giovedì 16 febbraio 2012

Pubblico Impiego in Europa: un destino comune, un sindacato che deve contare di più

VERSO IL VOTO PER LE RSU. IL DIBATTITO IN CAMERA DEL LAVORO

* 2012-02-15 - Nell´era della globalizzazione, anche il sindacato deve saper ampliare i suoi confini e guardare con sempre maggiore attenzione allo scenario transnazionale. Come? Rafforzando il suo ruolo all´interno della Confederazione europea dei sindacati (Ces) e facendo sentire la propria voce nei tavoli che contano. Bruxelles in primis, dove prendono corpo le linee strategiche destinate a segnare le politiche economiche di tutta l´euro zona.
E´ FORTE E CHIARO il messaggio lanciato ieri nel Salone Buozzi della Camera del lavoro di Brescia in occasione dell´incontro «La pubblica amministrazione che cambia: Italia ed Europa a confronto», un appuntamento particolarmente significativo in vista delle elezioni che i prossimi 5, 6 e 7 di marzo porteranno alle urne oltre 19.000 lavoratori del pubblico impiego per eleggere i loro rappresentanti nelle Rsu. «Perché - chiarisce il segretario generale della Fp della Cgil di Brescia Donatella Cagno - è ormai evidente che il destino dell´Italia in generale e del lavoro pubblico in particolare è fortemente condizionato da quanto succede in Europa e che una politica ossessionata dal risanamento dei bilanci ottenuti tagliando lo stato sociale sta portando in primis alle recessione gli stati membri».
Insomma, per gli esponenti del sindacato vale il buon vecchio motto del «siamo tutti sulla stessa barca» perché persino la Grecia e il Portogallo non sembrano poi così lontani «se si guarda allo strapotere di una politica economica ultraliberista che dopo aver generato la crisi cerca di risolverla con gli stessi identici strumenti». precisa il segretario della Camera del Lavoro Damiano Galletti.
«E´ necessario che il sindacato sappia essere efficace laddove le decisioni vengono prese, altrimenti sarà troppo tardi» gli fa eco il presidente del direttivo nazionale della FP della Cgil e vicepresidente del sindacato europeo Servizi Pubblici Rosa Pavanelli, che dopo un ampio excursus sulle misure adottate da Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda per far fronte alle richieste di Bruxelles, chiama in causa anche Monti ed il «problema democratico» connesso alla creazione di governi tecnici («che tanto tecnici non sono, visto l´importantissimo ruolo politico rivestito» precisa) che da un lato rispondono alle logiche capitalistiche e dall´altro restringono la possibilità di intervento dei cittadini europei.
ED È PER QUESTO, per Rosa Pavanelli come per il responsabile delle politiche internazionali della Cgil Lombardia Fabio Ghelfi, che è assolutamente indispensabile dar forza e vigore all´iniziativa del sindacato europeo «perché - puntualizza Ghelfi - oggi il Ces è l´unico movimento sindacale dei lavoratori che può aprire una sfida sulla tutela dei diritti e sul ruolo di chi gestisce la cosa comune». Fermo restando, aggiungono i rappresentanti sindacali, che per farlo è assolutamente necessario cominciare ad operare proprio a livello locale perché «se nessun sindacato spende i suoi candidati a livello europeo, ben poco si può e si potrà continuare a fare» conclude la Pavanelli lanciando un monito (e un invito) alla stessa Cgil.

* articolo Angela Dessì (Bresciaoggi)

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