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martedì 21 febbraio 2017

Non solo voucher, anche per i tirocini è boom

Cgil: "Da opportunità formativa troppo spesso i tirocini si sono trasformati in sfruttamento vero e proprio. Per questo chiediamo, ancora una volta, norme certe ed esigibili e un sistema di monitoraggio e controllo capillare”


“Negli ultimi anni nel nostro paese il numero dei tirocini è aumentato esponenzialmente, una crescita di cui, però, l’occupazione giovanile non ha beneficiato in alcun modo". Così la Cgil nazionale commenta la "Giornata mondiale dello sciopero dei tirocinanti" di oggi (lunedì 20 febbraio), promossa dalla Coalizione Globale dei Tirocinanti: "Da opportunità formativa troppo spesso i tirocini si sono trasformati in sfruttamento vero e proprio. Per questo chiediamo, ancora una volta, norme certe ed esigibili e un sistema di monitoraggio e controllo capillare”.
Per la Cgil “è necessario rivedere la strategia complessiva di questo strumento. Sono passati tre anni dall'accordo in Conferenza Stato-Regioni che recepiva le ‘Linee guida Fornero in materia di Tirocini’ (legge 92/2012) ed esplicitava in modo chiaro l'obiettivo di qualificare il tirocinio e limitare i frequenti abusi. Obiettivo, quest’ultimo, che purtroppo non è stato raggiunto". Intanto, con l’introduzione in Italia di Garanzia Giovani sono stati destinati quasi 500 milioni di euro alla misura, e i tirocini extracurriculari hanno registrato un’impennata: tra il 2014 e il 2015 sono aumentati del 53 per cento, passando da 250 mila a 350 mila. Boom soprattutto nel Mezzogiorno, 51 mila nella sola Sicilia, e nel settore dei servizi, con 193 mila attivazioni, il 55,5 per cento del totale.

“L’occupazione giovanile, però, non ha beneficiato in alcun modo dell'utilizzo massiccio di questo strumento”, denuncia la Cgil. “Come rileva l’Istat - prosegue la nota - il tasso di disoccupazione tra i giovani è tornato ai livelli record del picco della crisi e nonostante oltre un milione di adesioni a Garanzia Giovani, tutt’oggi sono 2 milioni e 279 mila i giovani che permangono nella condizione di Neet, un numero sostanzialmente invariato dall’inizio del programma”.
La Cgil, con la campagna ‘NON+ Stage Truffa’ e la recente indagine Tirocini: Vediamoci Chiaro denuncia da tempo questa situazione e ha lanciato l’allarme dando voce ai tirocinanti dei settori privati e della pubblica amministrazione, come i casi eclatanti dei 2.500 cosiddetti precari della giustizia e dei tirocinanti Garanzia Giovani P.A.
"In occasione di questa giornata di mobilitazione - conclude la Cgil - torniamo a chiedere l’immediata apertura di un tavolo con il governo per ridiscutere le normative in vigore e la strategia complessiva di Garanzia Giovani. Tutto ciò non basta: occorre invertire bruscamente la rotta degli ultimi vent’anni in materia di mercato del lavoro. Per questo chiediamo al Parlamento di discutere urgentemente la nostra legge di iniziativa popolare, la ‘Carta dei diritti universali del lavoro’, sostenuta dai due referendum per l’abrogazione dei voucher e il ripristino della responsabilità solidale negli appalti”.

dal sito della CGIL di Brescia

Voucher, a Brescia ne sono stati venduti 4,2 milioni nel 2016

Cgil: «C’è chi dice che alcune attività, come i lavori domestici o agricoli, possano essere pagate coi buoni. Peccato che nella nostra regione solo il 2% dei quasi 27 milioni di voucher venga utilizzato per questo tipo di lavori»


Il maggior numero di voucher a livello nazionale viene venduto in Lombardia. Nel 2015 erano poco meno di 21 milioni, nel 2016 sono diventati 27 milioni (il servizio del Giornale di Brescia). La maggior parte è concentrata a Milano, Brescia, Bergamo, Varese. (Qui la tabella con i dettagli)
«C’è chi dice che alcune attività, come i lavori domestici o agricoli, possano essere pagate coi buoni. Peccato che nella nostra regione solo il 2% dei quasi 27 milioni di voucher venga utilizzato per questo tipo di lavori». A dirlo è Daniele Gazzoli, segretario della Cgil Lombardia. Oggi i voucher sono usati soprattutto in settori che hanno una copertura contrattuale, come il commercio, il turismo, i servizi. Significa che i datori di lavoro sostituiscono il lavoro contrattualizzato con quello precario pur di abbattere il costo del lavoro (qui il video testimonianza di una ragazza bresciana). «Oggi gli unici limiti posti ai voucher sono di tipo economico - sottolinea Gazzoli -, per il resto il loro utilizzo è libero.
In Lombardia esistono casi eclatanti di grandi aziende in cui il 90% dei dipendenti è pagato coi buoni. Queste persone non hanno diritto non solo ad un salario dignitoso, ma anche a tutte le altre misure di tutela, tra cui la formazione sulla sicurezza e salute sul posto di lavoro».
C’è poi un ulteriore dato critico. Accanto ai settori lavorativi già citati, l’Inps segnala più di 13 milioni di voucher venduti in Lombardia per “attività non classificate”. L’Inps non comunica chi siano i grandi utilizzatori. Quali imprese distribuiscono la metà dei voucher venduti nella regione? Sappiamo che stanno nel manifatturiero, nell’edilizia. E quanti nella Pubblica Amministrazione? Come viene gestito, in queste realtà, il lavoro accessorio? 
«La Cgil vuole cancellare il sistema voucher e il loro utilizzo distorto - dice ancora Gazzoli -. Vogliamo riscrivere la norma del jobs act sulla base di quanto proposto negli articoli 80 e 81 della proposta di legge di iniziativa popolare Carta dei diritti universali del lavoro. Vogliamo che il lavoro accessorio sia riconducibile ad un contratto. Vogliamo ridare alle persone una speranza di cambiamento. La Carta dei diritti dice che tutti devono avere un lavoro, e il lavoro dev’essere dignitoso nelle sue condizioni economiche e normative. A chi dice ‘meglio i voucher che niente’ rispondiamo: meglio un contratto come si deve. Per questo la Cgil ha raccolto quattro milioni di  firme e oggi invita a votare sì ai due referendum su voucher e appalti; e per questo chiediamo con forza al Parlamento di approvare la Carta dei diritti e al governo di fissare la data dei referendum. Vogliamo ristabilire le giuste condizioni di lavoro per tutti».

dal sito della CGIL di Brescia

domenica 27 novembre 2016

BRESCIA - Un fisco di classe. Da cambiare

L'INCONTRO IN CAMERA DI COMMERCIO PROMOSSO DA CGIL, CISL E UIL SU REDDITI E DISUGUAGLIANZA
Un fisco di classe. Da cambiare


  

22 novembre 2016 - Evasione fiscale e disuguaglianza: sono i due temi, strettamente connessi, attorno a cui si è sviluppata questa mattina, martedì 22 novembre la riflessione in Camera di Commercio (qui la galleria fotografica).
Un confronto a più voci, moderato da Thomas Bendinelli, promosso da Cgil, Cisl e Uil, al quale hanno contribuito interventi dalle istituzioni, dal giornalismo e dalla Guardia di Finanza per discutere di un fenomeno che, ha sostenuto Mario Bailo intervenendo a nome delle tre organizzazioni sindacali, “è economicamente e moralmente inaccettabile, in particolare in un contesto di crisi”.

Al centro la ricerca Analisi dei redditi Irpef dichiarati dai bresciani nel 2015. Evidenze, indizi e suggestioni sull'evasione fiscale commissionata dai sindacati confederali e realizzata da Elio Montanari.
Uno studio articolato e complesso, fondato su dati numerici dal quale emerge una “rilevante presenza di evasione fiscale nel Bresciano”. “Non si tratta, ovviamente, di affermare – sostiene Montanari - che Brescia è la capitale dell'evasione fiscale, ma, molto più pragmaticamente, di considerare che, quanto meno, l'evasione fiscale è presente nella Provincia di Brescia, tanto quanto nel resto del paese”, diversamente da quanto alcune fonti sembrerebbero affermare. A colpire è l'evidente asimmetria tra redditi e consumi.

“I numeri sono chiari e incontestabili: solo 35 mila contribuenti con un reddito complessivo lordo che supera 55.000 euro e, di questi, solo 6 mila dichiarano più di 120 mila euro complessivi lordi”. A fronte di questi dati è, ad esempio, evidentemente sproporzionato il numero di auto di lusso circolanti (quasi 20 mila), situazioni analoghe si hanno per le abitazioni di pregio o per viaggi di lunga percorrenza.
La presenza di significativa evasione nel Bresciano è confermata dalla Guardia di Finanza che ha collaborato alla ricerca fornendo dati e in rappresentanza della quale è intervenuto il comandante provinciale Giuseppe Arbore: “ Siamo riusciti a mettere in atto azioni di contrasto. I fenomeni più diffusi riguardano le fatture false, presenti soprattutto nei settori trainanti, come la trasformazione del ferro e l'edilizia e i trasferimenti finanziari illeciti. Assistiamo a un coinvolgimento costante dei professionisti”.

Molti, in proposito, gli interrogativi problematizzanti posti da Federico Fubini, firma di punta del Corriere della Sera relativamente alle misure da attuare, alla fattibilità della costruzione di meccanismi di controllo efficace, alla certezza di dover guardare al fenomeno evasione con uno sguardo capace di cogliere la complessità del sistema economico, non solo a livello nazionale.
“Si deve agire, a partire da Brescia dove – ha affermato Paolo Panteghini, assessore al Bilancio del Comune –  dobbiamo segnalare contribuenti che presentano situazioni anomale. È in atto uno sforzo congiunto con l'Agenzia delle Enrate. Ci sono difficoltà da affrontare, ma rispetto al passato si vedono segnali positivi.”

Temi che sono a pieno titolo dentro la materia sindacale, anche in considerazione del fatto che oltre l'80 % delle tasse è versato da lavoratori dipendenti e pensionati: su questo aspetto concordano pienamente Riccardo Sanna (Cgil nazionale), Osvaldo Domaneschi (Cisl Lombardia) e Domenico Proietti (Uil nazionale).
Tra le proposte da parte sindacale: maggiore attenzione alla tracciabilità, limitazione del contante, rendere conveniente per il contribuente richiedere le ricevute, un grande lavoro culturale che parta dalle scuole.
“La Costituzione aveva immaginato un governo dell'economia. Oggi – ha affermato Riccardo Sanna, che segue l'area Politiche di sviluppo per la Cgil -  siamo al punto in cui il presidente di Google afferma che è orgoglioso di non pagare le tasse sfruttando le leggi in vigore e che, evitare di pagarle, fa parte del capitalismo. È chiaro che si ripresenta il conflitto tra capitale e lavoro e che la questione fiscale è da porre al centro di nuove politiche”.

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#Nonunadimeno. A Roma la manifestazione nazionale

NUTRITA LA PRESENZA DELLA CGIL, PULLMAN ANCHE DA BRESCIA
#Nonunadimeno. A Roma la manifestazione nazionale


     


26 novembre 2016 - Nutrita alla manifestazione la presenza della Cgil, con in testa il segretario Susanna Camusso. I comitati promotori: "È la prima tappa di un percorso che affermi l'autodeterminazione femminile". Il 27 un'assemblea nazionale articolata per tavoli tematic. Approfondimento su rassegna.it

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Contro la violenza sulle donne, sabato la manifestazione nazionale a Roma

24 novembre 2016 - Contro la violenza sulle donne e i femminicidi sono molti gli interventi e le notizie sulla mobilitazione delle donne. Il manifesto apre con il titolo “Rosa shocking”. Dall'inizio dell'anno, in Italia, sono 123 le donne uccise per motivi sessuali. Domani, nella giornata mondiale contro la violenza, previste iniziative in tutto il mondo. E sabato Roma ospiterà una manifestazione nazionale che vedrà una grande partecipazione. Su La Stampa parla Dacia Maraini intervistata da Fulvia Caprara: “I soprusi sulle donne? Una reazione alla loro indipendenza”. Dal libro l’Amore rubato una pellicola che arriva nei cinema in occasione della Giornata contro la violenza.   La Cgil è in campo anche nella mobilitazione delle donne contro la violenza di genere e il femminicidio. Sabato in piazza a Roma con Susanna Camusso. La Cgil sfilerà con lo striscione “La violenza sulle donne è una sconfitta per tutti”.

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lunedì 3 ottobre 2016

Sanità, nuova stangata sugli italiani: arrivano nuovi ticket per 60 milioni di euro

La denuncia della Cgil: “Piccoli interventi chirurgici che erano gratuiti ora saranno a pagamento”

In arrivo nuovi ticket sanitari per gli italiani, per un totale stimato di 60,4 milioni di euro. Con il varo dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) - ovvero le cure e prestazioni garantite ai cittadini gratuitamente o con compartecipazione alla spesa - varie prestazioni di piccola chirurgia finora gratuite, dall’intervento per la cataratta a quello per il tunnel carpale, diventeranno infatti a pagamento, oltre all’introduzione di altre prestazioni ambulatoriali sempre con ticket. A segnalarlo è la Cgil, sulla base dei dati della relazione tecnica del ministero della Salute al decreto sui Lea. 

«Sono in arrivo nuovi ticket - afferma Stefano Cecconi, responsabile Politiche della Salute della Cgil - e questo anche perchè, con i nuovi Lea, varie prestazioni chirurgiche finora effettuate in Day Surgery, e quindi gratuitamente, saranno trasferite in regime di prestazione ambulatoriale che implica il pagamento del ticket». Sono prestazioni chirurgiche che vanno dalla cataratta al tunnel carpale, dall’ernia al dito a martello, ed includono pure l’impianto e la ricostruzione del cristallino, interventi di artroscopia ed artroplastica. Si tratta, in tutto, di 24 prestazioni. 

Secondo «le stime del ministero - spiega Cecconi - con i nuovi Lea si realizzeranno maggiori entrate per il Servizio sanitario nazionale pari appunto a 60,4 mln di euro: in particolare, circa 20 mln si otterranno dai nuovi ticket derivati proprio dallo spostamento di prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale. Altri 40 mln deriveranno invece dalla introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali nell’elenco dei Lea». 
Le ripercussioni sui cittadini «sono chiare: il provvedimento per la revisione dei Lea, che dopo il finale iter parlamentare nelle commissioni competenti e la firma del decreto da parte del premier dovrebbe essere operativo presumibilmente dal prossimo anno, è ovviamente positivo, ma è grave che nuovi ticket si scarichino sui cittadini. Anche considerando che, soprattutto per il tipo di interventi che diventeranno a pagamento come la cataratta, ad essere colpita sarà soprattutto la fascia della popolazione anziana». 


Il punto, incalza Cecconi, è che «attualmente, non c’è la copertura finanziaria effettiva per i nuovi Lea: la relazione tecnica del ministero che accompagna la revisione dei Lea stima infatti l’impatto economico in 771,8 mln di euro, calcolati tenendo conto anche di un aumento dei ticket a carico dei cittadini per 60,4 mln di euro. Ma i risparmi attesi sono in parte incerti e da verificare». 
Sulla questione ticket, «avevamo chiesto una moratoria ed un incontro con il ministro della Salute», afferma Cecconi. Ad oggi, però, stigmatizza, «non abbiamo avuto risposte».  

http://www.lastampa.it

Landini: 'Riforma costituzionale autoritaria. Serve rappresentanza politica del lavoro'

Landini: 'Riforma costituzionale autoritaria. Serve rappresentanza politica del lavoro'

Maurizio Landini della FIOM, in esclusiva a BN, parla del referendum costituzionale e di rappresentanza politica del mondo del lavoro

Maurizio Landini, segretario della FIOM
In occasione di un convegno organizzato a Roma dalla Fisac CGIL, Blasting News ha intervistato il segretario nazionale della FIOM Maurizio Landini. Ecco le sue parole su vari temi di attualità sociale e politica.
Landini, la CGIL è venuta sulle vostre posizioni come FIOM nel fronte del No al #referendum costituzionale. E' soddisfatto?
"Credo che sia un fatto importante che tutta la CGIL, l'organizzazione sindacale più grande d'Italia, coerentemente con le proprie battaglie sul #Lavoro, abbia deciso di appoggiare il No. Del resto la CGIL si schierò anche nel 2006 contro la riforma tentata dal Governo Berlusconi. Credo che questo ne dimostri la coerenza e l'autonomia rispetto alla politica. E' una battaglia importante perché oltre a dire No a questo referendum la CGIL ha raccolto 3 milioni di firme per fare nella prossima primavera un referendum abrogativo delle leggi sbagliate sul lavoro fatte dal Governo Renzi. Le due cose sono molto collegate e costituiscono un'unica battaglia."
Cosa ne pensa della presenza di Marchionne e Boccia nel fronte del Sì al Referendum?
"Questo conferma un punto, cioè che l'idea di riforma di revisione della Costituzione voluta dal Governo guarda molto più all'impresa e al mercato, che al lavoro. Ed ha un'idea autoritaria di gestione del potere, quasi come se il Governo dovesse diventare il Consiglio di Amministrazione di un'impresa e il Presidente del Consiglio un Amministratore Delegato. Questo non va bene e non serve al Paese. La Costituzione quando è stata fatta ha unito il Paese, oggi chi la vuol cambiare invece sta dividendo questo Paese."
Che cosa ne pensa di una costruzione della rappresentanza politica del mondo del lavoro?
"La creazione di una rappresentanza politica è il tema. Oggi il lavoro è diviso, frantumato e contrapposto. C'è la rappresentanza politica del mercato e dell'impresa e non c'è quella del lavoro. Io credo che il punto non sia solo fare un partito, ma sia proprio ricostruire una cultura del lavoro, dei diritti, di un nuovo modello di sviluppo, di giustizia sociale e di mercato. Credo che nella sua autonomia la CGIL debba fare questa battaglia, non per essere lei a costruire un partito ma per affermare i temi del lavoro e porre la questione della sua rappresentanza politica".
 
 http://it.blastingnews.com

martedì 30 agosto 2016

CLIMA ECONOMICO - Istat, peggiora la fiducia di consumatori e imprese



29 agosto 2016 - Ad agosto 2016 si registra un peggioramento della fiducia sia tra i consumatori sia tra le imprese: l'indice del clima di fiducia dei consumatori passa da 111,2 di luglio a 109,2 e l'indice composito del clima di fiducia delle imprese scende da 103,0 a 99,4.  A registrarlo è l'Istat.

Tutte le stime riferite alle componenti del clima di fiducia dei consumatori registrano una flessione, seppure con intensità diverse: il clima economico passa da 129,8 a 125,5, diminuendo per il quinto mese consecutivo; le componenti personale, corrente e futura, dopo l'aumento registrato a luglio, tornano a posizionarsi sui livelli del mese di giugno. Più in dettaglio, il clima personale passa da 105,0 di luglio a 103,6, quello corrente da 109,1 a 107,2 e quello futuro da 114,8 a 112,2.

Le opinioni dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese si confermano in peggioramento per il quarto mese consecutivo (il saldo dei giudizi passa da -54 a -60 e quello delle aspettative da -9 a ‑15), mentre i giudizi sull'andamento dei prezzi nei passati 12 mesi e le attese per i prossimi 12 mesi registrano un incremento (da ‑31 a -22 e da -30 a -27). Peggiorano le aspettative sulla disoccupazione (da 30 a 35, il saldo).

Con riferimento alle imprese, il clima di fiducia scende in tutti i settori: in modo più marcato nei servizi di mercato (da 108,3 a 102,4) e nel commercio al dettaglio (da 101,3 a 97,1), più lieve nella manifattura (da 102,9 a 101,1) e nelle costruzioni (da 126,2 a 123,5).

Nelle imprese manifatturiere peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia, lievemente, le attese sulla produzione (da -14 a -18 e da 10 a 9, rispettivamente). I giudizi sulle scorte rimangono stabili (il saldo è a quota 3 per il quarto mese consecutivo). Nelle costruzioni peggiorano i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione (da -24 a ‑28) mentre le attese sull'occupazione rimangono stabili (il saldo si attesta a -9 per il terzo mese consecutivo).

Nei servizi peggiorano tutte le componenti del clima: diminuiscono i saldi dei giudizi e delle attese sul livello degli ordini (da 7 a 3 e da 8 a 1, rispettivamente) così come il saldo delle attese sull'andamento dell'economia in generale (da 8 a 3). Nel commercio al dettaglio peggiorano sia i giudizi sulle vendite correnti, il cui saldo torna negativo per la prima volta dal mese di gennaio 2016 (il saldo passa da 6 di luglio a -4) sia le attese sulle vendite future (da 21 a 16); il saldo sulle scorte di magazzino passa da 16 a 14.

 http://www.cdlbrescia.it/

giovedì 14 luglio 2016

Secondo livello, solo un'impresa su cinque interessata

CONTRATTAZIONE. LO STUDIO DELLA FONDAZIONE DI VITTORIO
Secondo livello, solo un'impresa su cinque interessata


 
“La contrattazione integrativa di secondo livello riguarda ancora solo il 21,2% delle imprese con almeno dieci dipendenti, mentre il contratto nazionale continua a coprire l’88,4% del totale delle retribuzioni di fatto”. È quanto emerge da uno studio elaborato, su dati Istat, dalla Fondazione Di Vittorio, sulla contrattazione integrativa e le retribuzioni nel settore privato. “Il ccnl – per la fondazione della Cgil – si conferma dunque elemento insostituibile di autorità salariale, sia per quantità di applicazione nelle imprese che per percentuale di copertura retributiva”.


La ricerca dimostra inoltre come la diffusione del secondo livello di contrattazione sia ovviamente maggiore nelle realtà aziendali più grandi e minore in quelle più piccole: nelle rimprese con almeno 500 dipendenti è pari al 69,1% (di cui 3,6% territoriale); in quelle comprese tra 200 e 499 dipendenti scende al 60,5% (di cui 3,9% territoriale); nelle imprese fra 50 e 199 addetti, si passa al 38,5% (di cui 6,6% territoriale); in quelle fra 10 e 49 dipendenti, si scende fino al 17,5% (con una quota di territoriale all’8,7%).

L’indagine evidenzia anche un forte divario territoriale, che penalizza il Mezzogiorno. “La percentuale di imprese con almeno dieci dipendenti coperte dalla contrattazione collettiva integrativa per ripartizione geografica – si legge nello studio – dimostra che si passa dal 26,8% del Nord-Est al 23,5% del Nord-Ovest, al 19,8% del Centro, al 13,1% delle Isole, per finire all’11,6% del Sud”. Dalla ricerca della Fondazione Di Vittorio emerge anche un altro elemento fondamentale: “Il contratto collettivo nazionale di lavoro è applicato nel 99,4% delle imprese e ha coperto, nel 2015, l’88,4% del totale delle retribuzioni di fatto. Percentuale che sale addirittura al 93,5% per gli operai”.

“La ricerca condotta dalla Fondazione Di Vittorio rende giustizia di tanti luoghi comuni, secondo i quali la moderna contrattazione dovrebbe derubricare la funzione del contratto nazionale a vantaggio di quella più strettamente aziendale”. Con queste parole Franco Martini, segretario confederale della Cgil, commenta i risultati dello studio. Per Il dirigente sindacale, “il sindacato non ha mai negato la necessità di implementare il secondo livello di contrattazione, perché più vicino alle peculiarità delle aziende e dei territori, ma da tempo andiamo ripetendo che questa condizione riguarda una stretta minoranza delle imprese, appunto poco più del 20%"

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★ TORNA LA FESTA CGIL BRESCIA ★ 27-31 LUGLIO 2016 Collebeato (BS) Centro civico "Porta del Parco"




Saranno un'occasione di socialità, perchè i social network possono essere utili ma è anche necessario incontrarsi a tavola per goderci buon cibo - magari con cuochi professionisti, tra cui la masterchef Lucia - e un momento di riflessione sui grandi temi del presente che stanno caratterizzando il nostro agire. La carta dei diritti universali del lavoro innanzitutto, cassetta degli attrezzi per affrontare con gli strumenti adeguati le sfide future. Le mobilitazioni in corso per rinnovare i contratti nazionali e per cambiare la legge Fornero sulle pensioni. Le lotte dei lavoratori agricoli e le iniziative per garantire il diritto alla salute. E ovviamente le migrazioni, tema del nostra tempo che si intreccia con i destini dell'Europa. Che vogliamo sociale, partecipata e democratica. Alla festa e alla lotta, quindi, parafrasando un vecchio slogan. Perchè gli anni a venire saranno difficili e dovremo essere protagonisti del cambiamento.

Damiano GallettiSegretario generale Camera del Lavoro di Brescia


mercoledì 18 maggio 2016

Libri in Movimento, la parola al Lavoro



LA RASSEGNA ITINERANTE: IL 20 MAGGIO GIANNI RINALDINI NELLA SEDE DI VIA FOLONARI
Libri in movimento - rassegna promossa da Caffè Letterario Primo Piano, Colori e Sapori, Puerto Escondido L’Altro, Magnolia Italia e la propria rivista Inkroci -  si occupa questo mese di lavoro (il programma completo). Diversi gli ospiti della manifestazione itinerante: Massimo Vaggi e Giuseppe Ciarallo (13 maggio), Gianni Rinaldini (venerdì 20) e Andrea Fumagalli (venerdì 27).

La rassegna vuole rappresentare, attraverso lo sguardo, il luogo e la voce delle narrazioni, il veicolo privilegiato per lo sviluppo di una riflessione intorno ad alcuni nuclei tematici che variano mensilmente e che riguardano l’uomo e il suo essere nel mondo, coi propri sentimenti, con le proprie passioni, azioni, impegni e diritti, civili e sociali.

Libri in Movimento intende promuovere il libro non come un mero oggetto da presentare, ma – insieme al suo autore – come un compagno di viaggio, uno strumento di incontro, di solidarietà, di conoscenza. 

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venerdì 15 aprile 2016

Violenta aggressione dai chiari connotati fascisti fuori dai cancelli della Iveco.

All'esterno dell'Iveco di via Fiume aggrediti il segretario provinciale della Fiom Cgil di Brescia Francesco Bertoli e Antonio Ghirardi, esponente della segreteria Fiom
Aggrediti il segretario provinciale della Fiom Cgil di Brescia Francesco Bertoli e Antonio Ghirardi, esponente della segreteria Fiom. Il grave episodio è avvenuto oggi pomeriggio intorno alle 16,30 davanti ai cancelli dell'Iveco di via Fiume a Brescia, dove era stato allestito un banchetto di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare e per i tre quesiti referendari a sostegno della Carta dei diritti. In contemporanea c'erano anche alcune persone, non dipendenti dell'azienda, che stavano distribuendo dei volantini del sindacato autonomo Ugl. C'è stata una breve discussione, legata al fatto che la storica bacheca sindacale che per anni ha ospitato volantini della Cgil o i fogli del quotidiano L'Unità era stata coperta da uno striscione dell'Ugl. Tutto sembrava chiarito senza particolari problemi, se non che a un certo punto uno dei volantinatori dell'Ugl ha aggredito alle spalle il segretario Francesco Bertoli urlandogli più volte: «Comunista di merda». Immediatamente è intervenuto Antonio Ghirardi in suo aiuto, il quale a sua volta è stato però colpito pesantemente alla spalla, al punto da dover essere portato in ospedale con l'autoambulanza. Gli aggressori sono stati identificati dai carabinieri, immediatamente giunti sul luogo dell'aggressione. L' episodio, grave, rasenta la provocazione. Sicuramente non ci faremo intimidire da episodi del genere, ma non è ammissibile che la normale attività sindacale sia messa a rischio dalla presenza di personaggi esterni alla fabbrica e, a quanto dichiarato da uno di loro, pagati per volantinare.

Camera del Lavoro di Brescia
Fiom Cgil Brescia

Cancelli Iveco, aggrediti il segretario generale Fiom Cgil Francesco Bertoli e l'esponente della segreteria Fiom Antonio Ghirardi

COMUNICATO DI CAMERA DEL LAVORO E FIOM CGIL BRESCIA  

15 aprile 2016 - Aggrediti il segretario provinciale della Fiom Cgil di Brescia Francesco Bertoli e Antonio Ghirardi (nella foto), esponente della segreteria Fiom. Il grave episodio è avvenuto oggi pomeriggio intorno alle 16,30 davanti ai cancelli dell'Iveco di via Fiume a Brescia, dove era stato allestito un banchetto di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare e per i tre quesiti referendari a sostegno della Carta dei diritti. In contemporanea c'erano anche alcune persone, non dipendenti dell'azienda, che stavano distribuendo dei volantini del sindacato autonomo Ugl. C'è stata una breve discussione, legata al fatto che la storica bacheca sindacale che per anni ha ospitato volantini della Cgil o i fogli del quotidiano L'Unità era stata coperta da uno striscione dell'Ugl. Tutto sembrava chiarito senza particolari problemi, se non che a un certo punto uno dei volantinatori dell'Ugl ha aggredito alle spalle il segretario Francesco Bertoli urlandogli più volte: «Comunista di merda». Immediatamente è intervenuto Antonio Ghirardi in suo aiuto, il quale a sua volta è stato però colpito pesantemente alla spalla, al punto da dover essere portato in ospedale con l'autoambulanza (25 giorni di prognosi per una lussazione alla spalla). Gli aggressori sono stati identificati dai carabinieri, immediatamente giunti sul luogo dell'aggressione. L' episodio, grave, rasenta la provocazione. Sicuramente non ci faremo intimidire da episodi del genere, ma non è ammissibile che la normale attività sindacale sia messa a rischio dalla presenza di personaggi esterni alla fabbrica e, a quanto dichiarato da uno di loro, pagati per volantinare.

Camera del Lavoro di Brescia
Fiom Cgil Brescia

mercoledì 23 marzo 2016

I DATI DELLA CAMPAGNA - Carta dei diritti, oltre 41 mila assemblee. Ora i referendum

22 marzo 2016 - La grande consultazione degli iscritti e delle iscritte della Cgil, iniziata lo scorso 18 gennaio, si è conclusa con 41.705 assemblee svolte in tutta Italia (consulta i risultati), nel corso delle quali hanno votato 1.466.697 lavoratori. Questo il bilancio illustrato ieri dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta presso la sede nazionale del sindacato a Roma.

Il 98,49% dei votanti ha espresso parere favorevole al primo quesito, relativo alla proposta di legge di iniziativa popolare; il 93,59% ha espresso parere favorevole al secondo quesito, con il quale si dà mandato al comitato direttivo Cgil a proporre quesiti referendari in tema di lavoro.

Per il segretario generale Susanna Camusso “è uno straordinario fatto democratico che non ha precedenti e dimostra che c’è la disponibilità a partecipare se si dà valore alla partecipazione per decidere”.

Entra così nel vivo la seconda fase. Partirà il 9 aprile la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare.
“La scelta referendaria, a carattere eccezionale e straordinario – si legge nel documento approvato ieri sera - è coerente ed è unicamente finalizzata al sostegno della Proposta di Legge di iniziativa popolare che la Cgil avanza con la "Carta", che è e rimane il cuore e la finalità dell'iniziativa decisa dalla Cgil.
Si parte con la raccolta di firme. La data di inizio è fissata per sabato 9 aprile e si concluderà venerdì 8 luglio per quanto riguarda i quesiti referendari e sabato 8 ottobre per ciò che concerne la "Carta dei diritti universali del lavoro". L’obiettivo è quello di raccoglie milioni di firme per trasformare la proposta di legge di iniziativa popolare in una grande fatto politico, oltre che di partecipazione diretta dei lavoratori come è già avvenuto.

Approfondimento
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Voucher, il lavoro fatto a pezzi

L'INCHIESTA DI RASSEGNA.IT E RADIOARTICOLO 1
 
Voucher, il lavoro fatto a pezzi


 
2016-03-21 - Bastano 10 euro lordi per comprare un'ora di prestazione. Niente controlli né verifiche. Il buono occupazionale è l'ultima frontiera dell'attacco al salario e ai diritti dei lavoratori Un'inchiesta di Rassegna e RadioArticolo1

In Italia il lavoro sempre più povero e meno tutelato ha un nome inglese: si chiama voucher. Con un voucher, cioè un buono, si “compra” la prestazione oraria di un lavoratore: 10 euro, comprensivi di assicurazione e versamento previdenziale. Basta un click: non ci sono controlli né limiti settoriali. E neanche, di fatto, limiti orari: giacché è impossibile verificare che il tempo lavorato sia effettivamente quello. Si compra, semplicemente, un’ora di lavoro, scardinando, così, l’idea complessa di regolazione dei rapporti tra datore di lavoro e lavoratore che si manifesta in un contratto, anche il più precario e instabile. Insomma: il voucher rappresenta la frontiera ultima dell’attacco al contratto di lavoro.

E questo aspetto, oltre a quello economico, spiega evidentemente il successo di questo strumento. Introdotto, ma di fatto mai utilizzato nel 2003, ha iniziato ad assumere una certa consistenza nel 2008: e dal 2008 è stata una corsa senza ostacoli. La prima impennata, non è un caso, si registra nel 2008-2009, anno di inizio della crisi, quando i buoni lavoro acquistati passano da 500.000 a 2,7 milioni. Da allora non si sono più fermati più. Da quell’anno sono stati venduti quasi 300 milioni di voucher per oltre 3 miliardi di euro. Solo dal 2013 al 2015 la percentuale di utilizzo è cresciuta del 311% e nel 2015 oltre 1 miliardo di euro sono stati pagati ai lavoratori in voucher per un totale di 115 milioni di buoni e con un incremento rispetto all'anno scorso del 66%. I primi dati del 2016 confermano il trend: a gennaio +36% rispetto allo stesso mese del 2015.
 
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Caffaro: Prospettive occupazionali e risanamento ambientale vanno di pari passo

LA NOTA DI ORIELLA SAVOLDI DELLA CAMERA DEL LAVORO DI BRESCI
 
Caffaro: Prospettive occupazionali e risanamento ambientale vanno di pari passo


 

22 marzo 2016 - Stante l'attuale situazione del sin-Caffaro, alla luce degli impegni assunti dal Ministero dello Sviluppo economico, d'accordo il Ministero dell'Ambiente, è più che mai evidente come le soluzioni da ricercare per impedire l'aggravarsi della situazione ambientale siano strettamente legate alla necessità di garantire la continuità produttiva e occupazionale di Caffaro Brescia Srl.

Non meno che per altri siti nazionali, sottovalutare lo stretto legame fra i due ambiti di intervento, sociale e ambientale, rischia di mancare le soluzioni positive che l'attuale ricerca può riservare, con il rischio di un peggioramento della situazione. E, nell'ipotesi migliore, di pregiudicare il necessario sviluppo delle attività di messa in sicurezza e bonifica rivendicato a più voci per il sito bresciano.

È in tale ottica che consideriamo intempestiva e inopportuna la richiesta di ridimensionamento del sito nell'avvicinarsi del recente incontro presso il Ministero dello sviluppo economico. Ci saranno pure norme che fanno da ostacolo, ma ci chiediamo quali dati e informazioni sfuggano alla nostra conoscenza per modificare la nostra convinzione sulla necessità di mantenere l'attuale perimetro del sito, o al contrario di ampliarlo per comprendere le aree inquinate al momento escluse.

Allo stesso modo ci sfugge il motivo per cui a fronte di un danno ambientale a suo tempo stimato da ISPRA in più di un miliardo e mezzo, per il quale secondo alcune previsioni i costi della bonifica richiederebbero finanziamenti ben superiori dei 50 milioni di euro messi in conto dal Ministero dell'Ambiente alla riprogrammazione dei Fondi Sociali Europei, la Regione Lombardia si limiti a chiederne 40. Il che rende ancora più cogente la necessità di un Piano complessivo di messa in sicurezza e bonifica del sin, in ordine a priorità e programmi per i quali attivare la richiesta di un piano finanziario adeguato.

Camera del Lavoro di Brescia

sabato 12 marzo 2016

Le commesse Despar vincono la causa: "La grande distribuzione non può imporre di lavorare nei festivi"

Sentenza del Tribunale di Rovereto: i dipendenti non possono essere obbligati 

Bolzano. Importante sentenza del Tribunale di Rovereto sul lavoro nei giorni festivi nella grande distribuzione. Colpite da provvedimenti disciplinari per essersi assentate dal lavoro in giorno festivo, alcune lavoratrici Aspiag Service, con il supporto della UILTUCS Trentino Alto Adige e dell’Avv. Federico Fior del Foro di Trento, hanno iniziato due anni fa un ricorso per chiedere l’annullamento delle clausole contrattuali sottoscritte al momento dell’assunzione, che le avrebbero vincolate per sempre ad accettare – ove richiesto – di prestare servizio in una delle giornate festive stabilite all’articolo 142 del contratto collettivo di lavoro di riferimento.
Il giudice del Tribunale di Rovereto, chiamato ad esprimersi in merito al contenzioso, si è pronunciato a vantaggio della posizione s
ostenuta dal sindacato e dalle lavoratrici, stabilendo l’annullabilità delle clausole contenute nei contratti individuali di lavoro volte a rendere obbligatoria e automatica la prestazione lavorativa in giorno festivo e dichiarando che: “In nessun caso una norma di un contratto collettivo può comportare il venir meno di un diritto già acquisito dal singolo lavoratore non trattandosi di un diritto disponibile per le organizzazioni sindacali”.
Tradotto: se tutti i dipendenti di un punto Despar si rifiuteranno di lavorare, ad esempio, a Pasquetta, quel supermercato resterà chiuso.
"La setenz a- si legge in una nota della Uil - conferma che il diritto soggettivo ad astenersi dal lavoro in giorno festivo va oltre qualsiasi deroga eventuale o patto stabilito tra azienda e sindacato. Non sfugge a nessuno come l’effetto di questa sentenza vada ben oltre le mura dei supermercati Aspiag presenti nelle Provincie di Trento e Bolzano, offrendo ai lavoratori e alle lavoratrici del settore uno appiglio giuridico in più per opporsi alle derive liberiste
più estreme – che in altre zone d’Italia hanno portato i negozi all’apertura anche nella giornata di Natale -  in un settore che presenta tassi di occupazione femminile vicini al 70 percento e dove forti sono le difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro".

 http://altoadige.gelocal.it

venerdì 11 marzo 2016

Welfare aziendale? Non sia sostitutivo del salario



L'INTERVENTO DI DAMIANO GALLETTI, SEGRETARIO DELLA CAMERA DEL LAVORO

Welfare aziendale? Non sia sostitutivo del salario
Spese mediche, libri e baby sitter così il welfare entra nell’integrativo
È il servizio sul Corriere Brescia di oggi, mercoledì 9 marzo 2016, nel quale vengono ripresi alcuni passaggi di un intervento di Damiano Galletti, segretario generale Camera del lavoro di Brescia.
Pubblichiamo l'intervento integrale

Il welfare aziendale non può essere pensato come sostitutivo del salario

Il welfare aziendale può essere un'opportunità se è occasione per aprire riflessione sulla qualità del lavoro e sul benessere dei dipendenti in azienda ma deve valere un assunto fondamentale: non può essere pensato come sostitutivo del salario. L'impressione è che si voglia invece percorrere proprio questa seconda strada affermando l'idea che gli aumenti salariali vengano accantonati privilegiando al contrario la strada dei benefit aziendali, di tipo sanitario o altro.

Ci sono rischi che non possono essere sottovalutati, di tipo pensionistico e per la fiscalità generale: se il salario non cresce, restano fermi anche i contributi per la pensione; se ci sono meno entrate per lo Stato, ci sono meno risorse per il welfare universalistico. C'è insomma un potenziale rischio deriva, che nel lungo periodo potrebbe anche comportare differenze non secondarie nell'accesso a diritti fondamentali come quello alla salute.

La detassazione del welfare aziendale - nella forma di prestazioni sanitarie, buoni supermercato o buoni carburante  - può diventare escamotage per non contrattare salario da una parte e per togliere spazi di autonomia ai lavoratori e alle lavoratrici, impossibilitati a decidere liberamente come spendere parte del loro reddito. Diverso il ruolo che possono avere gli enti bilaterali, finanziati con risorse dei lavoratori e delle imprese, che possono invece giocare un ruolo positivo nell'alimentare percorsi virtuosi, si pensi al recente accordo tra Fiom e Confapi sulle borse di studio per i figli di lavoratori in difficoltà economiche.

Le tasse per chi lavora sono alte, lo sappiamo bene, ma la strada maestra per ridurle non può che passare dalla riduzione seria dell'Irpef per i ceti medio bassi e attraverso una seria politica di lotta all'evasione fiscale. Ma dell'una e dell'altra, a parte gli annunci e le promesse, non c'è al momento traccia.

Damiano Galletti
 
Camera del Lavoro di Brescia