Manifestazioni
organizzate in tutta Italia dai sindacati di base e dalla Fiom. Il segretario generale
della Cgil: "Non è un voto di fiducia che cambierà le nostre
iniziative". Segratario Fiom: "Mediazione Pd è presa in giro dei
lavoratori". Pd: "Ascoltiamo la piazza, ma anche chi non c'è".
Alfano: "Intesa vicino"
ROMA - Il giorno dopo l'accordo raggiunto all'interno del
Pd sul Jobs act, nelle piazze di tutta Italia sono andati in scena oltre venti i
cortei organizzati per lo 'Strike Sociale', una mobilitazione
promossa da Fiom, Cobas e sindacati autonomi, studenti e precari, attivisti per
i diritti civili, esponenti dei centri sociali e delle "occupazioni
culturali".
A Milano la manifestazione più ampia
organizzata da Fiom-Cgil, che ha indetto uno sciopero dei metalmeccanici in
tutto il Centro-Nord. Dietro lo striscione 'Lavoro legalità uguaglianza
democrazia, sciopero generale', hanno sfilato uno di fianco all'altro il
segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e quello della Fiom, Maurizio
Landini. Scontri con
feriti, lanci di petardi e uova si sono verificati durante alcuni
cortei: a Padova alcuni agenti sono rimasti feriti mentre a Milano la polizia
ha caricato i manifestanti.
Segnali d'apertura. E mentre la piazza protestava, sul fronte della maggioranza sono arrivati segnali di apertura da Ncd che ieri aveva fortemente criticato il nuovo testo. Proprio il capogruppo Ncd al Senato, Maurizio Sacconi, che aveva definito inaccettabile la nuova versione, chiedendo un'urgente riunione di maggioranza, pena la rottura, oggi si dice ottimista: "L'accordo? Ci stiamo lavorando, non è ancora fatto, ma mi pare che ci siano tutte le condizioni per raggiungerlo". E più tardi, il ministro dell'Interno Angelino Alfano conferma: "L'intesa è vicina". Non è preoccupato per la posizione di Ncd il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini: "Il confronto è giusto. Quanto ai licenziamenti nella delega noi introduciamo un titolo, un principio, che è la modifica dell'articolo 18 per estendere i diritti anziché ridurli, poi ci saranno i decreti attuativi". Sulle proteste di oggi, Guerini ha sottolineato l'importanza di rispettare la piazza, ma anche chi non ha partecipato alle manifestazioni: "In piazza c'è una sigla sindacale, la Cgil, che ascoltiamo, ma ascoltiamo pure le sigle che non sono in piazza", ha detto. "La piazza - ha spiegato - si rispetta, le manifestazioni si ascoltano, ma noi stiamo mettendo in campo con la legge di stabilità misure che vanno a sostegno del reddito, gli 80 euro, misure che diminuiscono la tassazione così come con il Jobs act estendiamo la platea dei diritti". Susanna Camusso dice che non basta? "Ne prendiamo atto, ma il governo Renzi sta facendo uno sforzo titanico che nessuno ha mai fatto”.
Segnali d'apertura. E mentre la piazza protestava, sul fronte della maggioranza sono arrivati segnali di apertura da Ncd che ieri aveva fortemente criticato il nuovo testo. Proprio il capogruppo Ncd al Senato, Maurizio Sacconi, che aveva definito inaccettabile la nuova versione, chiedendo un'urgente riunione di maggioranza, pena la rottura, oggi si dice ottimista: "L'accordo? Ci stiamo lavorando, non è ancora fatto, ma mi pare che ci siano tutte le condizioni per raggiungerlo". E più tardi, il ministro dell'Interno Angelino Alfano conferma: "L'intesa è vicina". Non è preoccupato per la posizione di Ncd il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini: "Il confronto è giusto. Quanto ai licenziamenti nella delega noi introduciamo un titolo, un principio, che è la modifica dell'articolo 18 per estendere i diritti anziché ridurli, poi ci saranno i decreti attuativi". Sulle proteste di oggi, Guerini ha sottolineato l'importanza di rispettare la piazza, ma anche chi non ha partecipato alle manifestazioni: "In piazza c'è una sigla sindacale, la Cgil, che ascoltiamo, ma ascoltiamo pure le sigle che non sono in piazza", ha detto. "La piazza - ha spiegato - si rispetta, le manifestazioni si ascoltano, ma noi stiamo mettendo in campo con la legge di stabilità misure che vanno a sostegno del reddito, gli 80 euro, misure che diminuiscono la tassazione così come con il Jobs act estendiamo la platea dei diritti". Susanna Camusso dice che non basta? "Ne prendiamo atto, ma il governo Renzi sta facendo uno sforzo titanico che nessuno ha mai fatto”.
Camusso: "La partita non
è chiusa". "La partita
non è chiusa, non è un voto di fiducia che cambierà il nostro orientamento, la
nostra iniziativa". Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, non arretra
e risponde al premier Matteo Renzi che sul Jobs act si è detto pronto a
chiedere il voto di fiducia. Applausi, ma anche qualche fischio, hanno accolto
la leader Cgil sul palco in Piazza Duomo. Il segretario Cgil 'boccia' poi la
mediazione raggiunta all'interno del Pd: "Non ci pare che quella
mediazione sia una risposta per mantenere la difesa dei diritti che noi
facciamo. Siamo in tantissimi - ha sottolineato Camusso - e questa è la conferma
di quello che diciamo da sempre: c'è bisogno di un grande investimento pubblico
che crei lavoro e rimetta in sicurezza il Paese. Il governo Renzi dovrebbe
decidere di investire per creare lavoro, invece che continuare in una ricetta
di riduzione dei diritti". Alla leader Cgil ha risposto il presidente del
Pd, Matteo Orfini: "Questa
volta ha ragione @SusannaCamusso: la mediazione del Pd sul jobs act non difende
i diritti. Li estende", ha scritto su Twitter.
Landini: "Renzi contro lavoratori, così va a sbattere". Quello che arriva dalla piazza, secondo il segretario generale Fiom, è un messaggio che la gente che lavora lancia al governo: "Dice che non è questa la strada e siamo pronti ad andare avanti fino in fondo. Chi è in piazza non parla solo al sindacato, ma al Paese, al governo perché devono capire che per risolvere i problemi bisogna farlo con chi lavora", ha aggiunto Landini, che ha sottolineato che le posizioni del governo sono quelle di Confindustria: "L'attacco assurdo allo statuto dei lavoratori, la riduzione delle tasse senza garanzie sugli investimenti: queste sono le richieste di Confindustria. Ma così si va a sbattere. Abbiamo offerto il dialogo a Renzi, ma lui lo rifiuta. Lui ha scelto un'altra strada, noi gli diciamo- ha concluso Landini- che c'è bisogno di unire il Paese, non di dividerlo". Anche il segretario Fiom è duro sulla mediazione del Partito democratico:
"La possibile mediazione che il Pd ha
trovato è una presa in giro dei lavoratori perché serve solo a quei
parlamentari di conservare il proprio posto.
Non serve ai lavoratori e
alla difesa dei loro diritti".
L'accordo non convince. Il dibattito sul Jobs act prosegue anche all'interno del Pd: "Neanche io sono
molto contenta di questo accordo. Adesso lo guarderò, ma non so se in quelle
modifiche sono previste le risorse e voglio capire come viene cambiato
l'articolo 18. Io credo che non andasse toccato", ha detto la presidente
della commissione antimafia, Rosy Bindi.
"Mi riprometto di leggere il testo - ha aggiunto - io non avevo approvato
le conclusioni della direzione, se si tratta del mero recepimento e per di più
senza risorse del deliberato della direzione faccio fatica a ritrovarmi in quel
testo". L'accordo non convince. Il dibattito sul Jobs act prosegue anche all'interno del Pd: "Neanche io sono
Un vero e proprio ultimatum arriva a Renzi da Renato Brunetta: "Caro Matteo Renzi ti sfido! Se il primo gennaio i decreti legislativi del Jobs act non saranno in vigore, ti dimetti? Gradita risposta", ha scritto su Twitter il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
dalla REPUBBLICA




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