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venerdì 29 aprile 2016

Palestina - In memoria di Mohammed Wasim Moaz



In memoria di Mohammed Wasim Moaz, l'ultimo pediatra di Aleppo, ucciso da un bombardamento sull'ospedale. Da oggi tanti bambini non hanno più cura e speranza. Un giorno nero per l'umanità.

domenica 13 marzo 2016

Report: 12 marzo, 30 piazze dicono no alla guerra e alla Nato -http://www.retedeicomunisti.org
















Roma
ARoma quasi cinquecento persone hanno manifestato nel quartiere di Cinecittà nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra e la militarizzazione. La manifestazione è iniziata a Piazza dei Consoli intorno alle 16, e poi dalle 16.30 i rappresentanti delle forze promotrici hanno cominciato a spiegare i motivi della mobilitazione.
In particolare i partiti, le organizzazioni politiche, sociali e sindacali, gli attivisti del movimento No War, delle realtà territoriali e di alcune comunità immigrate hanno denunciato il coinvolgimento del nostro paese in una missione militare in Libia, l’ennesima, che pur giustificata da una copertura umanitaria e di lotta al terrorismo jihadista in realtà mira esplicitamente a ristabilire il pieno controllo delle potenze occidentali e delle multinazionali del petrolio e del gas sul paese nordafricano, mandato letteralmente in frantumi dall’intervento militare del 2011 che ha creato le condizioni per la tribalizzazione della Libia e per l’affermazione di gruppi e milizie fondamentaliste. In molti tra gli interventi hanno ricordato il ruolo che nell’operazione militare avrà il regime egiziano, in queste settimane nell’occhio del ciclone per l’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni e per le sempre più strette relazioni con il regime israeliano. Il quartiere di Cinecittà, hanno spiegato gli attivisti ai passanti e agli abitanti della popolosa zona di Roma, è stato scelto dalle organizzazioni no war perché ospita il COI, quel Comando Operativo Interforze al quale il complesso meccanismo bellico ha affidato il coordinamento della missione in Libia. Una base militare così importante, hanno spiegato gli organizzatori della manifestazione, non potrà che essere considerata un obiettivo militare da parte delle organizzazioni colpite in Libia, rischiando di coinvolgere in una eventuale rappresaglia gli abitanti del quartiere. Dopo gli interventi intorno alle 17.30 il presidio si è trasformato in un corteo che ha percorso le strade di Cinecittà per concludersi davanti alla sede del locale Municipio.


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Bologna
A Bologna alcune centinaia di pacifisti, attivisti della campagna EUROSTOP, militanti di diverse organizzazioni politiche e sociali tra cui Rete dei Comunisti, Rossa, PRC, PdCI, lavoratori e disoccupati organizzati in USB e As.I.A., studenti e precari della campagna Noi restiamo e di altri collettivi universitari hanno sfilato ieri per la città al grido di "Basta Guerra. Fuori l'Italia dalla NATO". La manifestazione a Bologna ha sfilato da via del Pratello con l'intenzione di dirigersi verso la caserma Mameli, sede della brigata aeromobile Friuli impegnata in diversi contesti di guerra. All'arrivo del corteo un imponente schieramento di forze dell'ordine in assetto antisommossa ha sbarrato la strada ai manifestanti che non si sono però arresi dando vita ad una contestazione con cori e fumogeni. Il corteo è poi proseguito verso il centro cittadino arrivando in Piazza Maggiore, dove parallelamente si teneva il presidio dei pacifisti cattolici contro la guerra. Una dimostrazione, quella di ieri, che mette il punto sulle responsabilità del governo a guida PD di fronte agli scenari di guerra sempre più inquietanti, e sulla volontà di far crescere un fronte ampio contro il coinvolgimento dell’Italia.

Comunicato Piattaforma Sociale Eurostop Emilia Romagna sulla mobilitazione a Bologna
Un corteo di circa 300 persone si è snodato oggi per le vie di Bologna bloccandone le principali arterie per porre all’ordine del giorno la pericolosa escalation delle “trombe di guerra”  sulla Libia.
Da più fronti infatti, il Governo italiano è  incitato e vezzeggiato per accelerare un intervento militare massiccio sul suolo libico: dalle pressioni dei governi esteri, agli interventi a mezzo stampa di docenti universitari, giornalisti e opinion-maker, fino ad arrivare all’endorsement bellico del Presidente della Repubblica emerito, Giorgio Napolitano.
Questa narrazione a reti unificate ha nuovamente confezionato un nemico prêt-à-porter che ha avuto gioco facile nel proliferare in una Libia tribalizzata e privata di un potere statale effettivo dal precedente intervento militare occidentale.
Naturalmente, dopo aver creato un nemico esterno, diventa necessario crearne uno interno, perché la guerra si combatte su due fronti: quello esterno, fatto di bombe, droni, armi non-convenzionali e massacri di civili inermi, e quello interno, dove la campagna per l’intervento militare dev’essere totale e totalizzante e dove ogni voce di dissenso dev’essere annientata.
Così chi contesta Panebianco è un “fascista” che non rispetta la “libertà d’espressione”, così per un corteo contro la guerra e le spese militari si mobilita la scorta di una dozzina di camionette, si blindando le “vie dello shopping”, in modo che il consumatore non sia infastidito, in modo che le voci di dissenso siano cancellate e bollate di “estremismo”. Ebbene, per noi tutti l’intollerabile estremismo è vivere una guerra che dura da 25 anni, è vedere spendere miliardi di euro in aerei, bombe, basi e impianti militari, mentre sempre più persone restano senza casa, senza lavoro, senza istruzione, senza assistenza sanitaria. Oggi siamo scesi in piazza in tanti e tante, non solo a Bologna ma in tutta Italia, per ribadire che l’ennesimo saccheggio di un territorio, l’ennesima spoliazione delle sue ricchezze, l’ennesimo massacro della sua popolazione, non passerà sotto silenzio, ma potrà incontrare la viva e ferma opposizione di tutti quei settori sociali che sono esasperati da una crisi che li costringe a vivere in condizioni di vita sempre più precarizzate. Combatteremo contro questa come contro ogni altra guerra, convinti che il nostro unico e vero nemico è il regime di austerità e di spoliazione dei diritti democratici che porta il nome di Unione Europea.
FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA!
FUORI LA GUERRA DALL’ITALIA!
FUORI L’ITALIA DALLA NATO!
FUORI LA NATO DALL’ITALIA!
Piattaforma Sociale EuroStop Emilia-Romagna

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Camp Darby
Nella giornata nazionale di mobilitazione contro la guerra, in Toscana oltre 300 persone si sono mobilitate per il presidio contro la base USA di Camp Darby.
Oltre che da Pisa e Livorno, nei cui territori si estende la base, in molti sono arrivati da diverse città della Toscana. Erano presenti folte delegazioni da Firenze, Viareggio, Siena, Arezzo, Piombino, Massa, Lari e tante altre località, dove partiti, sindacati di classe, centri sociali e associazioni, tra cui la comunità curda, hanno condiviso l’appello lanciato prima da Eurostop e poi dall'ampio spettro di forze promotrici a livello nazionale del 12 Marzo come giornata di mobilitazione contro la guerra, trasformando l’appuntamento di fronte alla base in una scadenza di carattere regionale.
Dopo un’introduzione incentrata sul percorso che ha portato alla giornata di oggi, un suo inquadramento all'interno della tendenza alla guerra generalizzata (richiamando il fatto che siamo da ormai 25 anni impegnati in guerre di rapina, dall'Iraq, alla Jugoslavia, dall'Afghanistan alla Siria, sino a tornare nello scenario libico dopo le devastazioni del 2011), si sono susseguiti numerosi interventi. Pur con le inevitabili differenze nell'analisi degli scenari internazionali, le varie realtà presenti hanno evidenziato la pericolosità di una competizione globale tra imperialismi sempre più feroce, nella quale operano diversi e nuovi attori, rendendo la fase attuale diversa e più complessa da tutte le precedenti. Alla guerra esterna, si aggiunge quella interna, a danno delle classi lavoratrici, con il taglio della spesa sociale a favore di quella militare, le restrizioni alla libertà in una democrazia ormai svuotata di senso data l'obbedienza totale del nostro governo ai diktat della Troika e ai comandi NATO.
Analisi che evidenziano la coesione attorno ad alcuni punti fondamentali, tra realtà ancora disposte a mobilitarsi contro la guerra su un terreno di coerente pacifismo e antimperialismo, base potenziale per la ricostruzione di un tessuto connettivo capace di ridar vita ad movimento di massa antimilitarista nella nostra regione come in tutto il paese.
Alcuni interventi, tra cui quello della Rete dei Comunisti e di Eurostop Toscana, hanno messo l'accento sul carattere imperialista del polo europeo in costruzione, che nei complessi e mutevoli scenari di conflitto si muove in una dialettica di alleanza/competizione con l’imperialismo statunitense, come dimostrano le recenti dichiarazioni di Obama contro la Francia, l'Inghilterra e la stessa Italia in merito all’aggressione militare in Libia nel 2011.
I numerosi striscioni appesi alle reti della base come quelli dell’Associazione La Rossa di Lari, dell’Associazione Italia Cuba, della comunità curda, di Eurostop, di sinistra contro l’euro e di altre realtà, evidenziavano il ruolo di Camp Darby come base di morte, il legame tra la guerra contro i lavoratori e le classi popolari e la guerra imperialista e di rapina, mentre lo striscione della Rete dei Comunisti lanciava la parola d'ordine della rottura dell'Unione Europea.
Un successo, dunque, che dovremo essere capaci di capitalizzare ed estendere già dalle prossime settimane, verso la ricostruzione di un movimento di massa contro la guerra che possa arginare una tendenza al conflitto generalizzato in cui siamo immersi, prima che sia troppo tardi.


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Vicenza
A Vicenza l'iniziativa del 12 marzo si è articolato in tre distinti momenti. Alle 10 e 30 circa 200 compagni hanno dato vita ad un presidio di fronte alla caserma Ederle, la base USA che ospita i paracadutisti della famigerata 173ª brigata dell'esercito nordamericano, impegnata nell'occupazione dell'Iraq e dell'Afganistan e che recentemente è stata utilizzata in appoggio al regime fascista ucraino (a Leopoli nel 2014, nel corso dell'esercitazione Rapid Dragon). Dalla Ederle ci si è spostati verso il centro di Vicenza con un corteo di auto che ha fatto sosta nella zona degli istituti professionali per un comizio e un volantinaggio di massa e infine ha dato vita ad un secondo presidio di fronte alla caserma Chinotto che ospita il comando della Forza di gendarmeria europea a cui partecipano gli eserciti di Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Romania e Polonia.

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Napoli
Oltre un centinaio di attivisti hanno presidiato la base NATO di Giugliano/Lago Patria. L'insediamento NATO di Giugliano/Lago Patria, che ha sostituito quello storico di Bagnoli, è sede dei centri di comando, controllo e pianificazione dell'attivita dell'alleanza atlantica nell'area Sud del Mediterraneo. Una funzione centrale in questo scorcio dell'interventismo bellico in atto in Medio Oriente e nella fascia Nord Africana. Striscioni dell'Unione Sindacale di Base, della Rete dei Comunisti, bandiere del PRC e la presenza di numerosi militanti delle associazioni No War hanno animato il presidio che ha avuto un significativo rilievo nelle edizioni dei tg Rai regionali.


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Val Susa
Anche la Val Susa si è mobilitata ieri nella giornata nazionale contro la guerra. Oltre un centinaio di persone, ritrovatesi al campo sportivo di Giaglione, ha manifestato lungo la strada che porta al cantiere TAV della Val Clarea a Chiomonte, trovando peraltro la strada sbarrata da una barriera new jersey a debita distanza dal cantiere. Gli interventi dei partecipanti hanno sottolineato la necessità di ricostruire un movimento di massa contro la guerra e il collegamento esistente tra la guerra portata all’esterno dalle potenze occidentali e quella combattuta all’interno dei territori europei, con attacchi ai diritti dei lavoratori, politiche securitarie e crescente militarizzazione dei territori.

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Catania
A Catania quasi un centinaio di compagni e compagne di vari partiti e organizzazioni ha partecipato al presidio convocato davanti alla Prefettura. Tra le rivendicazioni c'è quella che ha animato le manifestazioni di tutta Italia, ossia il no deciso alla guerra, all'intervento italiano in Libia e la richiesta di uscita dell'Italia dalla Nato. Necessari i riferimenti alla militarizzazione del territorio e al vicino Muos, contro il quale, quasi contemporaneamente, i comitati No Muos manifestano nel pomeriggio a Niscemi.

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Ghedi (Brescia)
Davanti alla base militare di Ghedi - che ospita anche testate nucleari statunitensi - hanno manifestato ieri circa 200 persone arrivate da Brescia e da altre località. Tra gli interventi quello di Giorgio Cremaschi che ha ricordato gli elementi principali della piattaforma di forze politiche, sociali, sindacali e territoriali che ha dato vita all’importante mobilitazione di ieri. La manifestazione ha visto l'adesione al messaggio «Fuori l'Italia dalla Nato e da tutti gli altri organismi guerrafondai» di un lungo elenco di associazioni e partiti, da Prc al Centro sociale 28 Maggio, dal Comitato spontaneo contro le nocività all'Osservatorio permanente sulle armi leggere, e ancora il Coordinamento Antirazzista e antifascista della ValTrompia, Movimento Nonviolento, comitato antisfratti, Eurostop.



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Viterbo
In occasione della giornata di lotta contro la guerra che si e' svolta sabato 12 marzo 2016 in molte citta' italiane anche a Viterbo si e' tenuta una iniziativa di riflessione e testimonianza promossa dal "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani". L'iniziativa si e' aperta con un minuto di silenzio in ricordo di tutte le vittime delle guerre e del terrorismo, del razzismo e dello schiavismo, del colonialismo e dell'imperialismo. Nel corso dell'incontro è intervenuto il responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini, che ha riassunto le ragioni dell'impegno per la pace, i diritti umani e la difesa dell'ambiente, e le ragionevoli e decisive proposte dei movimenti nonviolenti per la liberazione dell'umanità da tutte le oppressioni.
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Gaeta


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Bari

GHEDI, NO GUERRA-NO NATO 12 MARZO 2016


11 h ·
GHEDI, NOGUERRA-NONATO 12 MARZO 2016
Video 2 di 3 della manifestazione a Ghedi.
La manifestazione «Donne e uomini contro le guerre» ha visto l'adesione al messaggio «Fuori l'Italia dalla Nato e da tutti gli altri organismi guerrafondai» di un lungo elenco di associazioni e partiti, da Prc al Centro sociale 28 Maggio, dal Comitato spontaneo contro le nocività all'Osservatorio permanente sulle armi leggere, e ancora il Coordinamento Antirazzista e antifascista della ValTrompia, Movimento Nonviolento, comitato antisfratti, Eurostop.
GHEDI, NOGUERRA-NONATO 12 MARZO 2016 Video 2 di 3 della manifestazione a Ghedi. La manifestazione «Donne e uomini contro le guerre» ha visto l'adesione al me...
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mercoledì 27 gennaio 2016

GIORNATA DELLA MEMORIA - Per non dimenticare...

Il 27 Gennaio del 1945 venivano aperti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e tutto il mondo veniva a conoscenza degli orrori dell'Olocausto.
"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" -
 Primo Levi

 

Ilmgiorno della memoria.....CORTA!


A voi che oggi fingete di ricordare: la memoria non si commemora, si esercita.


A voi che oggi fingete di ricordare: la memoria non si commemora, si esercita.
Ma esattamente dove sono le istruzioni per festeggiare una “giornata della memoria” come quella di questo 27 gennaio dell’anno 2016 facendo finta di niente? Ma davvero oggi risulta potabile e possibile citare Primo Levi fingendo di non sapere quanto sia tradito nelle chiacchiere da bar, tra i commenti che galleggiano nel web, nei giudizi immorali passati come scherno? Esattamente oggi cosa insegnerete ai vostri figli voi che non vi siete ancora puliti della bava sputata contro qualcuno? Davvero riuscirete a dirgli che un tempo è successo che un popolo sia stato giudicato per la razza, la provenienza e la cultura e sia stato dichiarato colpevole di esserci, di esistere, di occupare spazio geografico, economico e sociale?
december-1938

Un sondaggio tra gli studenti Usa del ’38: Dovremmo accogliere i rifugiati ebrei? No 68,8%

Spiegherete ai vostri figli che, coperti dall’indifferenza vigliacca della maggioranza, pochi sono riusciti ad ambire alla cancellazione di un intero popolo? Esattamente, oggi, per questa giornata della memoria che è diventata un traino per la cinematografia e letteratura del settore, chi ci promettiamo di ricordare? Gli ebrei ammazzati perché ebrei, i siriani perseguitati perché infedeli, gli annegati annegati perché non europei, i palestinesi perché palestinesi? Chi tra questi? Ma che differenze troverete per evitare ai vostri figli l’occasione di un’associazione di idee tra una deportazione su ferro e una deportazione via mare? Chi sono gli aguzzini? Chi sono gli indifferenti? Chi sono i politicamente vigliacchi?
La memoria non si commemora. La memoria si esercita. E ci vuole il fisico per esercitarla: una mente allenata a nuotare controcorrente, un cuore duro abbastanza per essere buono, braccia forti, schiena diritta e un olfatto pronto ad annusare. “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria” scriveva Primo Levi. Leggendolo davvero vi sentite assolti?
La demolizione di un uomo è un cantiere sempre aperto che ripropone gli stessi errori in tutte le epoche in cui ritorna: la ghettizzazione di un popolo su basi razziali; l’insensibilità se non il fastidio per il lamento di qualcuno, raccontandolo come lagna inutile perché senza soluzioni a disposizione; la ferocia condonata in nome dell’autopreservazione; una calcolata sciatteria nel dare le informazioni; il convincimento generale di attraversare un periodo critico che richieda soluzioni estreme e che blandisca gli egoismi; la costruzione quotidiana di un fastidio, una sgradevolezza da non celare verso qualcuno, tutti i giorni, tutto il giorno, sempre lui; un’iperbolica apprensione per le disgrazie della nostra razza per sembrarci e sembrare comunque abili alla solidarietà; l’accettazione di una scala di priorità basata non sui bisogni ma su chi ne ha bisogno; una generalizzata convergenza nel ritenere prioritari i più vicini, primo germe di un familismo spacciato per federalismo oppure lo sdoganamento della formula “erano altri tempi” per tragedie che sono umane, mica temporali.

Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi il camino, addirittura, sono riusciti a farlo sotto il mare.

Buona giornata della memoria. E buona memoria applicata, se ci riesce.

 http://www.left.it

martedì 5 gennaio 2016

25 ANNI DI GUERRA SONO DAVVERO TROPPI ORA BASTA!



Venerdi 8 gennaio alle ore 21  presso il Centro Sociale 28 maggio di Rovato in via Europa 54

iniziativa contro la GUERRA e L’AUSTERITA’.

Interverranno:

GIORGIO CREMASCHI,
DAFNE ANASTASI
 DINO GRECO

INVITIAMO TUTT# ALLA MOBILITAZIONE

A tutte le organizzazioni che rifiutano la guerra,  gli interventi militari del governo italiano, Il mercato delle armi.
SE 25 ANNI DI GUERRA VI SEMBRANO POCHI

A tutte e tutti coloro che rifiutano la guerra gli interventi militari il commercio delle armi

Il 16 gennaio 2016 saranno esattamente 25 anni dai primi bombardamenti USA nella prima guerra d'Iraq, con i quali si è dato avvio a quella terza guerra mondiale a pezzi di cui ha parlato Papa Francesco. Questa guerra giustificata per esportare la democrazia e combattere il terrorismo è invece cresciuta su se stessa trascinando tutto il mondo in un piano inclinato che non pare avere fine. La guerra non è la risposta al terrorismo, che invece alimenta, ma viene generata da sporchi interessi per sporchi affari, dallo scontro sulle fonti energetiche, dai conflitti di potenza, dalla vendita delle armi. Tutto questo mentre dilagano e si accrescono ingiustizia sociale, miseria, fame, emarginazione e oppressione, neocolonialismo, che fanatismo e terrorismo usano per i loro progetti reazionari.

L'Isis è una creatura dell'Occidente e degli attuali regimi turco e saudita forse sfuggita di mano ai creatori, e dietro la guerra al Califfato  dilaga lo scontro tra sunniti e sciti in tutto il Medio Oriente, scontro che se non fermato può davvero portare ad un conflitto di proporzioni devastanti.

Intanto restano irrisolte, anzi si aggravano le due principali ingiustizie del Medio Oriente, la negazione del diritto al popolo palestinese di avere un suo libero stato e l'oppressione e divisione analoga verso il popolo curdo.

Dopo 25 anni di disastri della guerra sarebbe ragionevole dire basta, invece dopo le stragi terroriste di Parigi si vuole portare l'Europa ad una furia bellicista che porterà solo nuovi danni e nuovi lutti. C'è un legame oramai evidente  tra la grande crisi economica e la guerra. Per questo la guerra ha molte facce e molti fronti, inclusi quelli che stanno portando allo stato d'emergenza e alla restrizione della democrazia in molti paesi.

Spesso la risposta bellica agli attentati ha fini elettorali interni ai paesi. Così si adottano misure autoritarie e liberticide che colpiscono al cuore le democrazie europee, già piegate da anni di politiche di austerità e di controriforme autoritarie. Lo stato di emergenza in Francia non colpisce il terrorismo ma i diritti civili e sociali, e prefigura gli orrori di una Guantanamo europea .

L'Unione Europea che impone politiche di massacro sociale nel nome della riduzione del debito, ora autorizza a superare i vincoli del rigore per le spese di guerra. Un ospedale non si può costruire in deficit, ma un carro armato sì. E, mentre i migranti sono vittime delle “nostre guerre”,  la politica di guerra li usa per alimentare lo spirito securitario e xenofobo che colpisce migranti quanto ogni forma di dissenso.

In Italia da tempo i governi violano l'articolo 11 della Costituzione e il nostro paese è  sempre più coinvolto nella guerra, con la vendita di armi alle monarchie reazionarie del Golfo, con le truppe in Afghanistan, con l’invio di 450 militari italiani in Iraq a difesa di interessi privati, con l'annuncio dell'invio di migliaia di soldati in Libia.

Bisogna dire basta alla guerra e alle politiche di guerra, che stanno trascinando il mondo sul piano inclinato che porta al disastro finale.

BISOGNA FINALMENTE RISPETTARE L'ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE,  L'ITALIA  RIPUDI LA GUERRA E LE POLITICHE NEOCOLONIALI.

ESSERE NEUTRALI NELLA GUERRA E CONTRO LA GUERRA È IL SOLO MODO DI AGIRE PER FAR FINIRE LA GUERRA

VOGLIAMO:

-Il ritiro immediato delle truppe e l'annullamento di tutte le missioni militari italiane in scenari di guerra. La cancellazione dell'acquisto degli F35 il taglio delle spese militari la fine dello sporco commercio delle armi.

-La fine degli interventi militari,  dei bombardamenti, dell'ingerenza esterna e dell'ipocrita esportazione della democrazia. Invece della concorrenza tra i bombardieri è necessario un confronto politico che porti ad un accordo  tra tutti gli stati coinvolti nella guerra in Medio Oriente, Solo così si isola è sconfigge il terrorismo Isis.

-La fine della NATO che non ha più alcuna giustificazione se non in una logica perversa di guerra mondiale e in ogni caso l'uscita da essa dell'Italia.

-La fine della politica coloniale d'Israele , la restituzione dei territori occupati a un stato libero di Palestina. L'autodeterminazione per il popolo curdo.

-Accoglienza e dignità per i rifugiati e i migranti.

IL 16 GENNAIO 2016 MANIFESTIAMO A ROMA E MILANO CONTRO LA GUERRA E LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA GUERRA PER I DIRITTI DEI POPOLI E PER LA DEMOCRAZIA

25 ANNI DI GUERRA SONO DAVVERO TROPPI ORA BASTA!

IL COORDINAMENTO NAZIONALE DELLA PIATTAFORMA SOCIALE EUROSTOP

sabato 19 dicembre 2015

La fame nel mondo......


l'1% della popolazione mondiale si arricchisce con le guerre, il 99% subisce il risultato delle loro guerre, direttamente o indirettamente.
E a chi crede di essere immune da tutto questo, ricordatevi che nel sistema capitalista il passaggio dal benessere alla povertà è un attimo.

martedì 17 febbraio 2015

Venezuela. L’aereo dei golpisti è della Blackwater

Redazione Contropiano
Stando alle informazioni che si vanno accumulando sul tentato colpo di stato in Venezuela, emerge un dettaglio certamente non secondario. L’areo Super Tucano che i golpisti avevano equipaggiato per effettuare bombardamenti sulla capitale Caracas, sarebbe di proprietà della società statunitense di contractors  Blackwater.  La famigerata società di mercenari e sicurezza, ha cambiato recentemente nome dopo le polemiche sulla sua presenza e i suoi interventi in Iraq dopo l’invasione Usa ma anche in Colombia.  Adesso la società si chiama Academy ed è stata una sua società collegata – la EP Aviation Llc – ad acquistare e registrare l’aereo Super Tucano, prodotto dalla brasiliana Embraer, che avrebbe dovuto bombardare alcuni luoghi strategici di Caracas.
Il Super Tucano è bianco ed è identificato con il numero  N314TG.Attualmente è iscritto alla Tactical Air Support Inc., un'altra società di sicurezza privata con sede statunitense nella città di Reno, nel Nevada. Secondo le autorità venezuelane, Il tenente José Antich Zapata, istruttore pilota del velivolo Super Tucano, sarebbe "il collegamento tra i golpisti con l'Ambasciata degli Stati Uniti". Avrebbe chiesto un visto per se e per altri partecipanti al tentato colpo di stato. Fonti del governo venezuelano denunciano poi che altri due organizzatori del tentato golpe – uno identificato come “Alias Guillermo” e ritenuto il finanziatore del piano denominato “Golpe Azzurro”, l’altro  il tenente Eduardo Figueroa Marchena – si troverebbero a Panama.
Il piano golpista era previsto che scattasse il 12 febbraio dopo la diffusione di un video che annunciava la rivolta delle Forze Armate e la pubblicazione di un manifesto che lanciava un appello per un governo di transizione. Subito dopo un aereo – il Super Tucano appunto – avrebbe dovuto bombardare la commemorazione della Battaglia della Vittoria ed alcune sedi istituzionali situate a Caracas.

martedì 27 agosto 2013

Pronti a bypassare l'Onu

Londra ha già mobilitato l'esercito e richiamato al lavoro il Parlamento. Mosca, Cina e Iran: no all'intervento USA-UE. L'intervento armato «garantito» dalla Convenzione del '93 che mette al bando le armi chimiche. Secondo la Nbc i bombardamenti inizieranno giovedì. il Pentagono è dubbioso. Bonino insiste: niente intervento senza copertura Onu 

 Una decisione entro 48 ore e un'eventuale azione entro 10 giorni. È questa l'ipotesi allo studio nelle
François Hollande ha affermato ieri che una decisione verrà presa «entro la prossima settimana». Il premier britannico David Cameron, che domenica ha avuto una lunga telefonata con Obama, è tornato in anticipo dalle vacanze per presiedere a Londra un consiglio nazionale di sicurezza. Il Labour ha chiesto un dibattito in Parlamento. Il ministro degli esteri, William Hague, ha affermato ieri che di fronte all'impossibilità di un voto favorevole all'intervento al consiglio di sicurezza dell'Onu, a causa dell'opposizione di Russia e Cina, ci potrebbe essere comunque un intervento perché «in caso contrario, sarebbe impossibile rispondere a un tale scandalo», rappresentato dall'uso di armi chimiche. Obama è ancora prudente, teme di ripetere il caso dell'Iraq nel 2003, mentre il senatore John McCain spinge per una «vera» reazione Usa che non ha bisogno di «conferma» da parte dell'Onu. Per Chuck Hagel, segretario di stato Usa, l'intervento potrà essere deciso solo «di concerto» con la comunità internazionale e «nel quadro di giustificazioni legali».
Ma l'idea di una coalizione internazionale senza passare per il via libera dell'Onu fa passi avanti. La legalità sarebbe trovata nel riferimento alla convenzione internazionale che ha messo al bando le armi chimiche nel '93, in reazione al massacro dell'88 a Halabja nel Kurdistan iracheno (già nel '25 l'yprite era stata proibita in seguito all'uso che ne era stato fatto durante la prima guerra mondiale). La Turchia si è detta pronta a partecipare alla coalizione. La Francia, che nei giorni scorsi sembrava molto determinata, ora frena. Laurent Fabius ha parlato di «risposta proporzionata, misurata». Per Fabius «tutte le opzioni sono aperte», l'unica «di cui non tengo è di non fare nulla». Hollande, che questa settimana dovrà fare un discorso proprio sulla politica estera, un anno fa aveva affermato che l'uso di armi chimiche è una «causa legittima» per un intervento diretto. Per il primo ministro Jean-Marc Ayrault, «la comunità internazionale non puo' lasciar passare questo crimine contro l'umanità».
La Germania è sulla stessa lunghezza d'onda: Berlino è pronta ad approvare una eventuale «azione», per il ministro degli esteri Guido Westerwelle, se l'utilizzazione di armi chimiche da parte del regime di Assad si conferma, ci saranno «conseguenze» perché si tratta di un «crimine contro la civiltà». L'Unione europea resta per il momentoestremamente prudente. Ufficialmente, c'è solo un no comment, nell'attesa dei «risultati dell'ispezione dell'Onu». L'alta rappresentante per la politica estera ha smentito William Hague e l'opzione di agire senza il via libera dell'Onu: in visita a Tallin (Estonia) ha ricordato che il sostegno del consiglio di sicurezza è di «importanza capitale». Per Ashton c'è ancora spazio per trovare una "soluzione politica". Emma Bonino, che giovedì sarà a Parigi, è sulla stessa posizione: «Prima di attaccare pensiamo mille volte - ha affermato - le ripercussioni potrebbero essere drammatiche». Una soluzione politica sarebbe negoziare un esilio per Assad o un conferimento del dittatore di fronte alla Corte Penale Internazionale.
Ma prima bisogna stabilire chi ha sparato le armi chimiche. La Russia accusa i ribelli. Ieri, il ministro degli esteri, Serguei Lavrov, ha ancora parlato di «falsificazione» delle prove, accusando l'occidente di «isteria». Mosca ha messo in guardia l'occidente di non commettere un «tragico errore» con un intervento che avrà «conseguenze estremamente gravi» e sarà una «grossolana violazione del diritto internazionale». Lavrov ha però affermato che «Mosca non entrerà in guerra». La Cina ha insistito su una «soluzione politica» invitando ad evitare ogni ingerenza.
Ad Amman c'è stata una riunione, prevista da tempo, dei vertici militari di dieci paesi, che potrebbero prefigurare la prossima «coalizione»: Usa, Gran Bretagna, Francia, Canada, Italia, Germania, Giordania, Arabia saudita, Qatar, Turchia. Nella zona Usa e Gran Bretagna hanno già dispiegato una forza navale considerevole, che potrebbe agire immediatamente, con bombardamenti mirati contro centri militari del regime siriano. La «legalità» sarebbe giustificata come lo fu per l'intervento in Kosovo nel '99 e le modalità di un intervento rapido sarebbe simili a quelle in Libia nel 2011, con missili, senza intervento a terra ufficiale, con sostegno all'opposizione, anche se l'ipotesi è di un'azione più breve nel tempo di quella contro Gheddafi. 
cancellerie occidentali, che attendono il risultato dell'indagine degli esperti Onu sul terreno, iniziata ieri sotto i tiri degli sniper. Con molto scetticismo preventivo: il regime siriano ha dato il via libera all'inchiesta su consiglio russo, ma le prove potrebbero già essere state cancellate dal tempo trascorso dall'attacco chimico del 21 agosto.
 http://www.ilmanifesto.it


mercoledì 30 marzo 2011

giovedì 16 ottobre 2008

La guerra non ha mai senso............

Afghanistan, raid aereo contro civili. La polizia: 18 morti
Donne e bambini uccisi in un attacco aereo delle forze straniere nella provincia di Helmand in Afghanistan. Mentre gli Stati Uniti ammettono di essere in difficoltà: gli sforzi internazionali non stanno portando ai risultati sperati e quindi - dicono da Washington - serve un impegno maggiore per raggiungere la stabilizzazione del Paese.