martedì 24 aprile 2012

Bella Ciao....NON è una canzone di Partito

Sono stati i partigiani ad aver cacciato l'occupazione nazista, riscattato il nostro paese dalla dittatura fascista, costruito la " REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO", ispirato una delle più evolute costituzioni del mondo.
Questo lascito prezioso è oggi messo  radicalmente in discussione dalle classi dominanti e dalla parte più squalificata del loro personale politico.
PER QUESTO LA RESISTENZA CONTINUA.....
A Ospitaletto le istituzioni, con la regia degli alpini locali (con che titolo??), decide che la banda non suonerà  BELLA CIAO perchè ritenuta una canzone politica, e che non potranno esserci nessuna altra bandiera al di fuori di quella italiana.
E' una VERGOGNA!!


4 commenti:

Raffaele Caracciolo ha detto...

...già nel 2008 per la stessa questione un segretario regionale di partito scriveva:“Non è vietando una canzone che fa parte del patrimonio culturale, popolare e musicale di tutta l’Italia che si risolvono i problemi. Bella Ciao, la canzone che viene musicata e cantata durante i festeggiamenti per la liberazione dell’Italia non appartiene a una sola parte politica ma a tutta l’Italia.
VIVA IL 25 APRILE,VIVA LA RESISTENZA

Raffaele Caracciolo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Bravo Raffaele.......RESISTENZA SEMPRE!!!

Daniele Pigoli ha detto...

Per affinità del tema trattato, riporto il commento al resoconto della celebrazione del 25 Aprile, apparso su Ospitaletto.org:

Festa del 25 Aprile effettivamente “strana” quella di Ospitaletto.
E non mi riferisco alla collocazione dei politici, alcuni dei quali, forse, sarebbe bene non perdessero di vista il senso della misura.
Mi riferisco alle ragioni alla base della festa, che magari, ad un occhio un po’ distratto o poco informato, possono essere apparse ripetitive e non molto diverse da altre feste.
Il saluto e l’omaggio all’unico Partigiano di Ospitaletto rimasto, alcuni passaggi a tema nelle parole degli oratori, oltre che nella significativa omelia, hanno aperto per fortuna spiragli sull’essenza della commemorazione.
Festa della Liberazione, della fine di una guerra devastante.
Festa di Pace e Libertà, ma che ha corso il rischio di essere snaturata, viziata da scelte e forzature che poco o nulla hanno a che vedere con questi principi.
Già il manifesto con il programma della cerimonia, fatto affiggere dall’Amministrazione Comunale a firma del Commissario Prefettizio dott. Naccari, riportava una frase dai risvolti sconcertanti: “Si chiede di sfilare con le sole bandiere delle Associazioni d’Arma e con il Tricolore”.
“Si chiede” non è un imperativo, è vero.
Ma che significato ha una simile richiesta?
E che tale richiesta sia ufficialmente assunta dall’Amministrazione Commissariale, subendo oggettivi condizionamenti?
Forse che la libertà di espressione, figlia dei valori del 25 Aprile, non possa esprimersi anche con striscioni o bandiere di associazioni, partiti, organizzazioni sindacali o espressione di valori universali?
Oltre al Tricolore, solo le bandiere delle Associazioni d’Arma hanno titolo?
Lo scorso anno, in occasione della Festa della Repubblica del 2 Giugno, partecipai alle celebrazioni con la bandiera della Pace, espressione di valori universali, checché ne dica chi si fa venir l’orticaria al sol vederla.
Mercoledì mattina, non l’ho fatto.
Non ci avevo pensato, ma se avessi notato subito quel passaggio che solo ora noto, l’avrei certamente portata con me.
Sventolare tale vessillo inneggiate alla Pace è forse diverso dalla recita della Preghiera per la Pace, effettuata nel corso della cerimonia nella Cappella del Cimitero?
Stonature, e non per colpa degli apprezzati elementi della Banda musicale ma per deliberate scelte frutto dei medesimi condizionamenti, anche nell’accompagnamento musicale, con l’esplicito divieto dell’esecuzione di Bella Ciao, canzone partigiana stoltamente ritenuta da qualcuno espressione di precise forze politiche, cantata, comunque, dai presenti con convinzione, come ben evidenziato nel resoconto.
In occasione del 25 aprile, trova certamente posto e l’ha trovato spontaneamente, e a buon diritto, un canto partigiano, più delle note, rispettabilissime ma fuori tema, della Canzone del Piave.
Encomiabile ed ineccepibile la partecipata presenza di tantissimi aderenti a tutte le Associazioni d’Arma, non così ineccepibile la regia.
Non si è avuta la premura di informarsi sul nome dell’oratore che sarebbe intervenuto in rappresentanza dell’ANPI provinciale; dimostrando scarsa memoria del programma definito, si è innescato un periocoloso fraintendimento; in apertura di cerimonia, in testa al corteo è stato ben collocato il gonfalone del Comune, altrettanto dicasi per bandiere, stendardi e gagliardetti di Carabinieri, Marinai, Avieri, Alpini… Croce Verde, Protezione Civile, AVIS, Giovani Insieme, ma che dire del perentorio ed arrogante “in fondo, in fondo!” (testuali parole) rivolto allo striscione e alla rappresentanza della sez. ANPI di Ospitaletto, che si erano posti a metà corteo?
Ovviamente, striscione e rappresentanza sono rimasti dov’erano.
Un anziano signore, con coccarda tricolore e insegne di un’Associazione d’Arma, con semplici ma ferme parole ha fornito la migliore delle risposte:
“Questo striscione dovevate farlo dieci volte più grande e andava messo davanti a tutto! Fatelo dire a me che nel ‘45 c’ero e quei giorni li ho vissuti!”.