lunedì 31 maggio 2010

Cgil: «Sciopero generale a giugno»

«Sciopero generale di tutti i lavoratori pubblici e privati». La Cgil rompe gli indugi e passa al contrattacco. Ieri Guglielmo Epifani ha annunciato che proporrà al comitato direttivo del suo sindacato un stop di quattro ore, da tenersi entro la fine di giugno, con l’obiettivo di indurre il Parlamento a cambiare i contenuti della manovra da 24 miliardi di euro in due anni approvata dal Consiglio dei ministri e sostanzialmente condivisa da Cisl e Uil. Ma anche per «dire al governo che deve finirla di toccare e di ridurre i diritti dei lavoratori», come sta facendo con l’arbitrato e con il progetto di riforma dello Statuto dei lavoratori.
Epifani non ci sta a passare per un “irresponsabile”: «Anche la Cgil pensa che una manovra di correzione dei conti pubblici vada fatta, ma così a pagare - denuncia - è solo una parte del paese».
Lo sciopero generale sarà preceduto da due manifestazioni. La Cgil sarà in piazza il pomeriggio del 2 giugno a Milano, per celebrare la festa della Repubblica e per difendere i valori che la nostra Costituzione rappresenta. «Penso ai diritti del lavoro ma anche, sempre per stare all’attualità, alla libera informazione», chiarisce Epifani. L’altra si terrà il 12 giugno a Roma e avrà come protagonisti i dipendenti pubblici, dell’università e della scuola, le categorie più penalizzate dalla manovra e dalle politiche del governo. «Il primo effetto drammatico della soppressione degli enti - avverte il segretario della Slc Cgil, Domenico Pantaleo - sarà l’espulsione delle migliaia di lavoratori precari che, una volta finiti i loro contratti, si troveranno senza futuro». Lo stesso accadrà nel pubblico impiego, dove «il taglio del 50% dei contratti a tempo determinerà - dice Rossana Dettori, segretaria della Fp Cgil - una perdita secca di 45 mila posti di lavoro».
Epifani ci mette un minuto a cancellare la foglia di fico dietro la quale si nasconde il governo, e cioè che la nostra è una manovra europea a cui siamo obbligati per difendere la moneta unica. «Siamo l’unico paese - osserva il segretario generale della Cgil - in cui la parte più benestante non viene toccata dalla manovra. Zapatero ha annunciato oggi (ieri <+Cors>ndr<+Tondo>) una manovra di 5 miliardi a cui corrisponde un prelievo sui redditi medio-alti dei cittadini spagnoli; in Gran Bretagna Cameron, che non è - sottolinea Epifani - un pericoloso estremista, tassa di sei miliardi le banche e ha operato un aumento dei capital gain, mentre in Germania la Merkel prevede operazione di tassazione per redistribuire i sacrifici su tutti i cittadini tedeschi».
Insomma, «noi siamo l’unico paese dove i sacrifici si concentrano solo sui lavoratori pubblici, in parte su quelli privati e sui tagli agli enti locali. Inoltre - aggiunge il leader del più grande sindacato italiano - non c’è traccia di nessuna riforma di nessun tipo, tutti i provvedimenti sulle pensioni sono un pasticcio, iniqui e non affrontano il vero tema che è la previdenza dei giovani». Secondo Epifani, poi, nella manovra «non c’è nessun sostegno agli investimenti e all’occupazione, anzi con il taglio delle risorse alla ricerca si impoverisce un settore fondamentale».
A questo proposito Pantaleo ha anche reso noto che in queste ore sta montando la protesta dei lavoratori. «E’ in corso - ha detto il segretario della Slc - l’occupazione dell’Isfol, i lavoratori dell’Isae sono in assemblea permanente, mentre presso le sedi dell’Ispesl, del Ias e del Eim è stato proclamato lo stato di agitazione.
«Per tutto questo - insiste Epifani - chiediamo alle forze politiche, al Parlamento e al governo di cambiare i contenuti di questa manovra. Presenteremo noi stessi, e vedremo anche se è possibile con Cisl e Uil degli emendamenti per sostenere l’obiettivo del cambiamento».
Il leader della Cgil, poi, avanza anche delle proposte al governo: il ripristino dell’Ici per i redditi tra i 90 e i 100 mila euro; alzare la tassazione dello scudo fiscale dal 5 al 7%, la tassazione unica sulle rendite finanziarie dal 12,5% al 20% e infine una tassa di solidarietà da destinare al futuro dei giovani per i redditi superiori ai 150 mila euro.

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