lunedì 28 maggio 2012

LETTERA APERTA al segretario generale della CGIL



Cara  compagna Susanna,
                                         l’Italia è già da tempo divenuta post-Costituzionale, dove la degenerazione democratica, al livello politico e istituzionale, trova il suo perfetto corrispondente nella devastazione dei rapporti sociali, nella dittatura senza più bardature del capitale sul lavoro.
                                                                                                                     
Il pendolo, rimasto in equilibrio per oltre trent’anni di vita repubblicana, si è qui da noi rapidamente spostato verso l’impresa, complice la globalizzazione capitalistica e l’implosione di un’Europa che ha costituzionalizzato il mercato, piuttosto che i diritti.                                     
Il caso italiano ha tuttavia impresso un’accelerazione a questo processo generale, dimostrando come politica, cultura, ideologia possano trasformare modi di pensare, comportamenti, equilibri sociali un tempo non lontanissimo dati per consolidati.                                                     
Accadono fatti che si incaricano di produrre un’ulteriore, decisiva precipitazione, un salto di qualità che - anche simbolicamente - dà il senso del mutamento che si va producendo.                                                                                                                                           
Una fase che, nelle alterne vicende, ha visto un ruolo riconosciuto delle organizzazioni sindacali ed un sistema di tutele e diritti che pur progressivamente eroso, ancora manteneva una sua validità.
                                                                                                                      
La vicenda Fiat incarna tutto questo, con una violenza tale da rievocare la catastrofica sconfitta operaia del biennio rosso, sfociata nell’ascesa del fascismo e nella cancellazione dello stesso Stato liberale.
                                                                                                  
Il diktat della Fiat esportato da Pomigliano a Mirafiori e destinato a divenire il modello canonico delle relazioni industriali imperanti nel Paese, cancella l’interlocutore sindacale, riducendolo al ruolo succube e sudditante nei confronti del regime politico e di quello di fabbrica che fu dei sindacati fascisti.
                                                                                       
Un modello neo-corporativo nel quale l’interesse dell’impresa - quali che siano le forme nelle quali si esprime - viene fatto corrispondere con gli interessi generali.
C’è - incorporato nell’editto di Marchionne - lo stesso divieto di sciopero, pena il licenziamento, che fu istituzionalizzato per legge nel ventennio. E c’è lo scioglimento d’autorità, dentro l’azienda, del sindacato, del solo sindacato indipendente rimasto in campo, la Fiom CGIL.
                                                                                                                             
Questo poderoso colpo all’architrave su cui poggia la Costituzione e, possiamo ben dirlo, la democrazia, sta portando alla manomissione di quell'articolo 18 che nel lontano 1970, fece entrare nelle fabbriche la Costituzione.
                                                                                   
Il diritto al lavoro è sempre stato, per la nostra organizzazione un diritto indisponibile, così come per noi è fondamentale che il diritto alla reintegra rimanga in capo al lavoratore e non al giudice che può decidere in modo discrezionale.                                                                                  
La riforma del mercato del lavoro, che prevede una riduzione degli ammortizzatori sociali in un momento di recessione economica, accompagnata dalla flessibilità in uscita e collegata alla manovra delle pensioni, genererà un emergenza sociale di proporzioni straordinarie, dove i padri saranno contrapposti ai figli e dove verranno espulsi dal mondo del lavoro intere generazioni di uomini e donne considerati troppo vecchi per lavorare e troppo giovani per andare in pensione.
                                                                                                              
Oggi l'obiettivo di questo Governo è l'eliminazione di qualsiasi vincolo alle scelte di libertà d'impresa (quindi anche quella di licenziare) che possa interferire sull'obiettivo del profitto, del resto è stato chiamato per questo. E' interesse del Padronato distruggere il sistema di “ tutele all'occupazione “ ed asservire la forza lavoro ad un nuovo quadro normativo che sostenga con maggiore efficacia il loro interesse. Oggi la riforma del mercato del Lavoro dice che bisogna creare un nuovo quadro normativo che rompa il legame tra forza lavoro e posto di lavoro,  con la libertà di licenziare ed assumere, in qualsiasi momento a seconda della necessità, senza sottostare a vincoli di rigidità, cercando di condizionare il quadro politico e le stesse forze sindacali ad accettare la necessità di questo cambiamento.
                                      
Naturalmente tutto ciò viene spudoratamente presentato come l'unico modo per affrontare la crisi, per non restare legati a vecchi sistemi, e per essere quindi creativi ed innovativi, valorizzando la libertà di scelta degli individui ed i valori della persona umana, contro ogni forma di “oppressione burocratica” che deriva dalle organizzazioni e dalle contrattazioni collettive. La liberalizzazione del mercato del lavoro, in entrata ed in uscita, l'assenza di vincoli e di tutele, ci spiegano, dovrebbe essere vissuta  come occasione di libertà e sviluppo individuale, immaginandosi così scenari dove i lavoratori vanno e vengono, dove il tempo di disoccupazione diventa tempo libero per la creatività e la formazione, dove precario è bello. La forza lavoro e le stesse organizzazioni sindacali, devono dimostrare “responsabilità”, e quindi disponibilità a concorrere al bisogno di flessibilità ed al perseguimento di maggior produttività ed efficienza. Tutto questo è inevitabilmente una follia, e noi non possiamo essere complici di questo sistema.                                                                                            
Diventa quindi decisivo calendarizzare le prossime 8 ore di sciopero,  impegnando tutta la nostra organizzazione in una corale risposta di lotta, capace di chiamare a raccolta tutti i lavoratori e di costituirsi come il collante di un raggio amplissimo di mobilitazioni sociali, perché, se la deriva non viene arrestata, ora, attraverso la lotta più ferma e incisiva, diventerà molto più arduo farlo domani, perché a quel punto, introiettata la sconfitta senza lottare, soccombere alla legge della prepotenza apparirà come il solo atto ragionevole, suggerito dall’istinto di sopravvivenza.
                                                                                                                                            
Oggi non ci possono più essere tentennamenti, tocca alla Cgil assumere in proprio l'iniziativa dello sciopero generale, che ha sempre un valore costituente e finisce per travolgere sul campo le reticenze politiche e i confini talvolta ambigui dentro i quali si vorrebbe contenere l'espressione.

                                                                                                                          
Non soccombere è l'unica condizione per riprendere domani un cammino unitario che il cedimento di oggi ci precluderebbe.                                                                                   L'atto di ostilità è rivolto contro tutto ciò che noi siamo e rappresentiamo e non possiamo disperdere un così grande patrimonio di esperienza, di sapienza politica, di moralità, sarebbe letale per noi, oggi, una pura azione di rimessa, volta ad evitare il peggio.                                                                                      
Dobbiamo evitare di vivere di illusioni, di poter contribuire alla soluzione della crisi e di partecipare, in qualche modo, in un secondo momento, alla spartizione dei risultati.

        Le delegate e i delegati della
“Cgil che vogliamo” Filctem Brescia

domenica 27 maggio 2012

120 anni di Camera del Lavoro di Brescia 120 anni per il lavoro


ANNIVERSARIO della Camera del lavoro di Brescia…… si doveva festeggiare con i lavoratori nelle fabbriche…..
Quando in CGIL si fanno pagare ai tesserati (un contributo)per fare il 730 e si depotenzia il patronato per mancanza di fondi, in un periodo di crisi non si dovrebbero sperperare in festeggiamenti come quelli fatti in questi giorni.
Io non ho partecipato anche se invitato come membro della segreteria FILCTEM, penso che il sindacato sono i lavoratori, e con loro bisognava pensare i festeggiamenti....ogni tanto (sempre)  mi sembra questo sfugge.
Mentre al nostro segretario Susanna Camusso presente anche per l’anniversario della strage di piazza della loggia,  ricordo che non ci sono più in agenda le questioni importanti come l’art.18, riforma armonizzatori, chiarimenti sugli esodati e altro ancora che facevano parte del pacchetto di 16 ore di sciopero già proclamato dalla CGIL…..Noi vogliamo lo sciopero generale e non le passerelle come il 2 giugno a Roma, ancora una volta di Sabato e per di più in un giorno di festa….. non ci serve inseguire nessuno…..che CISL e UIL vadano da soli se hanno in agenda obbiettivi diversi…..

pesca alla carpa Leo 27 maggio 12



giovedì 24 maggio 2012

Brescia - al Broletto, presidio in difesa dell'art. 18 di Rifondazione Comunista

GIOVEDì 24 MAGGIO dalle ore 16.30, Presidio in difesa dell'art. 18, in concomitanza con l'inizio della discussione al Senato proprio sul decreto  legge sul lavoro, presso  IL CORTILE DEL BROLETTO (davanti alla Prefettura).


Ciao Bruno


La cosa più semplice sarebbe dirti che ci mancherai tanto... e sai, le cose più semplici di solito sono le più vere.
 CIAO BRUNO



Palermo, oggi i funerali di Stato per Placido Rizzotto

NAPOLITANO: RISCHIO RITORNO ALLA VIOLENZA DI STAMPO STRAGISTA

Palermo, oggi i funerali di Stato per Placido Rizzotto, presente anche una delegazione della Camera del Lavoro. Lunedì a Brescia, anniversario della strage di piazza Loggia, sul palco anche una studentessa di Brindisi

"Non possiamo escludere" che la criminalità organizzata "possa oggi anche tentare feroci ritorni alla violenza di stampo stragista e terroristico". A dirlo è il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo ieri i (23 maggio) a Palermo alla commemorazione della strage di Capaci, venti anni dopo la morte di Giovanni Falcone.
"Non ci facemmo intimidire, non lasciammo seminare paura e terrore né nel '92 né in altre dure stagioni sconvolgenti; tantomeno cederemo ora", aggiunge. "Procedere con profonda sicurezza circa l'esito della lotta alla mafia - a suo avviso - non significa nasconderci la gravità degli errori che in sede giudiziaria possono compiersi, come se ne sono compiuti nei procedimenti relativi alla strage di via D'Amelio. In tali casi non si deve esitare a rimettere in discussione le conclusioni a cui si era pervenuti, non si deve esitare pur di raggiungere la verità".
Migliaia di persone hanno  partecipato alla manifestazione - alla quale era presente anche una delegazione brescianna della Camera del Lavoro - che si è conclusa all'albero di ficus sotto casa Falcone (nella foto sopra)
Il presidente del Consiglio Mario Monti, prima di lasciare l'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, ha incontrato i familiari di Placido Rizzotto, il sindacalista della Cgil ucciso dalla mafia nel 1948 e di cui oggi (24 maggio) si terranno i funerali di Stato a Corleone. Anche qui sarà presente Napolitano.
Lunedì, 38esimo anniversario della strage di piazza Loggia, sul palco degli oratori ci sarà anche una studentessa della scuola di Brindisi colpita dall'attentato sabato scorso.

Falcone e Borsellino: Per non dimenticare quando i magistrati dicevano "la gente fa il tifo per noi"

A vent’anni dal tragico attentato a Giovanni Falcone, nel quale morirono anche sua moglie e gli uomini della scorta, ricordiamo e onoriamo il sacrificio del giudice che insieme a Borsellino è il simbolo della lotta alle mafie e di rispetto per la democrazia. Falcone è stato ucciso perché aveva capito i legami tra mafie e Stato, legami che in questi anni non sono stati recisi. Alle migliaia di ragazzi e ragazze che oggi sono a Palermo a ricordare Falcone lo stato questo deve : la verità e la rimozione del degrado economico e sociale che sono alla base della forza delle mafie, di quelle di ieri come di quelle di oggi.

Paolo Ferrero

sabato 19 maggio 2012

Brescia - Rugby: Cammi Calvisano campione d'Italia


Il Cammi Calvisano ha conquistato lo scudetto di Eccellenza di rugby. Al Peroni Stadium ha sconfitto Prato 16-14 nella finale-2.
I gialloneri, che partivano con i favori del pronostico avendo vinto la prima finale giocata in Toscana (27-22), hanno posto le basi della vittoria nel primo tempo, allungando a inizio ripresa per poi subire la rimonta degli ospiti e soffrire un po' nel finale. Vittoria comunque alla fine meritata per i gialloneri.
Calvisano, al suo terzo tricolore nella storia (gli altri li ha conquistati nel 2005 e nel 2008), ha stabilito anche un nuovo record: non era mai successo infatti che una  neo promossa conquistasse lo scudetto.

Deflagrazioni all'ingresso dell'istituto Morvillo Falcone.

Contro la barbarie del terrorismo che vuole spaventare, invitiamo alla mobilitazione popolare. Se gli assassini che mettono le bombe e uccidono ragazze inermi vogliono seminare il terrore, spaventare, spingere la gente a chiudersi in casa, noi dobbiamo reagire, manifestare e discutere collettivamente. Invitiamo i circoli di Rifondazione, le organizzazioni democratiche, i sindacati, i sindaci democratici a indire manifestazioni e assemblee pubbliche in tutti i comuni d’Italia. I terroristi hanno come obiettivo il popolo, il popolo deve ritrovarsi.

venerdì 18 maggio 2012

Sentenza del TAR - Ospitaletto al voto entro la fine del 2012

Teletutto: il servizio del Tg
Ore: 14:55 | venerdì, 18 maggio 2012
 
Ospitaletto, si torna al voto: così ha deciso una sentenza del Tar. Fatti salvi i tempi tecnici, gli abitanti andranno alle urne prima di fine anno.
La sentenza del giudice Calderoni, una trentina di pagine, ha riassunto la tormentata vicenda elettorale, con le elezioni del maggio 2011 annullate per via giudiziaria.

Da lì una serie di battaglie legali a suon di carte bollate, con tanto di ricorsi fino all'ultima decisione del Tar: dal primo luglio ed entro il l 30 settembre la Prefettura dovrà convocare i comizi elettorali e dopo 15 giorni si andrà alle urne. In caso contrario verrà nominato un commissario.