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domenica 19 aprile 2015
giovedì 16 aprile 2015
martedì 14 aprile 2015
Turismo in sciopero, il 15 Aprile i lavoratori incrociano le braccia
A esattamente due settimane dall’inaugurazione di Expo 2015,Turismo in sciopero il 15 aprile, circa un milione e cinquecentomila addetti del Turismo incroceranno le braccia.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno infatti proclamato uno sciopero generale dell’intero settore i cui contratti di lavoro sono al palo da ormai 24 mesi.
Fipe, Fiavet (Confcommercio) Angem, ACI, AICA e Federturismo
(Confindustria), Confesercenti hanno infatti fino ad ora impedito il
rinnovo dei contratti nazionali.,
Ognuno a suo modo, con diverse intensità, dalla disdetta degli
accordi esistenti alla semplice dilazione dei tempi, tutte queste parti
datoriali hanno sempre inteso far pagare il costo della crisi ai soli lavoratori chiedendo
che il contratto venisse finanziato attraverso la rinuncia da parte
degli stessi a diritti e tutele esistenti ( scatti di anzianità,
permessi, indennita’ di malattia etc).
Il sindacato ha fatto muro a queste pretese e si è giunti alla 28
esima ora di mobilitazione settoriale da quando la trattativa più di due
anni fa è iniziata.
..... Continua sul sito Filcams CGIL Nazionale

giovedì 2 aprile 2015
domenica 29 marzo 2015
Landini, sfida a tutto campo «Renzi peggio di Berlusconi»
LAVORO. Manifestazione a Roma della Fiom: «Siamo stanchi di spot e slide, abbiamo più consensi noi dell´esecutivo»
Landini, sfida a tutto campo «Renzi peggio di Berlusconi»
Il premier: «Cambiamo l´Italia» Squinzi: «Un corteo politico» In piazza anche la Camusso che si mantiene però in disparte
La Fiom è scesa in piazza ieri a Roma sotto la guida del leader delle
tute blu Cgil, Maurizio Landini, contro il Jobs act, per difendere il
lavoro, i diritti, la democrazia. Ma anche contro il governo Renzi e le
sue politiche sbagliate, punti questi sui quali c´è il sostegno della
Cgil, presente con il numero uno Susanna Camusso: un esecutivo che sta
facendo anche «peggio del governo Berlusconi», attacca lo stesso Landini
dal palco di piazza del Popolo.
E la risposta del premier arriva
via Facebook dove Renzi ricorda i risultati ottenuti dal suo governo
«che stanno portando l´Italia fuori dalla crisi». «Avanti con le
riforme», spiega, «stiamo cambiando l´Italia scrostando un sistema che
pareva intoccabile».
Dal palco Landini promette l´inizio di «una
nuova primavera» del lavoro e dei diritti, lancia la sfida non solo
all´esecutivo «padronale» ma anche alla Confindustria (la cui «ricetta»,
dice, non darà al
Paese né ripresa né occupazione) e da dove rilancia
la proposta della coalizione sociale: «Uniamo ciò che il governo divide
mettendo insieme associazioni, movimenti, persone». Quella necessità di
unione, a partire da «tutti i lavoratori», che è nello slogan stesso
scelto per la manifestazione «Unions». Landini, chiudendo l´intervento,
sostiene «un nuovo modello di sviluppo, una riforma democratica del
sindacato, coinvolgendo altri soggetti e allargando la rappresentanza: è
la risposta più forte ad un governo che ha già fatto la sua coalizione
sociale con Confindustria e Bce».
Ma la visione del presidente degli
industriali è ben diversa. Parlando da Venezia, Giorgio Squinzi bolla la
manifestazione della Fiom come «politica» e critica i sindacati che
«frenano tutto» e «hanno fatto già abbastanza danni». Per i resto,
aggiunge: «Il Jobs act non basta per far ripartire il Paese, il governo
deve andare avanti con le altre riforme e arrivare a una crescita del
Pil del 2%».
Dal palco Landini replica. «Sì, è una manifestazione
politica fatta dal sindacato», ribatte sostenendo che da sempre «il
sindacato fa politica come la fa da cento anni anche la Cgil che non
esisterebbe se non fosse anche soggetto politico». Come Confindustria:
«Squinzi è già andato al governo e sta portando a casa tutto quello che
vuole. Il suo soggetto politico ha già avuto molto successo».
I
PALETTI CGIL. La Camusso, invece, sottolinea invece il carattere tutto
sindacale della manifestazione: «In questa piazza ci sono i lavoratori
metalmeccanici iscritti alla Cgil, che giustamente sono in lotta perché
la legge delega sul lavoro riduce i diritti e perché vogliono rinnovare
il contratto». Questa è «la risposta sufficiente della ragione per cui
siamo tutti qui»
, afferma nella sua unica dichiarazione durante la
manifestazione. Camusso, infatti, non sfila insieme a Landini, che poi
saluta con un bacio ed un abbraccio una volta raggiunta piazza del
Popolo; ascolta i diversi interventi ma senza prendere la parola.
Oltre
a lavoratori, precari, studenti e altre categorie della Cgil, in piazza
c´è anche una parte del mondo politico in senso stretto: delle
minoranze Pd ci sono Stefano Fassina, Pippo Civati, Barbara Pollastrini e
c´è la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi. E poi c´è
Sel al completo, a partire da Nichi Vendola.
Dalla piazza molti gli
applausi per Landini: «Ci siamo stancati di spot elettorali, di slide e
balle», esordisce nell´attacco al governo», perché bisogna avere il
coraggio di dire la verità e di cambiare veramente il Paese», ma «senza
di noi questo Paese non si cambia, si peggiora». E promette che la lotta
andrà avanti: «Vogliamo contrastare il Jobs act sia sul piano
contrattuale che legislativo, non escludendo alcun tipo di intervento e
riaprire la battaglia sulle pensioni».
http://clic.bresciaoggi.it
La misura della piazza
Se la misura della piazza serve a far capire la forza delle
opposizioni sociali di un paese, si può dire senza dubbio che piazza
del Popolo a Roma ha dato un grande segnale. Con qualche novità
rispetto a molte manifestazioni degli ultimi anni. La presenza di
tanti giovani, e quindi non solo dei valorosi pensionati della Cgil
che di solito riempiono i cortei sindacali; il ritorno di molte
bandiere rosse, non del vecchio Pci e tantomeno di quelle sbiadite
del Pd, ma della Fiom; l’entusiasmo della gente che si è ritrovata per
esprimere un punto di vista che oggi non ha la necessaria
rappresentanza politica.
Naturalmente una piazza non fa primavera, anche se la giornata
era piena di sole e Maurizio Landini, il protagonista della
manifestazione, con la segretaria generale della Cgil, Susanna
Camusso a fare da potente spalla dell’iniziativa, ha voluto
sottolineare che una «nuova primavera per il paese è iniziata».
Ma la “protesta” di ieri forse rappresenta l’inizio di un
processo trainato da un’idea forte di rinnovamento delle forze
sociali e sindacali, politiche e di movimento, un’idea riassunta
dallo slogan della manifestazione, «Unions», traducibile in un
ritorno alle radici del sindacalismo. Che il segretario della
Fiom, nel suo discorso conclusivo, ha riassunto con i ripetuti
rimandi all’idea fondativa della Cgil di Di Vittorio: di un
sindacato delle Confederazioni, così diverso da un
sindacalismo corporativo, basato sulla competizione dei
lavoratori.
E’ la spinta verso un ripensamento profondo della natura del
sindacato, dettata sia dalle sconfitte subite con il progetto
confindustriale che marcia spedito sotto le ali del governo, sia
dalla perdita di rappresentatività prodotta da una crisi
economica che ha allargato il mare della disoccupazione
e prodotto un esercito di precari fuori da ogni tutela e diritto.
Così chi oggi ha ancora un lavoro deve subire il comando pieno
dell’impresa (abolizione dell’articolo 18, demansionamento,
contratti nazionali polverizzati dalla catena perversa del sistema
degli appalti), e chi un lavoro lo cerca è merce di scambio
e manovalanza per la feroce guerra tra poveri.
Più che una fantasia, una velleità o una scorciatoia, la
coalizione sociale è una necessità vitale per ricostruire la figura
del cittadino lavoratore (come appunto indicava Di Vittorio
quando negli anni ’50 già parlava di uno statuto del «cittadino
lavoratore»). E coalizione sociale vuol dire una cosa semplice:
ricostruire le basi di una partecipazione democratica, dunque
politica, ai destini dell’Italia.
Perché chi oggi accusa il segretario della Fiom di voler fare
l’ennesimo partitino dovrebbe piuttosto domandarsi come è stato
possibile arrivare a questo disastro sociale, a un così forte
ridimensionamento del ruolo del sindacato, alla negazione dei
diritti. E anche interrogarsi sulla subalternità, questa sì
politica, verso governi o partiti amici di quel «giaguaro» che
nessuno ha smacchiato e in molti hanno nutrito.
Ritrovare una soggettività politica diventa un bisogno
naturale e l’alleanza con tutte le realtà associative che non si
rassegnano è una via maestra per rafforzare l’opposizione a un
governo ricco di slogan almeno quanto è povero di un innovativo
progetto di sviluppo. Perché mettere in pratica la linea di
Squinzi, o una riforma costituzionale ed elettorale di regressione
verso forme di plebiscitarismo mediatico non sembra davvero una
grande novità. Né in Italia, né in Europa. Come direbbe Landini «non
raccontiamoci di balle». Che fa traballare la sintassi, ma si
capisce.
Domani è il compleanno di Pietro Ingrao. Cento anni applauditi da
tutto il popolo della piazza quando Landini ha ricordato il giorno in
cui, da presidente della Camera, si recò, come primo atto pubblico,
alle Acciaierie di Terni per rivolgersi agli operai chiamandoli «i
costituenti». Un messaggio a chi ha scarsa memoria del paese che
pretende di governare.
http://ilmanifesto.info
venerdì 27 marzo 2015
UNA VERGOGNA! Microchip nelle scarpe degli operai per controllarli: bufera su Fincantieri
Ipotesi choc nel contratto integrativo: i dipendenti insorgono
L'azienda fa retromarcia, ma dice: «È per la sicurezza»
MARGERA
(VENEZIA) - Agitazione nei cantieri di Fincantieri con scioperi e
presidi. Fa discutere l'ipotesi di contratto integrativo che, secondo
i sindacati prevederebbe anche scarpe da lavoro con microchip.
Il gruppo smentisce questa ipotesi, ma il malumore cresce tra gli operai, anche a Marghera.
Oggi infatti sono state annunciate tre ore di sciopero per turno contro l'ipotesi di contratto integrativo. I lavoratori in questo modo intendono creare problemi a Fincantieri che nel prossimo fine settimana deve consegnare la nave Viking Star.
E replica dice: «Se i lavoratori vogliono arrivare alla chiusura del cantiere, allora continuino pure ad ostacolare la consegna della nave».
«Ci vogliono far lavorare gratis mezzora ogni giorno e vogliono metterci un microchip nelle scarpe da lavoro, ci chiedono anche di regalare 104 ore di lavoro per le ex festività», dicono i sindacati.
L'azienda prova a far chiarezza dicendo che non ha mai parlato di microchip. «L'azienda ritiene utile che in ciascun sito aziendale vengano adottati impianti audiovisivi e o altre apparecchiature tecnologiche, trattandosi di strumenti che - se coerentemente finalizzati - sono in grado di incrementare il livello di sicurezza complessiva nei luoghi di lavoro. Le apparecchiature di cui sopra - dice Fincantieri - non verranno utilizzate per il controllo a distanza dei lavoratori».
Anche in Liguria, da giorni, al cantiere di Riva Trigoso (Genova) sono in corso scioperi e presidi: ieri un'ora di astensione dal lavoro per turno e presidio della portineria con il blocco delle merce in entrata e in uscita.
Gavardo, attacco doloso ad auto di delegato Cgil
FILCAMS E CAMERA DEL LAVORO: EPISODIO GRAVE ED INQUIETANTE, FARE CHIAREZZA
Nella
mattinata di lunedì l'automobile di Emiliano Speziali, un nostro
delegato dell'azienda «Sanitaria Servizi ambientali», è stata bruciata a
Gavardo, in un parcheggio vicino all'azienda stessa. L'episodio, come
accertato dai vigili del fuoco, è chiaramente di natura dolosa «in
quanto a terra vi era una bottiglia di plastica ed un bastone di legno
con uno straccio di stoffa».
L'episodio è molto grave e al momento non siamo in grado di fare ipotesi di alcun genere in merito agli autori dell'attentato. Ci preme però esprimere anche pubblicamente grande vicinanza a Emiliano e sottolineare la sua generosa attività sindacale. Il nostro delegato lavora come autista per l'azienda e da poco meno di un anno svolge con entusiasmo e passione il ruolo di rappresentante sindacale (RSA) e di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS).
In questo senso l'episodio, di per sé già molto grave, assume anche connotati inquietanti sul quale siamo convinti ci saranno indagini accurate per individuare i responsabili. E sgombrare il campo dal sospetto che l'episodio di cui è stato oggetto sia collegato proprio alla sua attività sindacale.
Damiano Galletti - segretario generale Cgil Brescia
Giuseppe Leone - segretario generale Filcams Cgil Brescia
Luigi Vassallo - funzionario Filcams Cgil
L'episodio è molto grave e al momento non siamo in grado di fare ipotesi di alcun genere in merito agli autori dell'attentato. Ci preme però esprimere anche pubblicamente grande vicinanza a Emiliano e sottolineare la sua generosa attività sindacale. Il nostro delegato lavora come autista per l'azienda e da poco meno di un anno svolge con entusiasmo e passione il ruolo di rappresentante sindacale (RSA) e di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS).
In questo senso l'episodio, di per sé già molto grave, assume anche connotati inquietanti sul quale siamo convinti ci saranno indagini accurate per individuare i responsabili. E sgombrare il campo dal sospetto che l'episodio di cui è stato oggetto sia collegato proprio alla sua attività sindacale.
Damiano Galletti - segretario generale Cgil Brescia
Giuseppe Leone - segretario generale Filcams Cgil Brescia
Luigi Vassallo - funzionario Filcams Cgil
Gavardo, attacco doloso ad auto di delegato Cgil
- See more at:
http://www.cgil.brescia.it/cgil_bs/sito_cgil/public/news2.php?classic=&type=&id=4910&t=Gavardo-attacco-doloso-ad-auto-di-delegato-Cgil#sthash.1YlXcYsE.dpuf
FILCAMS E CAMERA DEL LAVORO: EPISODIO GRAVE ED INQUIETANTE, FARE CHIAREZZA
Gavardo, attacco doloso ad auto di delegato Cgil - See more at: http://www.cgil.brescia.it/cgil_bs/sito_cgil/public/news2.php?classic=&type=&id=4910&t=Gavardo-attacco-doloso-ad-auto-di-delegato-Cgil#sthash.1YlXcYsE.dpuf
Gavardo, attacco doloso ad auto di delegato Cgil - See more at: http://www.cgil.brescia.it/cgil_bs/sito_cgil/public/news2.php?classic=&type=&id=4910&t=Gavardo-attacco-doloso-ad-auto-di-delegato-Cgil#sthash.1YlXcYsE.dpuf
mercoledì 25 marzo 2015
Fiom- sciopero di 4 ore e presidio con tutte le categorie al Broletto di Brescia
Crisi
a Brescia: presidio assemblea della Camera del Lavoro questa mattina
nel piazzale del Broletto. In piazza tutte le categorie, per oggi la
Fiom ha anche indetto uno sciopero di quattro ore a livello
territoriale. Nel corso della mattinata incontro in prefettura per
illustrare i dati sulla crisi. Che continua ad essere pèesante.
Scarica il dossier sulla crisi fatto dalla Cgil e consegnato in prefettura:
http://www.cgil.brescia.it/…/MATER…/20150325CRISIBRESCIA.pdf
Scarica il dossier sulla crisi fatto dalla Cgil e consegnato in prefettura:
http://www.cgil.brescia.it/…/MATER…/20150325CRISIBRESCIA.pdf
venerdì 20 marzo 2015
"CONTRATTAZIONE, SPUNTI E RIFLESSIONI" : SEMINARIO NAZIONALE FILCTEM-CGIL ROMA, 3-4 MARZO 2015
Una "due giorni" di confronto e di lavoro
molto intensa quella del 3 e 4 marzo 2015 a Roma che ha visto impegnati
gli oltre 350 dirigenti e delegati della Filctem-Cgil.
L'occasione è stata quella di un seminario nazionale – che ha visto protagonisti ospiti illustri - in un dibattito sulla contrattazione, tema questo di scottante attualità per il quale è in gioco quel "modello" contrattuale che abbiamo conosciuto e praticato in tutti questi anni, dal 1993 in poi.
La Filctem con coraggio accetta la sfida e fa da "apripista" della imminente stagione contrattuale e che la rende protagonista in prima persona: infatti sono in scadenza al 31 dicembre 2015 i contratti nazionali di lavoro di importanti settori dell'industria e di servizi ad alta rilevanza tecnologica (chimico-farmaceutico, energia e petrolio, elettrici, gas-acqua, gomma-plastica, lavanderie industriali che riguardano più di 470.000 lavoratori impiegati in oltre 10.000 imprese) che dovranno inevitabilmente giovarsi di nuovi modelli contrattuali e relazioni industriali conseguenti, alla luce sia dell'esaurimento dell'accordo del 22 gennaio 2009 che della situazione straordinaria, inedita, venutasi a determinare con l'azzeramento di fatto dell'indice inflattivo.
L'occasione è stata quella di un seminario nazionale – che ha visto protagonisti ospiti illustri - in un dibattito sulla contrattazione, tema questo di scottante attualità per il quale è in gioco quel "modello" contrattuale che abbiamo conosciuto e praticato in tutti questi anni, dal 1993 in poi.
La Filctem con coraggio accetta la sfida e fa da "apripista" della imminente stagione contrattuale e che la rende protagonista in prima persona: infatti sono in scadenza al 31 dicembre 2015 i contratti nazionali di lavoro di importanti settori dell'industria e di servizi ad alta rilevanza tecnologica (chimico-farmaceutico, energia e petrolio, elettrici, gas-acqua, gomma-plastica, lavanderie industriali che riguardano più di 470.000 lavoratori impiegati in oltre 10.000 imprese) che dovranno inevitabilmente giovarsi di nuovi modelli contrattuali e relazioni industriali conseguenti, alla luce sia dell'esaurimento dell'accordo del 22 gennaio 2009 che della situazione straordinaria, inedita, venutasi a determinare con l'azzeramento di fatto dell'indice inflattivo.
Cherubini Ugo - Segr. generale Brescia
giovedì 5 marzo 2015
venerdì 13 febbraio 2015
CF Gomma Passirano - Comunicato Sindacale
COMUNICATO SINDACALE
La RSU congiuntamente alle segreterie provinciali FILCTEM/CGIL e
UILTEC/UIL ritengono inaccettabile che l’azienda ancora una volta non rispetti
un accordo sindacale.
Nell’ultimo accordo sindacale siglato in data 8 gennaio 2015 la RSU
doveva incontrare l’azienda per la verifica dell’accordo stesso entro il mese
di gennaio 2015, ma nonostante la nostra ripetuta richiesta di incontro
l’azienda rimanda ripetutamente l’appuntamento e non fissa una data certa.
Chiediamo immediatamente di convocare l’incontro,
denunciando oltretutto il comportamento scorretto dei responsabili di
stabilimento, di produzione e dei responsabili del personale sul metodo di
valutazione per la selezione del personale somministrato.
Fin da ora
annunciamo che in assenza di convocazione entro mercoledì 18 febbraio 2015,
convocheremo le assemblee con i lavoratori e programmeremo le iniziative di
protesta!
La RSU
domenica 8 febbraio 2015
venerdì 30 gennaio 2015
L’oro di Pomigliano non brilla più
Dall’annuncio
dei mille precari a Melfi, la stampa italiana ha cambiato
radicalmente atteggiamento rispetto a Sergio Marchionne. Alle
critiche espresse dalle colonne di Repubblica e perfino da alcune
penne di Corriere e Stampa, si…
ilmanifesto.info
martedì 27 gennaio 2015
27 Gennaio GIORNO DELLA MEMORIA
Il giorno della memoria ( Olocausto )
Avevi un amichetto dal quale non
Ti separavi mai, lui era tedesco,
tu ebrea, cosa poteva importare
importare a voi, vi vedevate
tramite un piccolo spazio di rete
stracciata. Tu eri triste , ti avevano
strappata dai tuoi genitori
eri li sofferente, aspettando
la visita del tuo amichetto.
Un giorno lui decise
di entrare per abbracciarti.
I tedeschi non vi diedero
il tempo.... vi portarono
in quell' orribile posto,
vi denudarono,
voi sia pur infreddoliti
eravate felici,
eravate insieme.
Cominciaste a respirare
male fino a soffocare,
ma vi tenevate per mano,
uniti fino alla morte...
Che senso ha tutto questo !!
La morte non guarda in
faccia nessuno,
eri tu che dovevi morire,
tu che sei nato senza
un’ anima !!!
Filctem, «per la trasparenza e contro il Governo»
L´INIZIATIVA. All´esterno del Quadriportico in piazza Vittoria il Direttivo sul preventivo 2015 dell´organizzazione sindacale
Filctem, «per la trasparenza e contro il Governo»
Il bilancio si prospetta in pareggio. Obiettivo «su una riforma del lavoro che non ci piace»
Un bilancio «trasparente». Come l´azzurro che sbuca dal tetto a
cielo aperto del Quadriportico di piazza Vittoria, teatro del Comitato
direttivo della Filctem-Cgil di Brescia - presente Oliviero Girelli,
della segreteria della Camera del lavoro territoriale - per approvare il
preventivo 2015, prima di continuare i lavori nel salone «Buozzi» in
via Folonari.
«Vogliamo confermare la trasparenza con cui il sindacato gestisce le quote associative versate liberamente dai lavoratori», spiega Ugo Cherubini, segretario generale della Federazione lavoratori chimica, tessile, energia e manifatture della Cgil. E lancia una frecciata al premier, Matteo Renzi, per i dubbi palesati, in vista dell´assemblea dell´Aib del novembre scorso, sulla serietà della gestione dei bilanci delle organizzazioni sindacali. «Sono illazioni di chi non è in grado, nel merito, di controbattere a chi contrasta le iniziative del Governo nel mondo del lavoro», aggiunge Cherubini.
Spetta al segretario organizzativo, Valter Micheletti (la squadra di vertice è completata da Sonia Tosoni), illustrare il bilancio di previsione 2015, evidenziando che «ai fallimenti e alle cessazioni dovute alla pesante crisi, corrisponde una sofferenza del tesseramento» (20-30 iscritti in meno a fine 2014), «ma ci sono ancora enormi sacche di occupati non aderenti al sindacato». Lo scorso esercizio si chiude con un -0,64% rispetto al 2013; il 2015 subirà un ulteriore calo del 12%. «Ecco perchè - spiega Micheletti - punteremo sul ruolo attivo del sindacato, con percorsi di formazione ad hoc per i delegati». Quest´anno, con l´uscita per pensionamento di Sonia Bonardi, il suo ruolo nell´apparato non sarà sostituito.
Il bilancio preventivo 2015, che si prospetta in pareggio ed è stato votato all´unanimità dai componenti del Direttivo presenti, mostra ricavi per 360.600 euro a fronte dei 382.000 del 2014; tra i costi a fare la «voce grossa» sono le spese di personale e collaborazioni (269.550 euro) e le attività politico-organizzative (24.600 euro). Sul fronte entrate in flessione le quote sindacali: 353.400 euro (374 mila l´anno scorso). Rosalba Cicero, leader della Filctem-Cgil della Lombardia, nelle conclusioni, rimarca che «questo sindacato vuole andare in mezzo alla gente anche per puntare l´attenzione su una riforma del lavoro che non ci piace, su una legge di Stabilità che non parla di sviluppo».
«Vogliamo confermare la trasparenza con cui il sindacato gestisce le quote associative versate liberamente dai lavoratori», spiega Ugo Cherubini, segretario generale della Federazione lavoratori chimica, tessile, energia e manifatture della Cgil. E lancia una frecciata al premier, Matteo Renzi, per i dubbi palesati, in vista dell´assemblea dell´Aib del novembre scorso, sulla serietà della gestione dei bilanci delle organizzazioni sindacali. «Sono illazioni di chi non è in grado, nel merito, di controbattere a chi contrasta le iniziative del Governo nel mondo del lavoro», aggiunge Cherubini.
Spetta al segretario organizzativo, Valter Micheletti (la squadra di vertice è completata da Sonia Tosoni), illustrare il bilancio di previsione 2015, evidenziando che «ai fallimenti e alle cessazioni dovute alla pesante crisi, corrisponde una sofferenza del tesseramento» (20-30 iscritti in meno a fine 2014), «ma ci sono ancora enormi sacche di occupati non aderenti al sindacato». Lo scorso esercizio si chiude con un -0,64% rispetto al 2013; il 2015 subirà un ulteriore calo del 12%. «Ecco perchè - spiega Micheletti - punteremo sul ruolo attivo del sindacato, con percorsi di formazione ad hoc per i delegati». Quest´anno, con l´uscita per pensionamento di Sonia Bonardi, il suo ruolo nell´apparato non sarà sostituito.
Il bilancio preventivo 2015, che si prospetta in pareggio ed è stato votato all´unanimità dai componenti del Direttivo presenti, mostra ricavi per 360.600 euro a fronte dei 382.000 del 2014; tra i costi a fare la «voce grossa» sono le spese di personale e collaborazioni (269.550 euro) e le attività politico-organizzative (24.600 euro). Sul fronte entrate in flessione le quote sindacali: 353.400 euro (374 mila l´anno scorso). Rosalba Cicero, leader della Filctem-Cgil della Lombardia, nelle conclusioni, rimarca che «questo sindacato vuole andare in mezzo alla gente anche per puntare l´attenzione su una riforma del lavoro che non ci piace, su una legge di Stabilità che non parla di sviluppo».
dal BresciaOggi
domenica 18 gennaio 2015
Il Jobs Act si rivela: "Se vi ammalate, vi licenziamo"
Il
governo Renzi non ha ancora varato i primi decreti attuativi del Jobs
Act, la riforma del mercato del lavoro, che già le imprese si preparano a
sfruttare i nuovi strumenti di ricatto che entreranno in vigore tra
poco.
Le leggi, lo sappiamo bene, non sono il
mezzo attraverso cui si instaurano i rapporti di forza, ma casomai le
forme in cui questi si cristallizzano nelle democrazie. Infatti la Fiat
(FCA), che certo non aveva bisogno di aspettare la riforma renziana, è
uscita da Confindustria per avere mani libere e poter applicare le sue
regole, le sue leggi, la sua forza: allora ecco la cassaintegrazione
selettiva, senza rotazioni, per andare a colpire i lavoratori più
combattivi, ecco la pretesa di non far rientrare a lavoro i 3 operai di Melfi, nonostante la sentenza in loro favore.
L'eliminazione dei lavoratori più sindacalizzati, guarda caso, è proprio uno dei principali obiettivi del Jobs Act e allora anche l'uscita di Marchionne da Confindustria può essere letta non come una rottura col fronte padronale italiano, ma come un salto in avanti della sua avanguardia, che il resto della truppa è ben felice di seguire non appena le nuove leggi ne sanciranno la possibilità. Su questa base si innesta la riforma di Renzi, il Jobs Act.
Mentre i primi decreti attuativi sono quasi pronti, le aziende cominciano a pensare a come sfruttare le nuove leggi che attaccano ancora una volta i diritti dei lavoratori. Così alla lettera di avviso mandata agli operai Sevel (ditta fornitrice esclusiva di Fiat), segue immediatamente analoga lettera ricevuta dai lavoratori della Piaggio. Il messaggio è chiaro, diretto, inequivocabile: ora tutte le aziende possono lasciarvi a casa facilmente, basterà pagare un piccolo indennizzo, quindi anche le malattie (per quanto reali e dimostrate con tanto di certificato medico) non saranno più ammesse. La produttività, che nel nostro sistema significa sfruttare di più gli uomini, non ha morale: chi è più “malaticcio” stia a casa. Già ma qual è la soglia di assenza accettabile? Man mano l'asticella si alzerà sempre di più, perché le valutazioni sono differenziali: se uno comincerà a non stare mai a casa (anche quando è realmente ammalato), tutti dovranno uniformarsi, altrimenti diventeranno quelli poco produttivi. "Se ce la fa lui, perché non puoi riuscirci anche tu? Ok, stai male, ti credo. Ma se lui sta sempre bene, è un mio diritto scegliere lui e tagliare te. Mica posso pagare io i tuoi legittimi malanni? Anche perché la tua debolezza rallenta e danneggia pure i tuoi colleghi", questo il messaggio, per nulla velato, con cui Fiat (Sevel) e Piaggio hanno augurato “buon anno” ai propri lavoratori.
Intanto Marchionne, ancora lui, annuncia 1000 nuove assunzioni a Melfi: in somministrazione e poi, una volta definiti i nuovi volumi produttivi, col nuovo contratto a tutele crescenti. Applausi dai ed ai sindacati concertativi, la Fim-Cisl si complimenta con Marchionne e riceve elogi per il suo “senso di responsabilità” che ha permesso a 1000 operai di tornare ad avere un lavoro: peccato che ci si dimentichi che in realtà in undici anni di Marchionne la Fiat in Italia abbia perso 21000 posti di lavoro e ne abbia ancora oltre 12000 in cassa. “Evviva”, esultano gli apologeti di Renzi, “vedete, il Jobs Act crea posti di lavoro”. Il problema però è capire che posti di lavoro saranno. Le chiamano “tutele crescenti”, ma, come suggeriva un compagno, sarebbe più onesto chiamarle “tutele zero”: cresceranno sì, del resto calare sarebbe molto difficile, ma di quanto, se già si intuisce che anche la malattia, benché provata, sia troppo? E per chi? Solo per chi riuscirà a stare “dentro” ovviamente: chi non si ammalerà troppo, chi sarà disponibile a lavorare i festivi, a fare più straordinario (senza pagarne poi i costi sulla sua salute, perché “se ti ammali sei fuori”).
Per capire cosa sia il Jobs Act basta osservare questi primi segnali che si concretizzano nelle lettere della Sevel, come della Piaggio: qua le uniche cose che crescono sono ricatto e sfruttamento! A noi organizzare la resistenza per far saltare i loro piani!
L'eliminazione dei lavoratori più sindacalizzati, guarda caso, è proprio uno dei principali obiettivi del Jobs Act e allora anche l'uscita di Marchionne da Confindustria può essere letta non come una rottura col fronte padronale italiano, ma come un salto in avanti della sua avanguardia, che il resto della truppa è ben felice di seguire non appena le nuove leggi ne sanciranno la possibilità. Su questa base si innesta la riforma di Renzi, il Jobs Act.
Mentre i primi decreti attuativi sono quasi pronti, le aziende cominciano a pensare a come sfruttare le nuove leggi che attaccano ancora una volta i diritti dei lavoratori. Così alla lettera di avviso mandata agli operai Sevel (ditta fornitrice esclusiva di Fiat), segue immediatamente analoga lettera ricevuta dai lavoratori della Piaggio. Il messaggio è chiaro, diretto, inequivocabile: ora tutte le aziende possono lasciarvi a casa facilmente, basterà pagare un piccolo indennizzo, quindi anche le malattie (per quanto reali e dimostrate con tanto di certificato medico) non saranno più ammesse. La produttività, che nel nostro sistema significa sfruttare di più gli uomini, non ha morale: chi è più “malaticcio” stia a casa. Già ma qual è la soglia di assenza accettabile? Man mano l'asticella si alzerà sempre di più, perché le valutazioni sono differenziali: se uno comincerà a non stare mai a casa (anche quando è realmente ammalato), tutti dovranno uniformarsi, altrimenti diventeranno quelli poco produttivi. "Se ce la fa lui, perché non puoi riuscirci anche tu? Ok, stai male, ti credo. Ma se lui sta sempre bene, è un mio diritto scegliere lui e tagliare te. Mica posso pagare io i tuoi legittimi malanni? Anche perché la tua debolezza rallenta e danneggia pure i tuoi colleghi", questo il messaggio, per nulla velato, con cui Fiat (Sevel) e Piaggio hanno augurato “buon anno” ai propri lavoratori.
Intanto Marchionne, ancora lui, annuncia 1000 nuove assunzioni a Melfi: in somministrazione e poi, una volta definiti i nuovi volumi produttivi, col nuovo contratto a tutele crescenti. Applausi dai ed ai sindacati concertativi, la Fim-Cisl si complimenta con Marchionne e riceve elogi per il suo “senso di responsabilità” che ha permesso a 1000 operai di tornare ad avere un lavoro: peccato che ci si dimentichi che in realtà in undici anni di Marchionne la Fiat in Italia abbia perso 21000 posti di lavoro e ne abbia ancora oltre 12000 in cassa. “Evviva”, esultano gli apologeti di Renzi, “vedete, il Jobs Act crea posti di lavoro”. Il problema però è capire che posti di lavoro saranno. Le chiamano “tutele crescenti”, ma, come suggeriva un compagno, sarebbe più onesto chiamarle “tutele zero”: cresceranno sì, del resto calare sarebbe molto difficile, ma di quanto, se già si intuisce che anche la malattia, benché provata, sia troppo? E per chi? Solo per chi riuscirà a stare “dentro” ovviamente: chi non si ammalerà troppo, chi sarà disponibile a lavorare i festivi, a fare più straordinario (senza pagarne poi i costi sulla sua salute, perché “se ti ammali sei fuori”).
Per capire cosa sia il Jobs Act basta osservare questi primi segnali che si concretizzano nelle lettere della Sevel, come della Piaggio: qua le uniche cose che crescono sono ricatto e sfruttamento! A noi organizzare la resistenza per far saltare i loro piani!
http://clashcityworkers.org
sabato 17 gennaio 2015
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