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venerdì 18 novembre 2016
Tessili, è il giorno dello sciopero....
18
novembre 2016 - I 420 mila lavoratori del tessile-abbigliamento tornano
a scioperare in difesa del contratto nazionale, scaduto più di sei mesi
fa e la cui trattativa con Smi-Confindustria per il rinnovo si è
bruscamente interrotta lo scorso 20 ottobre.Manifestazioni in tutta
Italia, quella principale a Milano, alla quale partecipa anche una
delegazione della Filctem Cgil di Brescia.




Al
centro del mirino di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil c’è
l’indisponibilità delle controparti a rivedere l’impostazione sul
modello di individuazione ed erogazione degli incrementi salariali e per
le richieste normative tutte incentrate a comprimere i diritti e il
ruolo negoziale di sindacati e Rsu.
Filctem, Femca e Uiltec sottolineano come l'obiettivo degli industriali sia, anzitutto, l’accentramento nel contratto nazionale di ogni norma in materia di organizzazione del lavoro, attraverso una revisione che nega la contrattazione aziendale e il decentramento al secondo livello di orari e classificazione, come invece attualmente previsto. I sindacati rifiutano anche le richieste delle controparti di ridurre le ferie degli impiegati, di recepire pienamente il Jobs Act, di disimpegnarsi sul nuovo sistema classificatorio (il cosiddetto “inquadramento”), di intervenire in maniera peggiorativa sui tre giorni di carenza per malattia (ora retribuiti al 50 per cento), sulla legge 104 e sullo straordinario individuale volontario.
I sindacati contestano, infine, la proposta delle imprese di distribuire il salario solo “ex-post”, cioè al termine della vigenza contrattuale, quindi senza adeguare i minimi contrattuali (ossia le paghe orarie e le quote contributive per la pensione). La verifica dell’inflazione verrebbe dunque fatta alla fine, invece di anticiparla nell'aumento in busta paga come prevede l'attuale modello contrattuale. Una richiesta inaccettabile per Filctem, Femca e Uiltec, soprattutto in considerazione dei già bassi salari dei lavoratori (di cui il 90 per cento donne) del tessile-abbigliamento. E dei buoni risultati del settore, che vede il fatturato complessivo in lieve crescita e la nutrita presenza di queste aziende nella classifica dei primi 50 gruppi aziendali (per fatturato).
“In un comparto dove la contrattazione di secondo livello, per cultura e per dimensione aziendale, stenta ad affermarsi, è irrinunciabile il ruolo regolatore e l’autorevolezza salariale del contratto nazionale” hanno spiegato i segretari nazionali Stefania Pomante (Filctem), Mario Siviero (Femca) e Riccardo Marcelli (Uiltec): “L’atteggiamento di Smi-Confindustria, inoltre, evidenzia la volontà di negare diritti come strumento prevalente a garantire competitività alle aziende”. Per gli esponenti sindacali la controparte “sembra interessata esclusivamente a ridurre diritti e salari attraverso l’affermazione di un modello contrattuale che definisca ex post i minimi e non dia all’atto della sottoscrizione alcuna certezza previsionale”.
Filctem, Femca e Uiltec sottolineano come l'obiettivo degli industriali sia, anzitutto, l’accentramento nel contratto nazionale di ogni norma in materia di organizzazione del lavoro, attraverso una revisione che nega la contrattazione aziendale e il decentramento al secondo livello di orari e classificazione, come invece attualmente previsto. I sindacati rifiutano anche le richieste delle controparti di ridurre le ferie degli impiegati, di recepire pienamente il Jobs Act, di disimpegnarsi sul nuovo sistema classificatorio (il cosiddetto “inquadramento”), di intervenire in maniera peggiorativa sui tre giorni di carenza per malattia (ora retribuiti al 50 per cento), sulla legge 104 e sullo straordinario individuale volontario.
I sindacati contestano, infine, la proposta delle imprese di distribuire il salario solo “ex-post”, cioè al termine della vigenza contrattuale, quindi senza adeguare i minimi contrattuali (ossia le paghe orarie e le quote contributive per la pensione). La verifica dell’inflazione verrebbe dunque fatta alla fine, invece di anticiparla nell'aumento in busta paga come prevede l'attuale modello contrattuale. Una richiesta inaccettabile per Filctem, Femca e Uiltec, soprattutto in considerazione dei già bassi salari dei lavoratori (di cui il 90 per cento donne) del tessile-abbigliamento. E dei buoni risultati del settore, che vede il fatturato complessivo in lieve crescita e la nutrita presenza di queste aziende nella classifica dei primi 50 gruppi aziendali (per fatturato).
“In un comparto dove la contrattazione di secondo livello, per cultura e per dimensione aziendale, stenta ad affermarsi, è irrinunciabile il ruolo regolatore e l’autorevolezza salariale del contratto nazionale” hanno spiegato i segretari nazionali Stefania Pomante (Filctem), Mario Siviero (Femca) e Riccardo Marcelli (Uiltec): “L’atteggiamento di Smi-Confindustria, inoltre, evidenzia la volontà di negare diritti come strumento prevalente a garantire competitività alle aziende”. Per gli esponenti sindacali la controparte “sembra interessata esclusivamente a ridurre diritti e salari attraverso l’affermazione di un modello contrattuale che definisca ex post i minimi e non dia all’atto della sottoscrizione alcuna certezza previsionale”.
http://www.cdlbrescia.it
giovedì 27 ottobre 2016
In bocca al lupo Ibrahima.....
PRIMA VOLTA DI UNA PERSONA DI ORIGINE STRANIERA
Ibrahima Niane nuovo segretario generale della Fillea Cgil
Ibrahima Niane nuovo segretario generale della Fillea Cgil
27
ottobre 2016 - Ibrahima Niane, 45 anni, è il nuovo segretario generale
della Fillea Cgil di Brescia, categoria nella quale il 40% degli
iscritti è di origine straniera. A eleggerlo oggi - con 24 voti a favore
e 5 contrari - l'assemblea generale della categoria degli edili. È la
prima volta che a Brescia viene eletto un segretario generale di
categoria di origini straniere.
«Sono molto contento che la categoria abbia deciso in questo modo - afferma il segretario della Camera del Lavoro Damiano Galletti -. Sono personalmente molto onorato che, anche in questo modo, si possa rappresentare il cambiamento in atto nella nostra organizzazione». «Un ringraziamento personale a Renzo Bortolini, il segretario uscente, che ha lavorato molto per determinare questo cambiamento e che ha avuto fiducia in me - sottolinea Niane -. sarò il segretario di tutti, consapevole delle difficoltà del settore edilizio in corso da anni».
Ibrahima Niane, 45 anni, è nato a Pikine, periferia della capitale del Senegal Dakar. Arrivato in Francia nel 1990, l'anno successivo si trasferisce in Italia. Lavora prima a Napoli in un panificio e dal 1992 a Como. Dal 1993 al 1997 lavora all'Avicola San Martino, dove prende la prima tessera della Cgil. Dal 1997, dopo aver frequentato il CFP di Chiari, lavora come operaio metalmeccanico e nel 2004 inizia l'attività di funzionario sindacale per la Fillea Cgil, categoria nella quale entra successivamente in segreteria a parite dal 2012.
Camera del Lavoro di Brescia
Fillea Cgil Brescia
«Sono molto contento che la categoria abbia deciso in questo modo - afferma il segretario della Camera del Lavoro Damiano Galletti -. Sono personalmente molto onorato che, anche in questo modo, si possa rappresentare il cambiamento in atto nella nostra organizzazione». «Un ringraziamento personale a Renzo Bortolini, il segretario uscente, che ha lavorato molto per determinare questo cambiamento e che ha avuto fiducia in me - sottolinea Niane -. sarò il segretario di tutti, consapevole delle difficoltà del settore edilizio in corso da anni».
Ibrahima Niane, 45 anni, è nato a Pikine, periferia della capitale del Senegal Dakar. Arrivato in Francia nel 1990, l'anno successivo si trasferisce in Italia. Lavora prima a Napoli in un panificio e dal 1992 a Como. Dal 1993 al 1997 lavora all'Avicola San Martino, dove prende la prima tessera della Cgil. Dal 1997, dopo aver frequentato il CFP di Chiari, lavora come operaio metalmeccanico e nel 2004 inizia l'attività di funzionario sindacale per la Fillea Cgil, categoria nella quale entra successivamente in segreteria a parite dal 2012.
Camera del Lavoro di Brescia
Fillea Cgil Brescia
lunedì 3 ottobre 2016
In crociera e gioielleria con i soldi dei lavoratori: a processo i dirigenti della Uil
Oltre 32 mila euro spesi a bordo delle navi Costa da Barbagallo, Angeletti e altri manager. Migliaia di euro per brillanti e soggiorni vacanza
E' causale
del bonifico con cui dai conti correnti di Uil Trasporti, Uil
Pensionati e Uil Pubblica Amministrazione è stata sbloccata e trasferita
la cifra di 16.456 euro. A favore di Luigi Angeletti e Carmelo
Barbagallo, rispettivamente ex ed attuale segretario della Unione
italiana del lavoro. E' il più eclatante ma non l'unico caso di
appropriazione indebita, per fini personali, di fondi del sindacato per
cui la Procura di Roma ha messo sotto inchiesta e rinviato a processo i
vertici della Uil (oltre a Barbagallo e Angeletti sono comparsi di
fronte al giudice i dirigenti Goffredo Patriarca, Giuseppe Caronia,
Romano Bellissima, Salvatore Bosco, Luigi Simeone e Ubaldo Conti).
Chiamati a spiegare come i soldi dei lavoratori siano finiti nelle loro
tasche, per poi essere spesi in soggiorni vacanza, crociere esotiche ed
acquisti di brillanti Swarovski.
Costa Favolosa, Costa Deliziosa, crociere nella terra dei vichinghi
Gli oltre sedicimila euro che sarebbero dovuti servire a sostegno dell'azione sindacale, in soccorso dei lavoratori del settore pubblico, del trasporto e non ultimi ai pensionati, hanno pagato la crociera Terra dei Vichinghi a bordo della Costa Atlantica a Barbagallo, Angeletti, Bosco e Bellissima e i rispettivi accompagnatori. Era il marzo del 2010, e ai dirigenti della Uil la crociera deve essere piaciuta così tanto da progettarne un'altra l'anno successivo, maggio 2011. Altro bonifico, altri 16 mila euro per permettere al segretario, all'ex e ai loro assistenti di soggiornare a bordo della Costa Favolosa, una delle più lussuose della celebre flotta per il turismo via mare. E siccome non basta mai, ecco altri passaggi di denaro dalle casse del sindacato, le quote versate dagli iscritti, alle tasche di chi dovrebbe tutelarli.Il camping deluxe e i brillanti
Le accuse di spese indebite per cui i pesi massimi della Uil sono a processo comprendono anche 2.900 euro di cui si sarebbe appropriato Goffredo Patriarca, allora tesoriere della sezione Trasporti, e che avrebbe donato al collega Ubaldo Conti per permettergli di essere spesato di tutto punto nei 15 giorni di soggiorno nel villaggio vacanza California Camping a Marina di Montalto, nell'estate del 2010, in cui Conti ha portato con sé anche la madre e suo nipote. C'è qualcosa di più bello e seducente dei brillanti Swaroski? Ed ecco Goffredo Patriarca usare ancora la carta di credito intestata alla Uil e collegata alla sezione Trasporti, per usare i fondi presenti in quel conto e fare shopping in gioielleria. Quattro volte, per 2.800, 1.700, 1.935 e 630 euro, spesi tra gennaio e settembre 2011. I dirigenti sindacali sono comparsi nella prima udienza di fronte al giudice Marco Genna e al Pm Cinzia De Aglio, titolare dell'inchiesta insieme ai colleghi Pesci e Marinaro.http://notizie.tiscali.it
martedì 30 agosto 2016
IL SISMA NEL CENTRO ITALIA - Terremoto, la gara di solidarietà dei lavoratori italiani

Su Rassegna Sindacale ( http://www.rassegna.it/articoli/dai-lavoratori-gara-di-solidarieta)
la sintesi delle molte iniziative che sono state avviate dalle varie
categorie sindacali subito dopo il terremoto. “Un impegno totale e
continuo, quello che stanno mettendo in campo le categorie sindacali per
alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite dal sisma del 24
agosto. I metalmeccanici: le segreterie nazionali di Fim Cisl, Fiom Cgil
e Uilm Uil hanno promosso una raccolta di fondi che consisterà nel
devolvere un'ora di lavoro, garantendo che tali risorse vengano
destinate in modo tracciato e trasparente alla ricostruzione. “L'immane
tragedia che sta colpendo il Centro Italia merita un'immediata reazione
di sostegno, solidarietà e rispetto del dolore delle famiglie
coinvolte” scrivono in una nota, precisando che stanno “definendo
assieme a Cgil, Cisl e Uil il conto corrente su cui fare convergere
tale contributo, di cui comunicheremo al più presto le modalità
operative”.
Analoga iniziativa la stanno organizzando le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. I sindacati della chimica e della manifattura aderiscono all'iniziativa di Cgil, Cisl e Uil e “nei prossimi giorni promuoveranno una sottoscrizione tra i lavoratori dei settori da noi organizzati, comunicando le coordinate del conto corrente dove versare il valore corrispondente a un'ora di lavoro, invitando le strutture territoriali e le Rsu a sostenerne la massima diffusione”. In prima fila anche i sindacati della scuola: Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams si stanno attivando “per una raccolta fondi fra i lavoratori per contribuire in particolare alla ricostruzione degli edifici scolastici e per alleviare il grande disagio di un difficile avvio di anno scolastico”.
Anche gli operatori del credito scendono in campo: Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Sibfub, Ugl Credito, Uilca e Unisin hanno infatti chiesto “all'Abi di avviare da subito una raccolta fondi che veda la partecipazione di tutte le lavoratrici e i lavoratori del credito, con una quota pro capite di 10 euro”. I sindacati, inoltre, hanno chiesto all'Associazione bancaria italiana anche “di farsi carico presso tutti gli istituti di credito, come già attuato nel caso del terremoto in Emilia del 20 e 29 maggio 2012, di sospendere le rate dei mutui, dei prestiti e di tutte le altre iniziative finanziarie che riterranno opportune per alleviare le popolazioni”. Infine, i sindacati informano che “il Consiglio di Prosolidar (ndr. L'ente bilaterale del settore costituito per progetti di solidarietà-onlus) ha già deliberato di utilizzare il fondo dedicato per le emergenze a sostegno delle persone che stanno vivendo questo catastrofico evento”.
Da segnalare l'importante iniziativa dell’Auser nazionale (che ha subìto, tra l'altro, la distruzione delle due sedi di Arquata del Tronto e Pescara del Tronto). L'Associazione ha lanciato “una raccolta fondi da destinare alle famiglie più colpite dal sisma”. Il conto corrente bancario, intestato ad Auser presso Banca Etica Scarl, su cui versare le somme raccolte è: IBAN IT 89 L 05018 03200 000000105900; la causale è “Raccolta fondi terremoto 2016 Centro Italia”.
Il presidente dell’Auser, Enzo Costa, è intervenuto nei giorni scorsi su Radio Articolo 1: http://www.radioarticolo1.it/audio/2016/08/24/29198/solidarieta-con-le-popolazioni-colpite-dal-terremoto-parla-enzo-costa-auser
L’INIZIATIVA DEI SINDACATI DEI PENSIONATI
“Siamo in costante contatto con i nostri compagni del Lazio e delle Marche. Quello che ci dicono è che siamo ancora in una fase di profonda difficoltà e che stanno arrivando molti aiuti”. Lo scrive su Facebook il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti: “Insieme a Fnp-Cisl e Uilp-Uil stiamo attivando un conto corrente. L'emergenza sarà molto lunga e quindi servirà la mano di tutti, anche e soprattutto quando si saranno spenti i riflettori”.
http://www.cdlbrescia.it
Analoga iniziativa la stanno organizzando le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. I sindacati della chimica e della manifattura aderiscono all'iniziativa di Cgil, Cisl e Uil e “nei prossimi giorni promuoveranno una sottoscrizione tra i lavoratori dei settori da noi organizzati, comunicando le coordinate del conto corrente dove versare il valore corrispondente a un'ora di lavoro, invitando le strutture territoriali e le Rsu a sostenerne la massima diffusione”. In prima fila anche i sindacati della scuola: Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams si stanno attivando “per una raccolta fondi fra i lavoratori per contribuire in particolare alla ricostruzione degli edifici scolastici e per alleviare il grande disagio di un difficile avvio di anno scolastico”.
Anche gli operatori del credito scendono in campo: Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Sibfub, Ugl Credito, Uilca e Unisin hanno infatti chiesto “all'Abi di avviare da subito una raccolta fondi che veda la partecipazione di tutte le lavoratrici e i lavoratori del credito, con una quota pro capite di 10 euro”. I sindacati, inoltre, hanno chiesto all'Associazione bancaria italiana anche “di farsi carico presso tutti gli istituti di credito, come già attuato nel caso del terremoto in Emilia del 20 e 29 maggio 2012, di sospendere le rate dei mutui, dei prestiti e di tutte le altre iniziative finanziarie che riterranno opportune per alleviare le popolazioni”. Infine, i sindacati informano che “il Consiglio di Prosolidar (ndr. L'ente bilaterale del settore costituito per progetti di solidarietà-onlus) ha già deliberato di utilizzare il fondo dedicato per le emergenze a sostegno delle persone che stanno vivendo questo catastrofico evento”.
Da segnalare l'importante iniziativa dell’Auser nazionale (che ha subìto, tra l'altro, la distruzione delle due sedi di Arquata del Tronto e Pescara del Tronto). L'Associazione ha lanciato “una raccolta fondi da destinare alle famiglie più colpite dal sisma”. Il conto corrente bancario, intestato ad Auser presso Banca Etica Scarl, su cui versare le somme raccolte è: IBAN IT 89 L 05018 03200 000000105900; la causale è “Raccolta fondi terremoto 2016 Centro Italia”.
Il presidente dell’Auser, Enzo Costa, è intervenuto nei giorni scorsi su Radio Articolo 1: http://www.radioarticolo1.it/audio/2016/08/24/29198/solidarieta-con-le-popolazioni-colpite-dal-terremoto-parla-enzo-costa-auser
L’INIZIATIVA DEI SINDACATI DEI PENSIONATI
“Siamo in costante contatto con i nostri compagni del Lazio e delle Marche. Quello che ci dicono è che siamo ancora in una fase di profonda difficoltà e che stanno arrivando molti aiuti”. Lo scrive su Facebook il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti: “Insieme a Fnp-Cisl e Uilp-Uil stiamo attivando un conto corrente. L'emergenza sarà molto lunga e quindi servirà la mano di tutti, anche e soprattutto quando si saranno spenti i riflettori”.
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lunedì 18 luglio 2016
Maurizio Landini a Firenze

«Il Governo ha già fatto dei disastri consistenti: penso al Jobs act,
penso al fatto che i lavoratori oggi sono licenziabili, penso al fatto che oggi ci sono meno tutele e meno ammortizzatori sociali.
Non è che è stato distratto ha scelto di stare dalla parte delle
imprese, di stare contro i diritti delle persone che lavorano. Su questo
la Cgil ha raccolto migliaia di firme, le ha depositate e già alla
primavera del prossimo anno ci saranno i referendum per cancellare le
cose sbagliate del Jobs act, cancellare i voucher, cancellare una
riforma sbagliata della scuola.
Da questo punto di vista penso che sarebbe molto importante che in questa fase il governo facesse un provvedimento per defiscalizzare gli aumenti del contratto nazionale di lavoro, per permettere in questo modo alle persone di avere un ritorno economico e alle imprese di avere meno costi.
Se non ci sarà una riforma delle pensioni credo che nel mese di settembre il sindacato debba chiamare i lavoratori alla mobilitazione, perché non è più accettabile un sistema di questa natura.
Riformare la Fornero vuol dire abbassare l'età pensionabile, vuol dire ripristinare le pensioni di anzianità, vuol dire pensare anche ai giovani e superare un modello puramente contributivo che non dà fiducia.
Il governo se n’è uscito con un'idea un po' folle: questa idea che anziché abbassare l’età pensionabile e modificare la Fornero, siamo alla follia che un lavoratore che ha già versato per più di 40 anni per andare in pensione, dovrebbe fare un mutuo. Mi sembra un’offesa all’intelligenza delle persone.
In merito al referendum costituzionale mi impegnerò perché prevalga il no e venga respinta questa revisione sbagliata, che non è quella che serve a questo Paese.
Continuo a pensare che il problema del nostro paese non sia cambiare la Costituzione, ma applicarla, cosa che non è stata fatta.
È necessario che la gente torni a essere ascoltata e abbia il diritto di poter parlare. Io faccio un collegamento fra questo referendum, e quelli che ha organizzato la Cgil e che ci saranno nella prossima primavera, e anche i referendum che ci saranno per cambiare la legge sulla scuola.
Penso che i cittadini si debbano riprendere la parola che è stata loro tolta, e rimettere al centro il lavoro oggi vuol dire applicare la nostra Costituzione»
Da questo punto di vista penso che sarebbe molto importante che in questa fase il governo facesse un provvedimento per defiscalizzare gli aumenti del contratto nazionale di lavoro, per permettere in questo modo alle persone di avere un ritorno economico e alle imprese di avere meno costi.
Se non ci sarà una riforma delle pensioni credo che nel mese di settembre il sindacato debba chiamare i lavoratori alla mobilitazione, perché non è più accettabile un sistema di questa natura.
Riformare la Fornero vuol dire abbassare l'età pensionabile, vuol dire ripristinare le pensioni di anzianità, vuol dire pensare anche ai giovani e superare un modello puramente contributivo che non dà fiducia.
Il governo se n’è uscito con un'idea un po' folle: questa idea che anziché abbassare l’età pensionabile e modificare la Fornero, siamo alla follia che un lavoratore che ha già versato per più di 40 anni per andare in pensione, dovrebbe fare un mutuo. Mi sembra un’offesa all’intelligenza delle persone.
In merito al referendum costituzionale mi impegnerò perché prevalga il no e venga respinta questa revisione sbagliata, che non è quella che serve a questo Paese.
Continuo a pensare che il problema del nostro paese non sia cambiare la Costituzione, ma applicarla, cosa che non è stata fatta.
È necessario che la gente torni a essere ascoltata e abbia il diritto di poter parlare. Io faccio un collegamento fra questo referendum, e quelli che ha organizzato la Cgil e che ci saranno nella prossima primavera, e anche i referendum che ci saranno per cambiare la legge sulla scuola.
Penso che i cittadini si debbano riprendere la parola che è stata loro tolta, e rimettere al centro il lavoro oggi vuol dire applicare la nostra Costituzione»
venerdì 24 giugno 2016
Brescia, capitale dell'evasione fiscale
Venerdì
24 giugno 2016 - Nei primi cinque mesi dell’anno le Fiamme Gialle hanno
scovato 18 individui sconosciuti al fisco. Novanta le persone indagate
per reati fiscali da inizio anno dalla Guardia di Finanza.Brescia
produce il 2,5% della ricchezza nazionale, ma evade anche il 2,5%.
Approfondisce Gdb alle pagine. 10 e 11. Corriere riprende i dati a p.5 trattando anche la notizia di tre dipendenti dell’Agenzia delle Entrate indagati per corruzione.
http://www.cdlbrescia.it
venerdì 20 maggio 2016
mercoledì 18 maggio 2016
Boom dei voucher senza fine: 31,5 milioni in 3 mesi
Dati Inps: nel primo trimestre 2016 venduti 31,5 milioni di
voucher, in aumento del 45,6% rispetto al 2015. Stipulati 428.584
contratti a tempo indeterminato, ma il saldo è inferiore all'anno scorso
del 77%: si risente della riduzione degli incentivi
Nel primo trimestre 2016 sono stati venduti 31.5
milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro
accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto
al primo trimestre 2015, pari al 45,6%. Lo rileva oggi (18
maggio) l'Inps sottolineando che nel primo trimestre del 2015, la
crescita dell'utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al
75,4%.
Nei primi tre mesi del 2016, aggiunge l'Istituto, sono stati
stipulati 428.584 contratti a tempo indeterminato (comprese le
trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo
indeterminato sono state 377.497 con un saldo positivo di 51.087 unità.
Il numero - rileva - è peggiore del 77% rispetto al saldo positivo di
224.929 contratti stabili dei primi tre mesi 2015 e risente della
riduzione degli incentivi sui contratti stabili.
http://www.rassegna.it
BRESCIA - Le iniziative per il 42esimo anniversario della strage
Il programma completo delle iniziative per il 42esimo anniversario della strage di Piazza Loggia. Sotto, il programma del 28 maggio

venerdì 13 maggio 2016
TRASFERIMENTI D'AZIENDA - Da Stefana ad Esselunga, un passaggio che non sarà indolore
Il prossimo 26 maggio i 193 operai della Stefana di Ospitaletto passeranno in blocco alla Esselunga
di Bernardo Caprotti. Con l’acquisizione del ramo d’azienda
dell’acciaieria, per oltre 50 milioni di euro, i lavoratori della
Stefana diventeranno a tutti gli effetti dipendenti di Esselunga.
Un passaggio che non sarà indolore: il colosso della grande distribuzione applicherà infatti il contratto nazionale del Commercio e quello aziendale, che comporterà un taglio degli stipendi di circa 10mila euro lorde all’anno per operaio.
L’obiettivo dei sindacati è quello di riuscire, almeno nella
contrattazione interna, quella aziendale, a mantenere qualcuna delle
prerogative maturate dagli operai di Stefana in tanti anni di lavoro.
E’
chiaro che Esselunga non ha nessun obbligo in tal senso.
Altro aspetto riguarda poi la riconversione del sito di Ospitaletto in polo logistico Esselunga. Di stime ufficiali ancora non ce ne sono, ma si parla di almeno due anni di lavori. Durante questo periodo il colosso della grande distribuzione vorrebbe usufruire della cassa integrazione per i 193 operai.
La Fiom invece ha chiesto ad Esselunga di utilizzare, nei lavori di
smantellamento del sito siderurgico, chi in quell’azienda ci ha lavorato
per tanti anni. Le parti si vedranno ancora la settimana prossima.
E’ fissato invece per il prossimo 5 maggio alle 15 l’incontro tra i sindacati e i vertici della Fer-Par, società controllata al 100% dal Feralpi che ha acquistato per 10 milioni di euro l’impianto Stefana di via Brescia a Nave. In questo caso i lavoratori sono 91.
http://www.giornaledibrescia.it
Gli interinali sottopagati di Melfi
Fiat e indotto, denuncia la Cgil, non rispettano il
principio della parità di trattamento. Pesano il mancato adeguamento
della retribuzione di base e la non corresponsione del premio per il
raggiungimento degli obiettivi del piano industriale 2015-18
Sono a oggi un migliaio i lavoratori in
somministrazione in Fiat e nell’indotto di Melfi in Basilicata che
ricevono una retribuzione complessiva inferiore a quanto a loro dovuto,
sia in termini di premialità che di sottoinquadramanto, vivendo in
condizioni di lavoro precarie. Lo stesso vale per i 1.500 interinali
Fiat assunti in un secondo momento con il Jobs Act, che hanno ricevuto
dunque da interinali lo stesso trattamento. È quanto denunciano in una
conferenza stampa Simone Marinelli Cgil Nidil nazionale, Roberto
D’Andrea Fiom Cgil nazionale, Angelo Summa segretario generale Cgil
Basilicata e Massimo Brancato, responsabile Fiom Cgil Basilicata.
I lavoratori in somministrazione che in questi anni hanno
lavorato o che a oggi lavorano negli stabilimenti Fca, Cnhi e Magneti
Marelli hanno diritto, attaccano i sindacati, "alla parità di
trattamento economico e normativo sia secondo il Ccnl delle
agenzie per il lavoro, sia secondo quanto previsto dal D.Lgs. 81 del 15
giugno 201e da una direttiva del parlamento e del consiglio europeo.
In Fca e Cnhi, invece, non è così. In seguito alle
verifiche fatte sulle buste paga dei lavoratori in somministrazione
negli stabilimenti Fca e Magneti Marelli risulta infatti, si legge in
una nota, "che dal primo luglio 2015 a molti lavoratori non è stato
riconosciuto l'adeguamento della retribuzione base per un importo pari a
140,6 euro mensili. Questo significa che un lavoratore in
somministrazione in forza al primo luglio 2015, a cui non è stata
adeguata la retribuzione base, ha un ammanco mensile di 140,6 euro e
annuo di 1.820 euro (oltre all'incidenza sulla tredicesima mensilità e
su tutti gli altri istituti contrattuali)".
A questa somma, spiegano i sindacati, va aggiunta la quota
trimestrale dell'elemento retributivo per il raggiungimento degli
obiettivi del piano industriale 2015-18 pari a 82,5 euro a trimestre,
il così detto premio che non viene erogato ai lavoratori in
somministrazione e che in un anno di lavoro equivalgono a 3.280 euro in
meno. Una premialità sottratta in quanto con il Contratto Fiat "i
sindacati firmatari - fatta eccezione per la Fiom Cgil - e l'azienda
hanno deciso di fissare le condizioni di accesso al pagamento di
«elemento retributivo per efficienza» ai lavoratori in forza al 31
dicembre dell'anno di riferimento, escludendo di fatto i lavoratori
internali", spiega il comunicato.
Secondo la Cgil non viene così rispettato il principio della parità di trattamento economico,
che sancisce pari mansione e pari salario: "Anche gli elementi
premiali a partire dalla parte fissa di 308-330 euro annui dell'elemento
retributivo per il raggiungimento degli obiettivi del piano industriale
2015-2018 devono essere erogati anche ai lavoratori dipendenti dalle
agenzie".
La Fiom, che ha provveduto ad avviare nei confronti della direzione
aziendale tutte le iniziative utili a garantire le giuste e dovute
retribuzioni, "invita le lavoratrici e i lavoratori a contattare
i delegati e le strutture Fiom e NidiL territoriale per una verifica
delle buste paga. Sul sito web www.somministratimelfi.it sono pubblicati tutti i numeri utili con cui contattare il sindacato.
"Sono già stati presi provvedimenti nei confronti di quattro agenzie
del lavoro dell’area di Melfi, alle quali ieri è stata inviata una
lettera per la convocazione di un incontro – spiega il sindacato
metalmeccanici –. Non si esclude, inoltre, di rivolgersi alla
magistratura. Il mancato rispetto del principio della parità di
trattamento si unisce al già denunciato impedimento ai lavoratori
interinali alla partecipazione alle assemblee sindacali informative
indette dalla Fiom Cgil da parte del consorzio ACM, attraverso un
escamotage".
“Ci muoviamo in un quadro legislativo complesso. Da
un lato c’è la precarizzazione del lavoro che frantuma i diritti
universali dei lavoratori, i quali devono essere sono in capo alle
persone e non alle tipologie contrattuali, come stiamo portando avanti
con le firme per la proposta di legge popolare delle Carta dei diritti
universali del lavoro e dei tre quesiti referendari che la sostengono –
spiega Angelo Summa, segretario generale della Cgil lucana –. Dall’altro
ci sono dei principi ancora intoccabili come quello della parità del
trattamento economico che non possono essere violati".
Se l’indotto più importante del Mezzogiorno, che in
Basilicata ha all’attivo 3.000 lavoratori "ha anche 1.000 interinali
sottopagati – attacca il sindacalista –, possono esserci due spiegazioni:
una questione di convenienza da parte delle agenzie del lavoro o un
accordo tra queste e i datori di lavoro. Appare evidente come la
battaglia della Cgil Basilicata debba giocarsi su due livelli: il
rispetto dei diritti e il ripristino della legalità in un sito così
importante, che coinvolge con l’indotto 15.000 lavoratori".
"C’è sviluppo solo laddove c’è legalità. La
Basilicata – conclude Summa - deve essere il luogo in cui si rispettano
le regole. E’ il momento che anche gli organi ispettivi facciano la loro
parte affinché ciò avvenga altrimenti il rischio è che si ripeta quanto
accaduto in Val d’Agri”.
http://www.rassegna.it
mercoledì 11 maggio 2016
Mense e turismo, il contratto non è un optional
VENERDÌ LO SCIOPERO UNITARIO. PIAZZE PIENE IN MOLTE CITTÀ, A BRESCIA PRESIDIO ALL'OSPEDALE

sabato
7 maggio 2016
* Fast food, ristorazione commerciale, alberghi, tour
operator, agenzie di viaggio, mense, imprese di pulizia, terme. Già
fare l'elenco dei lavoratori e delle lavoratrici in sciopero ieri (a
Brescia c'è stato il presidio davanti all'ospedale Civile) racconta la
polverizzazione del terziario, al punto che provare a dare percentuali
(probabilmente non alte) sull'adesione è azzardato. I
sindacati di categoria (Filcams, Fisascat e Uiltucs) che fanno
riferimento a Cgil, Cisl e Uil sono comunque soddisfatti. Perché
l'iniziativa è stata unitaria, mai scontato negli ultimi anni, e perchè
tutti sono convinti che il tema sia di vitale importanza. È questione
che attraversa anche l'industria e il nodo è sul peso che debbano avere i
contratti nazionali, scaduti da tempo.
«Alla fine la logica è la stessa della grande distribuzione - afferma Giuseppe Leone, segretario generale Filcams Cgil -, l'idea è cioè quella di subordinare eventuali aumenti mettendo mano a questioni normative o economiche, chiedendo flessibilità aggiuntiva o altro ancora. In pratica, e noi siamo chiaramente contrari, c'è l'idea che il rinnovo del contratto nazionale debba essere autofinanziato dai lavoratori stessi. Teniamo presente che stiamo parlando di settori nei quali c'è ampio ricorso al part-time, è diffuso l'uso dei voucher e dove spesso l'ombrello del contratto nazionale rappresenta l'unica copertura».
Con le dovute differenze, il tema sul ruolo del contratto nazionale e su come lo scambio salari
«Alla fine la logica è la stessa della grande distribuzione - afferma Giuseppe Leone, segretario generale Filcams Cgil -, l'idea è cioè quella di subordinare eventuali aumenti mettendo mano a questioni normative o economiche, chiedendo flessibilità aggiuntiva o altro ancora. In pratica, e noi siamo chiaramente contrari, c'è l'idea che il rinnovo del contratto nazionale debba essere autofinanziato dai lavoratori stessi. Teniamo presente che stiamo parlando di settori nei quali c'è ampio ricorso al part-time, è diffuso l'uso dei voucher e dove spesso l'ombrello del contratto nazionale rappresenta l'unica copertura».
Con le dovute differenze, il tema sul ruolo del contratto nazionale e su come lo scambio salari
crescita della produttività debba essere portato a
livello aziendale si sta giocando la partita anche in ambito
metalmeccanico. La delicata partita che si sta avendo su più tavoli e i
relativi rinnovi contrattuali 8se e quando ci saranno) ridefiniranno le
relazioni industriali per i prossimi anni. Rinviato nel frattempo lo
sciopero che oggi, e sarebbe stata una prima volta in assoluto, avrebbe
dovuto interessare il gruppo Mediaworld. Giovedì sera, dicono i
sindacati, la proprietà avrebbe fatto infatti «un passo indietro» e ci
sarebbero quindi margini per riprendere il confronto (un incontro ci
sarà il 19 maggio). Sul tavolo ci sono 311 licenziamenti annunciati a
livello nazionale. A Brescia Mediaworld è presente in città e a Erbusco,
complessivamente con un centinaio di addetti. I posti a rischio sono
una decina ma, considerando l'ampio utilizzo del part-time, le persone
coinvolte potrebbero essere quasi il doppio. Sciopero ci sarà invece
sicuramente, a partire da lunedì, alla Vivenzi di Vestone, azienda di 30
dipendenti che produce vassoi di plastica. In contratto di solidarietà
da tempo, da quattro mesi i lavoratori non ricevono lo stipendio. «I
dipendenti - spiega una nota sindacale - dopo una ulteriore fiducia data
alla società nel mese di aprile, non intendono continuare nella
produzione fino a quando non verranno retribuiti».
* articolo Corriere della Sera - Brescia
giovedì 5 maggio 2016
Spunta l'elenco dei raccomandati del sindacato nella Vm del gruppo Fca di Marchionne. La mail incriminata
La segretaria Fim-Cisl: "Vi giro elenco persone interinali che lavorano in azienda fatte entrare da me: fategli la tessera". "Nulla da rimproverarmi, fanno tutti così"
Interno di una fabbrica di automobili
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di I.D.
La mail spedita dalla segretaria della Fim-Cisl di Ferrara è di quelle che sollevano bufere. In quella mail la sindacalista invita i colleghi del sindacato a intervenire sulle persone assunte alla Vm di Cento
su sua raccomandazione per chiedere loro l’iscrizione alla sua
organizzazione di categoria. A questo scopo allega un elenco e tira in
ballo il direttore del personale dell'azienda e il suo vice.
I rapporti sindacali all’interno del gruppo Fca (quello della Fiat) sono sempre stati bollenti. Almeno sotto certi aspetti e soprattutto verso certe componenti. Ma alla Vm - azienda della galassia automobilistica di Marchionne - che produce motori diesel, il ménage managerial-sindacale non andava malaccio. Almeno per quanto riguarda la componente Fim, come fa notare Repubblica. Basti pensare al messaggio telematico inviato il 23 settembre 2015, alle ore 18,10, dalla segretaria ai componenti del direttivo della sua organizzazione, la Fim-Cisl appunto.
Ci sono inoltre quelli “trasformati con contratto a tutele crescenti per i quali io mi sono spesa affinché si iscrivessero”. Dunque bisogna capitalizzare. “Altrimenti – scrive sempre la segretaria nella fatidica mail – non ha alcun senso che noi ci spendiamo per delle persone che poi non vengono con noi. A questi dovete proprio rompere i cogl…”.
http://notizie.tiscali.it
I rapporti sindacali all’interno del gruppo Fca (quello della Fiat) sono sempre stati bollenti. Almeno sotto certi aspetti e soprattutto verso certe componenti. Ma alla Vm - azienda della galassia automobilistica di Marchionne - che produce motori diesel, il ménage managerial-sindacale non andava malaccio. Almeno per quanto riguarda la componente Fim, come fa notare Repubblica. Basti pensare al messaggio telematico inviato il 23 settembre 2015, alle ore 18,10, dalla segretaria ai componenti del direttivo della sua organizzazione, la Fim-Cisl appunto.
La mail trafugata
Pare che una persona abbia trafugato la mail dal computer della sindacalista prima di lasciare l’organizzazione. Di conseguenza è stata resa di dominio pubblico. Sandra Rizzo, questo il nome della segretaria Fim, fa sapere di “aver già denunciato quella persona”, ma il contenuto della sua "lettera" è destinato sicuramente a creare grosse polemiche.Ecco alcuni brani riportati oggi da Repubblica:
“Vi giro l’elenco delle persone interinali che lavorano in azienda e che ho fatto entrare io – si legge nella mail della sindacalista – Secondo me dovreste organizzarvi per individuare dove lavorano (anche con l’aiuto di G.) e poi farvi conoscere”. Secondo quanto scrive il quotidiano, “G” è il "numero due dell’ufficio del personale della Vm", e sarebbe il dirigente aziendale che, "insieme ad “A” (il numero uno, citato più avanti sempre nella mail), avrebbe fatto entrare in Vm i candidati segnalati dalla segretaria Fim-Cisl"."Organizzatevi per fargli la tessera"
Nella missiva telematica la Rizzo chiede ai colleghi del sindacato di contattare i nuovi assunti per sua intercessione. “Questo è l’elenco degli interinali nostri iscritti. Questo è invece l’elenco delle persone che ho messo dentro sempre come interinali ma di cui manca ancora la tessera e che dovete organizzarvi per andargliela a fare”, scrive. Come spiega Repubblica, di seguito vengono riportati i nomi degli interessati, una decina, con il motivo della raccomandazione, che va dalla “conoscenza di C. della Cisl di Copparo” a “mia conoscenza”, da “nipote di C. della Cisl di Rovigo” ad “amica del delegato A”.Ci sono inoltre quelli “trasformati con contratto a tutele crescenti per i quali io mi sono spesa affinché si iscrivessero”. Dunque bisogna capitalizzare. “Altrimenti – scrive sempre la segretaria nella fatidica mail – non ha alcun senso che noi ci spendiamo per delle persone che poi non vengono con noi. A questi dovete proprio rompere i cogl…”.
La lista aperta
Come dire che avendo avuto il posto di lavoro per raccomandazione Fim devono iscriversi a quel sindacato. Per altro la lista delle assunzioni su segnalazione sembra ancora aperta. “Dovrò verificare con “A” (responsabile personale Vm, ndr) – scrive ancora la segretaria Fim – una lista di persone che ho in elenco ma non so se al momento sono dentro o meno”."Così fan tutti"
Ovviamente sulla vicenda la bufera è subito montata, ma Sandra Rizzo non si straccia le vesti. “Non ho nulla da rimproverarmi – dice sul giornale fondato da Eugenio Scalfari – Ho cercato di tutelare dei nostri iscritti, alcuni erano stati licenziati da altre aziende”. Inevitabile però che il giornalista di Repubblica, Paolo Griseri, le chieda: “Ma con quale autonomia lei potrà trattare con i vertici aziendali che le hanno assunto i raccomandati?”. Risposta: “Ma cosa crede? Tutti i sindacati fanno così”.http://notizie.tiscali.it
venerdì 29 aprile 2016
Mezzo milione in piazza contro la «Loi Travail»
Francia. In tutto il paese quarta giornata di proteste di
giovani e sindacati contro il «Jobs act» di Hollande. Tre poliziotti
feriti, di cui uno grave. Cortei e scontri anche a Rennes, Tolosa,
Marsiglia, Lione, Nantes e Le Havre
Quarta giornata di mobilitazione in due mesi in tutta la Francia contro la loi Travail, mentre il 3 maggio inizia il dibattito all’Assemblea sulla contestata riforma che porta il nome della ministra El Khomri.
A Parigi, la polizia ha cercato di dividere il corteo, anche con l’aiuto di un drone e di un elicottero, isolando i casseurs, circa 300 giovani, che si sono piazzati in testa al corteo, sfidando le forze dell’ordine. All’altezza della Gare d’Austerlitz sono cominciati gli scontri, lacrimogeni in risposta a lanci di oggetti contro gli agenti, poi ancora scene di guerriglia urbana al di là della Senna verso Nation, sono arrivati i pompieri per spegnere gli incendi di pattumiere.
Il ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve, ha affermato che 24
poliziotti sono stati feriti, tre gravemente, uno è in codice rosso, 124
fermi in tutta la Francia.
Feriti anche tra i manifestanti. L’Unef, sindacato degli studenti, condanna l’uso «sproporzionato della forza» da parte della polizia.
La partecipazione non è stata lontana da quella del 9 aprile (500mila
in tutta la Francia per la Cgt, 170mila per la polizia), in calo
rispetto al 31 marzo soprattutto nella capitale (a scuola ci sono le
vacanze di primavera).
Come in precedenza, c’è stata la coesistenza di due cortei a Parigi: in testa, gruppi molto ostili alla polizia, presente in forza, con slogan aggressivi e viso coperto, il grosso sono militanti del Mili (Movimento inter-lotte indipendente, nato nell’autunno del 2013, dopo l’espulsione di Leonarda, una liceale kosovara), seguiti da una marcia sindacale e studentesca tradizionale, con i leader delle sette organizzazioni che hanno invitato alla protesta (Cgt, Fo, Fsu, Solidaires, Unef, Fidl, Unl, non la Cfdt, che ha trattato con il governo per modificare alcuni punti della loi Travail).
Nel corteo, forte presenza visibile della Nuit Debout. La manifestazione, da Denfert a Nation, non è passata per place de la République ma in serata l’assemblea Nuit Debout ha invitato dei rappresentanti sindacali.
La Prefettura, che temeva tensioni, ha proibito ogni corteo da place de la République dopo le ore 19 e anche la musica è stata vietata.
Ci sono stati scontri in varie città, i più gravi a Rennes, Marsiglia, Tolosa, Lione, Nantes e Le Havre. Ci sono stati alcuni scioperi.
In testa al corteo, che ha proceduto con molta lentezza, slogan molto ostili alle forze dell’ordine, «tutti detestano la polizia», «abbasso lo stato, i flic (poliziotti, nda) e i padroni». In testa, all’inizio del corteo, anche un «Pink Bloc» di rappresentanti della commissione Lgtb della Nuit Debout. Poi un collettivo di studenti «interfac» con alla guida Paris VIII
. Critiche alla Cfdt, che tratta con il governo: «Berger, non siamo delle pecore» (Berger è il cognome del segretario della Cfdt e significa «pastore»).
Liceali, disoccupati, lavoratori, dobbiamo lottare tutti assieme, vinceremo tutti assieme», «Notte in piedi, giorno in sciopero», «Stasera restiamo tutta la notte», oltre ad appelli allo sciopero generale e un molto più terra-terra «crescita ritorna!».
In serata, prima del divieto della Prefettura, era previsto un
appuntamento all’assemblea di place de la République, con i sindacati
invitati da Nuit Debout. La relazione non è semplicissima. Quando
François Ruffin, l’autore del documentario Merci patron!, tra gli iniziatori di Nuit Debout, ha proposto una manifestazione comune il 1° maggio, l’accoglienza non è stata scontata.
La «convergenza delle lotte» ricercata da Nuit Debout si scontra con il pragmatismo dei sindacati. In particolare, Fo, più tradizionale, insiste nel voler limitare la mobilitazione contro la loi Travail, per ottenerne il ritiro. La Cgt è più aperta al dialogo, c’è stato un incontro di Nuit Debout anche con il segretario Philippe Martinez. Solidaires invece fin dall’inizio è presente a Nuit Debout.
Il governo cerca di disinnescare la protesta. Nella notte tra
mercoledì e giovedì è stato raggiunto un accordo sugli intermittenti
dello spettacolo, che la Cgt giudica «buono»: 507 ore di lavoro in 12
mesi (finora dovevano essere realizzate in 10,5 mesi) per ottenere la
disoccupazione, 90 milioni dal governo per un fondo di sostegno che
dovrebbe compensare il 50% dei tagli chiesti dal padronato. La ministra
della Cultura, Audrey Azoulay, ha chiesto di mettere fine
all’occupazione di vari teatri e di «restituirli al pubblico».
All’Odéon e alla Comédie française l’occupazione è sospesa ma ieri sera gli spettacoli previsti sono stati comunque annullati (l’Unedic, la struttura che gestisce la disoccupazione, intende respingere l’accordo, giudicandolo troppo favorevole ai lavoratori e rischioso per i conti).
In tarda serata l’Odéon è stato comunque sgomberato dalla polizia.
Martedì la legge El Khomri arriva all’Assemblée nationale, dove sono già stati presentati più di 3mila emendamenti. Il testo iniziale è stato modificato in alcuni punti, su pressione della Cfdt. Ma il Medef (padronato) minaccia di ritirarsi dalle trattative in corso con i sindacati se alcune promesse del governo – come la tassazione dei contratti a tempo determinato – non saranno annullate. In altri termini, tensione e confusione continuano, dopo i passi indietro del governo, dai tetti agli indennizzi dei tribunali del lavoro in caso di licenziamento abusivo diventati solo più «indicativi» e non obbligatori, all’estensione della «garanzia giovani», al conto personale di attività ecc. Per la destra la legge è ormai «svuotata e denaturata».
I giovani, anche se la legge El Khomri non li riguarda esclusivamente, accusano la riforma di istituzionalizzare il precariato, di annacquare le 35 ore, di facilitare i licenziamenti e di lasciare mano libera al padronato nelle imprese, immolando i diritti acquisiti sull’altare della competitività. Ai socialisti al governo ribattono «valiamo più di questo» e li accusano di aver ceduto all’ideologia di destra che considera la protezione del lavoro nemica dell’occupazione. In altri termini, li considerano «traditori».
François Hollande, ieri in visita a un sito di Thales, ha ribadito che la legge El Khomri non verrà ritirata: «L’obiettivo della loi Travail è di fare in modo che le assunzioni siano a tempo indeterminato». Il governo potrebbe scegliere la forza, mettendo la fiducia.
http://ilmanifesto.info
A Parigi, la polizia ha cercato di dividere il corteo, anche con l’aiuto di un drone e di un elicottero, isolando i casseurs, circa 300 giovani, che si sono piazzati in testa al corteo, sfidando le forze dell’ordine. All’altezza della Gare d’Austerlitz sono cominciati gli scontri, lacrimogeni in risposta a lanci di oggetti contro gli agenti, poi ancora scene di guerriglia urbana al di là della Senna verso Nation, sono arrivati i pompieri per spegnere gli incendi di pattumiere.
Feriti anche tra i manifestanti. L’Unef, sindacato degli studenti, condanna l’uso «sproporzionato della forza» da parte della polizia.
La partecipazione non è stata lontana da quella del 9 aprile (500mila
in tutta la Francia per la Cgt, 170mila per la polizia), in calo
rispetto al 31 marzo soprattutto nella capitale (a scuola ci sono le
vacanze di primavera).Come in precedenza, c’è stata la coesistenza di due cortei a Parigi: in testa, gruppi molto ostili alla polizia, presente in forza, con slogan aggressivi e viso coperto, il grosso sono militanti del Mili (Movimento inter-lotte indipendente, nato nell’autunno del 2013, dopo l’espulsione di Leonarda, una liceale kosovara), seguiti da una marcia sindacale e studentesca tradizionale, con i leader delle sette organizzazioni che hanno invitato alla protesta (Cgt, Fo, Fsu, Solidaires, Unef, Fidl, Unl, non la Cfdt, che ha trattato con il governo per modificare alcuni punti della loi Travail).
Nel corteo, forte presenza visibile della Nuit Debout. La manifestazione, da Denfert a Nation, non è passata per place de la République ma in serata l’assemblea Nuit Debout ha invitato dei rappresentanti sindacali.
La Prefettura, che temeva tensioni, ha proibito ogni corteo da place de la République dopo le ore 19 e anche la musica è stata vietata.
Ci sono stati scontri in varie città, i più gravi a Rennes, Marsiglia, Tolosa, Lione, Nantes e Le Havre. Ci sono stati alcuni scioperi.
In testa al corteo, che ha proceduto con molta lentezza, slogan molto ostili alle forze dell’ordine, «tutti detestano la polizia», «abbasso lo stato, i flic (poliziotti, nda) e i padroni». In testa, all’inizio del corteo, anche un «Pink Bloc» di rappresentanti della commissione Lgtb della Nuit Debout. Poi un collettivo di studenti «interfac» con alla guida Paris VIII
. Critiche alla Cfdt, che tratta con il governo: «Berger, non siamo delle pecore» (Berger è il cognome del segretario della Cfdt e significa «pastore»).
Liceali, disoccupati, lavoratori, dobbiamo lottare tutti assieme, vinceremo tutti assieme», «Notte in piedi, giorno in sciopero», «Stasera restiamo tutta la notte», oltre ad appelli allo sciopero generale e un molto più terra-terra «crescita ritorna!».
In serata, prima del divieto della Prefettura, era previsto un
appuntamento all’assemblea di place de la République, con i sindacati
invitati da Nuit Debout. La relazione non è semplicissima. Quando
François Ruffin, l’autore del documentario Merci patron!, tra gli iniziatori di Nuit Debout, ha proposto una manifestazione comune il 1° maggio, l’accoglienza non è stata scontata.La «convergenza delle lotte» ricercata da Nuit Debout si scontra con il pragmatismo dei sindacati. In particolare, Fo, più tradizionale, insiste nel voler limitare la mobilitazione contro la loi Travail, per ottenerne il ritiro. La Cgt è più aperta al dialogo, c’è stato un incontro di Nuit Debout anche con il segretario Philippe Martinez. Solidaires invece fin dall’inizio è presente a Nuit Debout.
All’Odéon e alla Comédie française l’occupazione è sospesa ma ieri sera gli spettacoli previsti sono stati comunque annullati (l’Unedic, la struttura che gestisce la disoccupazione, intende respingere l’accordo, giudicandolo troppo favorevole ai lavoratori e rischioso per i conti).
In tarda serata l’Odéon è stato comunque sgomberato dalla polizia.
Martedì la legge El Khomri arriva all’Assemblée nationale, dove sono già stati presentati più di 3mila emendamenti. Il testo iniziale è stato modificato in alcuni punti, su pressione della Cfdt. Ma il Medef (padronato) minaccia di ritirarsi dalle trattative in corso con i sindacati se alcune promesse del governo – come la tassazione dei contratti a tempo determinato – non saranno annullate. In altri termini, tensione e confusione continuano, dopo i passi indietro del governo, dai tetti agli indennizzi dei tribunali del lavoro in caso di licenziamento abusivo diventati solo più «indicativi» e non obbligatori, all’estensione della «garanzia giovani», al conto personale di attività ecc. Per la destra la legge è ormai «svuotata e denaturata».
I giovani, anche se la legge El Khomri non li riguarda esclusivamente, accusano la riforma di istituzionalizzare il precariato, di annacquare le 35 ore, di facilitare i licenziamenti e di lasciare mano libera al padronato nelle imprese, immolando i diritti acquisiti sull’altare della competitività. Ai socialisti al governo ribattono «valiamo più di questo» e li accusano di aver ceduto all’ideologia di destra che considera la protezione del lavoro nemica dell’occupazione. In altri termini, li considerano «traditori».
François Hollande, ieri in visita a un sito di Thales, ha ribadito che la legge El Khomri non verrà ritirata: «L’obiettivo della loi Travail è di fare in modo che le assunzioni siano a tempo indeterminato». Il governo potrebbe scegliere la forza, mettendo la fiducia.
http://ilmanifesto.info
giovedì 28 aprile 2016
CONCORDATO STEFANA - Aggiudicati Ospitaletto ad Esselunga, Nave via Brescia a Feralpi
Lo stabilimento di Stefana Ospitaletto ad Esselunga, quello di Nave via Brescia a Feralpi. L’aggiudicazione è di oggi pomeriggio.
Il commissario liquidatore della società in concordato, Pierfranco Aiardi, ha sciolto la riserva dopo la presentazione delle offerte una settimana fa.
Il concordato incasserà così 61,5 milioni di euro - 14,2 in più rispetto alle attese - che andranno a soddisfare solo in parte i creditori dell’azienda dei Ghidini. Nei giorni scorsi lo stesso Aiardi ha messo all’asta lo stabilimento di Montirone ribassando il prezzo da 6 a 4,5 milioni di euro.
http://www.giornaledibrescia.it
martedì 5 aprile 2016
domenica 3 aprile 2016
La disoccupazione sale all’11,7%: finito l’effetto incentivi
“Un anno di falsa propaganda sul “Jobs
Act che crea lavoro”. Un anno ci siamo beccati, di balle a reti
unificate a rimbalzo Palazzo Chigi-mass media. Un anno in cui hanno
convinto gli italiani che il Jobs Act serviva a creare lavoro e non era
vero, serviva solo a definire i rapporti di forza tra imprese e
lavoratori. Un anno in cui si era in dodici a dir tanto, in tutta
Italia, a dire: occhio che il Jobs Act non c’entra niente, sono solo
contratti dopati dagli incentivi a carico dei contribuenti, e a
incentivi finiti scoppierà la bolla. Un anno: e non chiederanno neanche scusa.” Alessandro Gilioli su facebook
di GIULIANO BALESTRERI – su la Repubblica 31 marzo 2016
Il
taglio degli incentivi alle assunzioni segna la fine della luna di
miele tra l’Italia e l’occupazione. A dimostrazione che più del Jobs Act
e della flessibilità sul mercato del lavoro potevano gli sgavi fiscali
da 8mila euro l’anno per ogni assunzione a tempo indeterminato garantiti
dalla legge di Stabilità 2015. Da gennaio lo sconto è calato a 3.250
euro l’euro e l’effetto è stato immediato: la disoccupazione a febbraio è
salita all’11,7% (11,5% il mese scorso, 12,2% a febbraio 2015). Certo
l’Istat lo ha recepito un mese dopo, ma solo per le sue modalità di
rilevazione che si basano su interviste settimanali, ma i dati Inps
sull’attivazione di nuovi contratti avevano già registrato il boom di dicembre e il crollo di gennaio.
In sostanza le imprese hanno accelerato le assunzioni alla fine dello
scorso anno per usufruire degli sgravi fiscali: un dato che ha dunque
avuto effetti positivi sulle rilevazioni Istat di gennaio.
La disoccupazione. A febbraio, il tasso di disoccupazione è salito all’11,7%, ma a preoccupare gli addetti ai lavori è soprattutto il calo degli occupati – tornato ai livelli di dicembre – e l’aumento degli inattivi (soprattutto tra le donne): l’Istat, infatti, stima che i disoccupati a febbraio siano aumentati di circa 7.000 unità, con una crescita percentuale dello 0,3%, mentre gli occupati sono 97mila in meno. “Dopo la forte crescita registrata a gennaio 2016 (+0,7%, pari a +98 mila) – scrivono i tecnici dell’Istat – presumibilmente associata al meccanismo di incentivi introdotto dalla legge di Stabilità 2015, il calo registrato nell’ultimo mese riporta la stima dei dipendenti permanenti ai livelli di dicembre 2015”.
Prosegue, invece, per i dipendenti a termine la tendenza negativa iniziata dall’agosto dell’anno scorso: al di là degli incentivi, infatti, con la riforma del Jobs Act per le imprese è più conveniente assumere a tempo indeterminato che a tempo determinato. Il taglio degli sgravi, inoltre, permette di registrare una ripresa dei lavoratori indipendenti che sono aumentati di 17mila unità rispetto a gennaio (il saldo sul 2015 però è negativo: -103mila). Nel complesso in Italia gli occupati a febbraio sono 22,45 milioni, i disoccupati 2,98 milioni e gli inattivi sono 14 milioni (persone che non fanno parte delle forze di lavoro. Il dato sale a 26,6 milioni con gli over 64 anni).
Il ministro. Per Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, i dati “indicano che il mercato continua a registrare oscillazioni congiunturali legate a una situazione economica che presenta ancora incertezze. Queste oscillazioni non modificano, comunque, la tendenza positiva dell’occupazione nel medio periodo”.
Giovani. Tra i pochi dati positivi, si registra il calo del tasso di disoccupazione giovanile che diminuisce al 39,1% (-0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente): in questo caso, però, l’Istat precisa che dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. Nell’ultimo mese, inoltre, cresce tra i 15-24enni il tasso di occupazione (+0,2 punti fino al 15,6%) e cala l’inattività (-0,3 punti al 74,3%): in pratica i giovani davvero disoccupati nella fascia di riferimento sono il 10% circa.
Occupati. Per i dipendenti a tempo indeterminato si tratta del primo calo dall’inizio del 2015. Dopo la forte crescita registrata a gennaio 2016 (+0,7%, pari a +98 mila), presumibilmente associata al meccanismo di incentivi introdotto dalla legge di Stabilità 2015, il calo registrato nell’ultimo mese riporta la stima dei dipendenti permanenti ai livelli di dicembre 2015. Per i dipendenti a termine prosegue la tendenza negativa già osservata dal mese di agosto 2015. Rispetto a febbraio 2015, i dipendenti crescono dell’1,2% (+199 mila), mentre gli indipendenti diminuiscono dell’1,9% (-103 mila). Tra i dipendenti, la crescita è determinata esclusivamente dai permanenti che crescono nei dodici mesi dell’1,6% (+238 mila), mentre quelli a termine diminuiscono dell’1,7% (-39 mila).
La disoccupazione. A febbraio, il tasso di disoccupazione è salito all’11,7%, ma a preoccupare gli addetti ai lavori è soprattutto il calo degli occupati – tornato ai livelli di dicembre – e l’aumento degli inattivi (soprattutto tra le donne): l’Istat, infatti, stima che i disoccupati a febbraio siano aumentati di circa 7.000 unità, con una crescita percentuale dello 0,3%, mentre gli occupati sono 97mila in meno. “Dopo la forte crescita registrata a gennaio 2016 (+0,7%, pari a +98 mila) – scrivono i tecnici dell’Istat – presumibilmente associata al meccanismo di incentivi introdotto dalla legge di Stabilità 2015, il calo registrato nell’ultimo mese riporta la stima dei dipendenti permanenti ai livelli di dicembre 2015”.
Prosegue, invece, per i dipendenti a termine la tendenza negativa iniziata dall’agosto dell’anno scorso: al di là degli incentivi, infatti, con la riforma del Jobs Act per le imprese è più conveniente assumere a tempo indeterminato che a tempo determinato. Il taglio degli sgravi, inoltre, permette di registrare una ripresa dei lavoratori indipendenti che sono aumentati di 17mila unità rispetto a gennaio (il saldo sul 2015 però è negativo: -103mila). Nel complesso in Italia gli occupati a febbraio sono 22,45 milioni, i disoccupati 2,98 milioni e gli inattivi sono 14 milioni (persone che non fanno parte delle forze di lavoro. Il dato sale a 26,6 milioni con gli over 64 anni).
Il ministro. Per Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, i dati “indicano che il mercato continua a registrare oscillazioni congiunturali legate a una situazione economica che presenta ancora incertezze. Queste oscillazioni non modificano, comunque, la tendenza positiva dell’occupazione nel medio periodo”.
Giovani. Tra i pochi dati positivi, si registra il calo del tasso di disoccupazione giovanile che diminuisce al 39,1% (-0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente): in questo caso, però, l’Istat precisa che dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. Nell’ultimo mese, inoltre, cresce tra i 15-24enni il tasso di occupazione (+0,2 punti fino al 15,6%) e cala l’inattività (-0,3 punti al 74,3%): in pratica i giovani davvero disoccupati nella fascia di riferimento sono il 10% circa.
Occupati. Per i dipendenti a tempo indeterminato si tratta del primo calo dall’inizio del 2015. Dopo la forte crescita registrata a gennaio 2016 (+0,7%, pari a +98 mila), presumibilmente associata al meccanismo di incentivi introdotto dalla legge di Stabilità 2015, il calo registrato nell’ultimo mese riporta la stima dei dipendenti permanenti ai livelli di dicembre 2015. Per i dipendenti a termine prosegue la tendenza negativa già osservata dal mese di agosto 2015. Rispetto a febbraio 2015, i dipendenti crescono dell’1,2% (+199 mila), mentre gli indipendenti diminuiscono dell’1,9% (-103 mila). Tra i dipendenti, la crescita è determinata esclusivamente dai permanenti che crescono nei dodici mesi dell’1,6% (+238 mila), mentre quelli a termine diminuiscono dell’1,7% (-39 mila).
http://www.nuovatlantide.org
venerdì 1 aprile 2016
31 marzo – Lo sciopero generale blocca la Francia!
Secondo i
sindacati un milione e duecentomila persone sono scese in piazza ieri,
31 marzo in circa 250 città del paese. 120mila a Marsiglia, 100mila a
Tolosa, decine di migliaia nella capitale, solo per citare i cortei più
partecipati.
Non sono mancate provocazioni e violenze
da parte delle forze dell’ordine; causando 77 fermi, 22 solo a Lione.
In molti centri come Parigi e Marsiglia, i cortei si sono prolungati per
diverse ore nonostante la repressione da parte della polizia e si sono
conclusi con presidi nelle piazze, assemblee, concerti e proiezioni
durante tutta la serata. Una giornata importante per il movimento contro
il progetto di legge El Khomri e possiamo dire per tutti i
giovani e i lavoratori europei che in questo momento osservano con
attenzione ciò che sta accadendo in Francia. I protagonisti sono
chiaramente i giovani, anzi i giovanissimi, universitari, liceali,
precari, disoccupati, circa un terzo dei manifestanti. Questo dato
conferma il sondaggio che dopo il 9 marzo ha fatto il giro dei media,
secondo cui l’80% dei giovani francesi è contro la nuova riforma del
lavoro.
Questa
manifestazione arriva dopo settimane di crescita della mobilitazione.
Infatti già il 17 e il 24 marzo migliaia di studenti medi e universitari
sono scesi in piazza a seguito di blocchi, occupazioni e Assemblee
generali (AG) che continuano a svolgersi nelle scuole, nelle facoltà e
in alcuni quartieri delle città principali. L’aria che si respirava ieri
in questi cortei era emozionante. Vari striscioni improvvisati
recitavano “Alzarsi la mattina per 1200 euro è un insulto”, mentre tra gli slogan più intonati c’era “ “Nessuna, nessuna, nessun’esitazione, è la, è la, è la Rivoluzione” oppure “No , no, no alla legge dei padroni, sì, sì, sì alla rivoluzione!”.
È evidente che il movimento contro la
“Loi travail” sta andando ben oltre ad no sacrosanto alla precarietà e
sta mettendo in discussione il sistema economico esistente. Non c’è
miglior risposta a tutti quei pessimisti che dilagano negli ambienti
“progressisti” e di “sinistra” secondo cui la Francia, dopo il successo
del Front national alle amministrative di dicembre, si era spostata
irrimediabilmente a destra. Dopo solo tre mesi, tutto è cambiato!
Il
governo teme molto la mobilitazione giovanile perchè questa ha una
natura incontrollabile e può giocare un ruolo importante nel processo di
radicalizzazione dell’intera società e in primo luogo, ovviamente, dei
lavoratori. Abbiamo diversi esempi della storia del movimento operaio
francese dove il movimento studentesco ha fatto da apripista alla lotta
operaia: il Maggio 68 e la lotta contro il CPE (Contratto di primo
impiego) del 2006 sono solo alcuni di questi. Ciò spiega la violenta
repressione da parte della polizia, specialmente nei confronti degli
studenti medi, con meno esperienza di movimento, allo scopo di
intimidire e allontanare i più giovani dalla lotta.
Nonostante le false dichiarazioni sul
numero di partecipanti (390mila secondo le autorità) il governo dopo il
31 marzo ha chiaro che il movimento è destinato a continuare: infatti
sono già previste altre giornate d’azione a partire dal 5 aprile.
Hollande e Valls contano sul fatto che le giornate d’azione, così
organizzate dalle burocrazie sindacali, alla fine stancheranno i
lavoratori e provocheranno un riflusso del movimento come è già successo
nel 2010 per la mobilitazione contro la riforma delle pensioni. Questo
rischio esiste è la responsabilità è tutta delle direzioni sindacali.
La
parola d’ordine da avanzare in questo momento è una sola, bisogna
proclamare lo sciopero generale ad oltranza per arrivare al blocco
totale del paese fino al ritiro del progetto di legge. Per costruire
questa mobilitazione è necessaria l’unità d’azione tra studenti e
lavoratori, attraverso un coordinamento nazionale delle AG. Nonostante i
limiti evidenti da parte delle direzioni sindacali, che sono molto
lontane da questa prospettiva, la base dei lavoratori la comprende
istintivamente. È per questo che in tutte le manifestazioni giovanili
che abbiamo visto in queste settimane, migliaia di lavoratori sono scesi
in piazza a livello locale con gli studenti, anche senza un’adesione
formale a livello nazionale da parte della CGT e degli altri sindacati.
Sconfiggere la El Khomri non
sarà cosa facile, ma oggi è totalmente possibile. Una cosa tuttavia è
chiara, le nuove generazioni saranno segnate da quest’esperienza sia in
Francia che negli altri paesi del continente. Per il momento la lutte continue!
http://www.rivoluzione.red
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