Gli attivisti lanciano
un appello: «La crisi economica dilagante aumenta il rischio dei conflitti ma
guai a rassegnarsi alle guerre»
Un
centinaio di manifestanti, tra bandiere rosse e slogan, partendo da piazza Roma
a Ghedi, ha raggiunto in corteo a piedi l'ingresso di Castenedolo della base
militare di cui chiede la chiusura e per dire no ad ogni guerra, per il rientro
di tutti i soldati impegnati nelle missioni internazionali, azzeramento delle
spese militari a partire dagli F35, uscita dalla Nato e da ogni alleanza di
guerra.
«NON PUNTAVAMO ad una prova di forza - spiega Sauro Di Giovanbattista, della «Lista Tsipras» che ha indetto la manifestazione - ma a testimoniare che una parte dei cittadini sono contrari alla guerra e a quel che ne consegue. Siamo convinti che la maggior parte della popolazione la pensi così e siano quantomeno contrari agli F35. Purtroppo però prevalgono passività e rassegnazione. Noi continuiamo a sensibilizzare la gente e per far capire che i rischi di una guerra aumentano con le crisi economiche». Sottolinea infine una drammatica contraddizione: «L'Italia è entrata in una coalizione contro l'Isis che tutti sanno essere sostenuto dai servizi segreti della Turchia, comodo alleato contro i curdi. Per questo vogliamo che l'Italia interrompa i rapporti con quello Stato. E proprio la base di Ghedi è in stretta relazione, condividendo esercitazioni, con l'aviazione turca».
Fiorenzo Bertocchi, segretario provinciale di Rifondazione, sottolinea: «Vale la pena di riprovarci, anche se i numeri non sono confortanti, per chiedere un netto cambio di passo nella cultura del nostro Paese, protagonista diretto e indiretto di scenari di guerra per risolvere questioni economiche che si possono affrontare in modo alternativo. Basti ricordare che le spese militari sono fuori da ogni patto di stabilità e tagli di bilancio: quei soldi sono sottratti a politiche sociali e a investimenti che potrebbero portarci fuori dalla crisi». Infine Emanuele Consoli di «Sempre Avanti» ritiene soddisfacente la partecipazione, ma «triste di dover ancora far sentire la voce contro guerre imperanti su troppi scenari del mondo».
«NON PUNTAVAMO ad una prova di forza - spiega Sauro Di Giovanbattista, della «Lista Tsipras» che ha indetto la manifestazione - ma a testimoniare che una parte dei cittadini sono contrari alla guerra e a quel che ne consegue. Siamo convinti che la maggior parte della popolazione la pensi così e siano quantomeno contrari agli F35. Purtroppo però prevalgono passività e rassegnazione. Noi continuiamo a sensibilizzare la gente e per far capire che i rischi di una guerra aumentano con le crisi economiche». Sottolinea infine una drammatica contraddizione: «L'Italia è entrata in una coalizione contro l'Isis che tutti sanno essere sostenuto dai servizi segreti della Turchia, comodo alleato contro i curdi. Per questo vogliamo che l'Italia interrompa i rapporti con quello Stato. E proprio la base di Ghedi è in stretta relazione, condividendo esercitazioni, con l'aviazione turca».
Fiorenzo Bertocchi, segretario provinciale di Rifondazione, sottolinea: «Vale la pena di riprovarci, anche se i numeri non sono confortanti, per chiedere un netto cambio di passo nella cultura del nostro Paese, protagonista diretto e indiretto di scenari di guerra per risolvere questioni economiche che si possono affrontare in modo alternativo. Basti ricordare che le spese militari sono fuori da ogni patto di stabilità e tagli di bilancio: quei soldi sono sottratti a politiche sociali e a investimenti che potrebbero portarci fuori dalla crisi». Infine Emanuele Consoli di «Sempre Avanti» ritiene soddisfacente la partecipazione, ma «triste di dover ancora far sentire la voce contro guerre imperanti su troppi scenari del mondo».

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