Fiom, corteo pacifico: «Renzi fermati»
LE CONTESTAZIONI. Circa settecento persone hanno manifestato con i metalmeccanici della Cgil all´esterno della Palazzoli
Fiom, corteo pacifico: «Renzi fermati»
Mauro Zappa
L´estraneità alla manifestazione degli antagonisti e il mancato incontro col premier. «Allargare i diritti, altro che abolire l´art. 18»
Un percorso breve, ritmato da insulti scanditi verso Matteo Renzi. Il corteo della Fiom Cgil ha percorso pacificamente le poche centinaia di metri che separano il piazzale della Ori Martin dal punto fissato per svolgere l´assemblea pubblica, tenutasi in concomitanza con i lavori dell´assemblea di Aib. È stato il premier il destinatario degli slogan gridati dalle circa settecento persone presenti e dei cartelli innalzati dai manifestanti, guardati a vista in prima battuta dal servizio d´ordine allestito dallo stesso sindacato dei metalmeccanici e, più defilate e in numero esiguo considerando la delicatezza della giornata, dalle forze dell´ordine. Le circa due ore di presidio sono state caratterizzate dall´attesa di conoscere la disponibilità di Renzi ad assecondare la
reiterata richiesta della Fiom di un incontro con una sua delegazione, prima confermato in linea di massima, poi fissato a Rezzato, nell´azienda di Marco Bonometti, infine naufragato dopo una lunga attesa. Destino diverso forse non poteva esserci, dato il clima di incomunicabilità tra Governo e Cgil che si è respirato durante l´intera mattinata
«RENZI FERMATI», ha gridato al microfono un accorato Damiano Galletti, una volta che il corteo è giunto nel punto oltre il quale non poteva continuare per ragioni di sicurezza. Il Segretario della Camera del Lavoro ha invocato «un allargamento dei diritti a tutti coloro che lavorano, anziché il restringimento della platea, sempre più esigua, di chi ne ne ancora usufruisce». L´equazione contestata è quella secondo cui facilitare i licenziamenti comporterebbe un aumento delle assunzioni. Un assioma mai dimostrato, che per Galletti è la punta dell´iceberg di una politica che «non serve a uscire dalla crisi». Solo e unicamente «imboccando la via della ricerca, dello sviluppo e degli investimenti» sarà possibile districarsi dalle sabbie mobili. Esistono questioni non mediabili, e nel loro novero Cgil colloca alcune misure presenti nel Jobs Act, meno illuminate dai riflettori mediatici di quanto non lo sia la modifica dell´articolo 18: «Ma Renzi si rende conto di cosa significa mettere in discussione salari e professionalità del lavoratore, è al corrente che tra gli stessi imprenditori esistono perplessità sulla sua impostazione?», si è chiesto Galletti. Se il
Presidente del Consiglio continuerà ostinatamente lungo il crinale che ha imboccato, e nulla lascia presagire che abbia intenzione di abbandonarlo, sappia che «ce la faremo a fermarlo e si metta bene in testa che non stiamo facendo politica, stiamo facendo sindacato». Il drone di Cgil che doveva alzarsi per quattro volte sulla manifestazione per filmarla, lo ha fatto una sola volta. Il prato da cui doveva decollare è diventato il tragitto che poliziotti, carabinieri e operatori televisivi hanno attraversato per raggiungere il luogo dove forze dell´ordine e «antagonisti» si sono fronteggiati. Qualcuno si è allontanato per assistere da vicino agli scontri, subito sedati. Quanto è bastato poi a innescare una polemica tra chi ha sostenuto che una parte dei metalmeccanici di Cgil avrebbe supportato studenti e attivisti del Magazzino 47 che cercavano di avvicinarsi a uno degli ingressi della Palazzoli, e chi ha rimarcato la assoluta estraneità ai fatti di attivisti con tessera staccata in via Folonari.
dal BRESCIAOGGI
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