era stato portato via da undici militari israeliani. Mi hanno scritto: “Avesse potuto quella pietra arrivare sul tuo cervello marcio”. Questi sono i termini, mai risposte nel merito. Mia moglie, che gestisce la mia pagina Facebook, spesso non me li fa leggere, li cancella e basta.

Sono ebrei quelli che la insultano? 
La gran parte sì.

Aver subito la discriminazione non è servito a nulla?
Si, ma paradossalmente questo ha un aspetto positivo. Significa che gli ebrei sono come tutti gli altri. Si trovano in una condizione in cui il nazionalismo è a portata di mano? Diventano i peggiori nazionalisti, malgrado la Torah condanni l’idolatria della terra. L’ebraismo è una cosa, lo Stato d’Israele un’altra. Qualcuno ha sostituito la Torah con Israele. Il buon ebreo, dunque, non è quello che segue la Torah, ma quello che sostiene Tel Aviv. I sinceri democratici – tipo La Russa – sono amici d’Israele. E non importa se fino a poco tempo fa facevano il saluto romano inneggiando a quelli che hanno sterminato la nostra gente.

Dell’affaire Vauro cosa pensa? 
La vignetta su Fiamma Nirenstein prendeva in giro la disinvoltura con cui una donna, appassionatissima della causa israeliana, può sedere in Parlamento accanto a uno come Ciarrapico, che non ha mai smesso di dirsi fascista. Ha fatto benissimo Vauro a querelare chi gli dava dell’antisemita. Non solo perché ha vinto in due gradi di giudizio, ma perché l’accusa di antisemitismo è troppo grave per usarla a sproposito.

Lei cosa chiede? 
Vorrei essere criticato – non calunniato o insultato – ma rispettato. Vorrei semplicemente avere il diritto di dire la mia opinione e potermi confrontare.

Da Il Fatto Quotidiano del 5 novembre 2013 

Brescia - FIACCOLATA DELLA PACE


L' Associazione di Amicizia Italia-Palestina di Brescia, aderisce all’appello dell’AssopacePalestina e delle reti della pace e del disarmo e chiede l’adesione alle autorità cittadine, a tutti i democratici, alle associazioni di solidarietà, alle forze politiche democratiche, alle organizzazioni dei lavoratori, alle varie comunità della città, al movimento degli studenti, agli organismi di base e a tutte le realtà interessate alla pace di partecipare 

MERCOLEDI 16 LUGLIO ORE 21 PIAZZA LOGGIA
                     alla Fiaccolata di pace
          che si svolgerà in ogni città italiana

AssopacePalestina, e Rete della Pace e rete Italiana per il Disarmo fanno un appello per fare una fiaccolata in tutte le città italiane Mercoledì 16 Luglio

MAI PIU’ VITTIME! PER PACE, LIBERTA’, GIUSTIZIA IN PALESTINA E ISRAELE 
Chiamiamo uomini e donne che credono nella Pace e nella nonviolenza a mobilitarsi Mercoledì 16 Luglio 2014, organizzando e partecipando nella propria città alla FIACCOLATA per la Pace, la libertà, la giustizia in Palestina e Israele.

Ogni morte ci diminuisce, ogni uomo, donna, bambino ucciso pesa sulle nostre coscienze.

Vogliamo vedere i bambini vivere e crescere in pace non maciullati da schegge di piombo.

CHIEDIAMO:
  • che cessino immediatamente il fuoco, le rappresaglie e le vendette di ogni parte,;
  • che la politica e la comunità internazionale assumano un ruolo attivo e di mediazione per la fine dell’occupazione militare israeliana e la colonizzazione del territorio palestinese, per il rispetto dei diritti umani, della sicurezza e del diritto internazionale in tutto il territorio che accoglie i popoli israeliano e palestinese;
  • che il governo italiano si attivi immediatamente affinché il nostro Paese e i Paesi membri dell’Unione Europea interrompano la fornitura di armi, di munizioni, di sistemi militari, come pure ogni accordo di cooperazione militare con Israele;
  • che il nostro governo, oggi alla Presidenza dell’Unione Europea, assuma questi impegni con determinazione e coraggio.
Prime adesioni:
RETE DELLA PACE
ACLI, ADL, AGESCI, ANSPS, Associazione di Cooperazione e di Solidarietà Internazionale AOI, Archivio Disarmo, ARCI, Arci Bassa Val di Cecina, Arci Verona, ARCS, ASC, Associazione Perugia Palestina, Associazione per la Pace di Modena, Associazione per la Pace Nazionale, AssoPacePalestina, AUSER Nazionale, CGIL Nazionale, CGIL Verona, CNCA, Comunità araba siriana in Umbria, Comunità Palestinese, Coordinamento Comasco per la Pace, Coordinamento per la Pace in Comune Milano, Encuentrarte, Fiom Cgil, Focsiv, Fondazione Angelo Frammartino Onlus, Fondazione culturale responsabilità Etica, IPRI – Rete CCP, Ipsia, Lega per i Diritti dei Popoli, Legambiente, Link2007 Cooperazione in Rete, Link – Coordinamento Universitario, Lunaria, Mezza Luna Rossa palestinese, MIR, Movimento europeo, Movimento non violento, Nexus Emilia Romagna, Per il mondo onlus, Peacewaves, Piattaforma ong MO, Rete degli Studenti Medi, Rete della Conoscenza, Rete della pace umbra, Tavola della Pace Valle Brembana, Tavola pace val di Cecina, Tavola Sarda della Pace, Tavola della Pace di Bergamo, U.S. ACLI, UDS, UDU, Uisp, Un ponte per…, Ventiquattro marzo Onlus.
RETE ITALIANA PER IL DISARMO
ACLI – Archivio Disarmo – ARCI – ARCI Servizio Civile – Associazione Obiettori Nonviolenti – Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII – Associazione per la Pace – Assopace Palestina – Beati i costruttori di Pace – Campagna Italiana contro le Mine – Centro Studi Difesa Civile – Conferenza degli Istituti Missionari in Italia – Coordinamento Comasco per la Pace – FIM Cisl – FIOM Cgil – Fondazione Culturale Responsabilità Etica – Gruppo Abele – Libera – Movimento Internazionale della Riconciliazione – Movimento Nonviolento – OPAL – OSCAR Ires Toscana – Pax Christi – PeaceLink – Un ponte per..

Grazie per un riscontro veloce in modo da poter organizzare l’iniziativa in così poco tempo

Associazione di Amicizia Italia-Palestina


Alfredo tel  338-4982543

domenica 18 novembre 2012

Raid su Gaza, strage di bimbi L´Onu: cessate il fuoco subito

GUERRA IN MEDIORIENTE. La giornata più sanguinosa nella Striscia, 100 missili sul Neghev. Trattativa in corso al Cairo
Undici bambini uccisi nei raid Distrutti i centri stampa di Gaza Trentamila soldati già sul confine Tel Aviv: tregua dopo stop ai razzi
  
TEL AVIV
Il quinto giorno di raid israeliani per la gente di Gaza è «il giorno della strage degli innocenti»: 11 bambini uccisi in poche ore, su 29 morti in totale nella giornata.
L´aviazione d´Israele promette un´azione «chirurgica». Ma le vittime civili sono già decine. E ieri è stata la giornata più sanguinosa dall´inizio dell´offensiva: nel solo rione Nasser, di Gaza City, una famiglia di 11 persone (sei bambini, quattro donne e un anziano), gli Aldalu, è scomparsa sotto le macerie della palazzina in cui abitava, centrata da un missile. Altri quattro piccoli sono tra i «danni collaterali» delle ore precedenti: due nel nord della Striscia, una nel campo profughi di al-Shati (Tasneem, 9 anni, uccisa con il papà), e un bebè, Eyad, di appena 18 mesi, in un altro campo profughi, quello di al-Bureji. Il totale dei morti palestinesi da mercoledì è salito a oltre 70, con almeno 650 feriti.
Il segretario generale dell´Onu Ban Ki-moon è «profondamente addolorato» per la strage della famiglia Aldalu: «Tutto questo deve finire», tuona chiedendo «un immediato cessate il fuoco». «L´acuirsi della crisi aumenterà inevitabilmente la sofferenza della popolazione civile, e questo deve essere evitato». Ban Ki Moon arriverà oggi al Cairo per incontrare il ministro degli Esteri egiziano, il premier e il presidente Mohamed Morsi. In seguito è atteso anche in Israele e nei Territori palestinesi.
«Non avvicinatevi ai santuari di Hamas», ha intimato intanto Israele agli abitanti della Striscia, inserendosi sulle frequenze della radio Al Aqsa, vicina a Hamas. Ma i miliziani e i loro arsenali si celano anche nelle scuole, nelle moschee, fra gli impianti sportivi. Tra i più di 50 obiettivi centrati dall´aviazione israeliana, anche due edifici che ospitavano uffici di diverse emittenti, locali e internazionali, con otto feriti segnalati. Chi può se ne va, qualcuno ha raggiunto l´Egitto, il Sinai del nord. Ma chi vive nelle zone più vicine al territorio israeliano non ha nemmeno questa possibilità.
Anche su Israele solo ieri sono piovuti altri 100 razzi, su tutte le città del sud, da Ashdod a Beer Sheva, da Ashqelon a Ofakim ed altre, con feriti (sette, secondo i media), gente traumatizzata, scuole chiuse e sirene in allarme continue. Mentre la paura è tornata anche a Tel Aviv, dove due razzi sono stati intercettati dalle batterie difensive del sistema Iron Dome.
Il sud, alle porte di Gaza, resta intanto presidiato da 30.000 soldati israeliani in attesa di un ordine per entrare nella Striscia. Ordine che sembra poter arrivare da un momento all´altro, come confermano le fonti militari .
I NEGOZIATI. La tregua è affidata alla trattativa «a oltranza» al Cairo. I colloqui si tengono nella sede dei servizi segreti egiziani. In serata il presidente egiziano Mohammed Morsi ha incontrato la delegazione di Hamas guidata da Khaled Meshaal e quella della Jihad islamica. Hamas ha fatto sapere che le sue condizioni sono la rimozione del blocco a Gaza e l´alt alle uccisioni dei suoi dirigenti, riprese il 14 con quella del comandante della sua ala militare, Ahmed Al-Jabaari e proseguite anche oggi con quella del «responsabile dei lanci» dalla Striscia, Yihia Abbia. Da Tel Aviv il presidente Shimon Peres sostiene la mediazione egiziana, accusando Hamas di volerla boicottare. Il ministro degli esteri Avigdor Lieberman, pone la condizione che da Gaza smantellino i lanciarazzi puntati contro Israele. Lieberman ha incontrato il suo omologo francese Laurent Fabius, impegnato per disinnescare la crisi. Anche Londra interviene: un´invasione di terra israeliana «sarebbe difficile da sostenere» avverte il ministro degli esteri britannico William Hague.
Oggi arriverà il portavoce del Quartetto, Tony Blair, forte anche dell´appello dei ministri degli Esteri Ue per uno stop dell´escalation di violenze. Mentre martedì arriverà nella Striscia una delegazione della Lega araba guidata dal segretario generale Nabil el Araby,mentre continuano le manifestazioni anti-israeliane nel mondo musulmano. 
 
dal BresciaOggi 
 
COMUNICATO DEI COOPERANTI ITALIANI A GAZA dopo le parole dell'infame ministro Terzi

Siamo al quinto giorno di attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza.
Scriviamo questo comunicato nel mezzo del suono incessante dei bombardamenti, che proseguono ininterrottamente giorno e notte, tenendoci svegli e nel terrore assieme a tutta la popolazione di Gaza. Sentiamo sulle nostre teste il rumore continuo
dei droni e dei caccia F16 che sorvolano il cielo della Striscia. Ogni attacco di questa offensiva militare indiscriminata e sproporzionata riaccende i terribili ricordi di Piombo Fuso. Al momento le strade di Gaza, solitamente caotiche e affollatissime, sono surrealmente deserte, la gente non può far altro che cercare rifugio nelle proprie case.

L’esercito israeliano con l’operazione militare “Pilastro della Difesa” sta colpendo tutta la Striscia di Gaza, spesso in aree densamente popolate mettendo a rischio la vita dell’intera popolazione civile.
Da mercoledì 14 novembre le forze aeree israeliane hanno condotto più di 1000 bombardamenti, decine di attacchi dalle navi militari, portando a 50 il numero dei morti, di cui 13 bambini e 4 donne. Circa 500 persone sono state ferite dagli attacchi, l’80% dei quali sono civili e molte sono in condizioni critiche. Nella notte del 18 novembre sono stati bombardati gli uffici dei principali organi di informazione palestinesi, un gravissimo attacco deliberato alla stampa e all’informazione che ha causato il ferimento grave di sei giornalisti.

Il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha dichiarato che l’escalation è iniziata con un’"enorme offensiva partita da Gaza" a cui Israele avrebbe legittimamente risposto con una reazione “molto dura, anche se ampiamente anticipata". Ha inoltre affermato che "è necessaria e urgente un'azione che riduca le tensioni, dia sicurezza a Israele e restituisca un minimo di tranquillità alla Striscia di Gaza".

Non possiamo condividere queste posizioni.
Le ostilità sono cominciate giovedì 8 novembre con l’incursione via terra dell’esercito israeliano a est di Khan Younis che ha causato la morte di Hamid Abu Daqqa, un adolescente di 13 anni che giocava a pallone davanti casa.
Quella israeliana non è una “dura reazione” ma piuttosto un’offensiva indiscriminata che colpisce principalmente la popolazione civile di Gaza, soggetta da sempre alle incursioni via terra, mare e aria sul suo territorio.
I bombardamenti di cui siamo testimoni in questi giorni colpiscono una popolazione imprigionata dal blocco israeliano, illegale secondo il diritto internazionale umanitario, che da cinque anni impedisce il movimento delle persone e isola quasi completamente la Striscia di Gaza dal resto del mondo.

Il lancio di circa 400 razzi dalla Striscia di Gaza ha causato 3 vittime tra i civili israeliani. Condanniamo ogni attacco nei confronti dei civili. Non possiamo accettare che il Governo Italiano parli di piena sicurezza da un lato e di un “minimo di tranquillità” dall’altro. Crediamo però che anche la popolazione di Gaza così come quella israeliana abbia diritto ad una piena sicurezza e alla massima tranquillità. Ciò può essere possibile solo con la fine dell’assedio e dell’occupazione, con il pieno rispetto dei diritti umani e della dignità del popolo palestinese.

Ci appelliamo al governo italiano e alla comunità internazionale affinché si adoperino per mettere fine a questa aggressione illecita contro i civili palestinesi.

I cooperanti italiani presenti a Gaza


alcune FOTO (molto CRUDE) dal WEB