martedì 21 aprile 2009

PAOLO FERRERO IERI A BRESCIA.

È dal lavoro e con i lavoratori che Rifondazione/Pdci hanno deciso di ripartire, con un simbolo e una lista unica alle prossime elezioni.
Il primo passo è stato l'incontro, molto partecipato, di ieri sera alla Camera del Lavoro di Brescia, «Su la testa. La crisi colpisce duro» al quale sono intervenuti il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero, il direttore di Liberazione Dino Greco, Vanni Botticini capogruppo provinciale del Prc, Marco Fenaroli segretario della camera del lavoro di Brescia, Donatella Albini consigliere comunale della Sinistra Arcobaleno a Brescia, Dyallo Ibraima, del Coordinamento Migranti Cgil e Ugo Boghetta, della federazione di Rifondazione di Brescia.
Dopo un periodo di chiusura « ora - sostiene Vanni Botticini - Rifondazione deve recuperare il tempo perduto, e visto che il tentativo di aprire un tavolo dignitoso e non al ribasso con il Pd è fallito, apriamo “ la nostra campagna senza peli" », ironizza il candidato alla presidente per la Provincia.
Una campagna che parte da un tema caldo, la crisi economica e il lavoro.
Dopo un saluto ai lavori da parte del segretario cittadino del Pdci, Lamberto Lombardi, è intervenuta Donatella Albini, dove , dopo aver dichiarato i momenti di solitudine politica vissuta quest’anno, spera in un nuovo avvio unitario e di collaborazione politica, per affrontare la grande crisi di Brescia, con la demolizione sociale che sta apportando quest’amministrazione. (accenno dell'intervento della Albini,con panoramica in sala Immagine 017)
Fenaroli: dopo aver elencato una serie di dati sulla cassa integrazione, cause dell’inflazione e problemi vissuti quotidianamente e portati dai lavoratori in camera del lavoro a causa della crisi, richiamano la politica a "riportarsi come impegno e non un guadagno".
Ricorda che gli interventi pubblici non ci sono (anche quelli che tutti noi contrastiano) perché non ci sono soldi, rallentando così la ripresa.
La sinistra deve saper parlare alla gente, spiegare di un disastro non percepito e che se il mercato non riprende, c’è il rischio di un’esplosione sociale.
Bellissimo l’intervento di Dyallo.
Gli immigrati a Brescia ci sono, perché c’è il lavoro, in tutti i settori, dall’industriale al commercio e altro, uno su tre lavoratori è immigrato.
Migliaia di persone che lavorano alla luce del sole, ma chiamati sempre in causa, per la sicurezza sociale dalla lega nord e dai suoi compagni di governo, sia nazionale sia cittadino.
Il dramma di questo periodo negli uffici sindacali, sono le decine di lavoratori stranieri che devono rimandare le famiglie al loro paese, magari con bambini nati in Italia. Italiani a tutti gli effetti.
Poi ripete le mancanze dei governi di sinistra sulle questioni immigrazione.
Il governo di destra di Berlusconi ha creato la legge Bossi/Fini, che criticata da sempre e da tutti a Sx, ha trovato un peggioramento nell’ultimo governo Prodi.
Perché un governo di DX in pochi mesi ha fatto centinaia di decreti mentre un governo di Centro Sinistra in due anni non è riuscito a togliere o migliorare nulla di questa legge?
I lavoratori immigrati si chiedono perché di questo. Brescia è sempre stata all’avanguardia in Italia sulle lotte per l’immigrazione un esempio per tutti, adesso diventa un laboratorio d’Italia, se questi provvedimenti passano qui, è finita per tutti.
Bisogna però spostare il discorso, in questo paese ci sono norme che tolgono diritti ai cittadini, viene attuata una politica che divide, per portare al caos, che porta ad avere mano libera per chi comanda e non amministra, questo paese. Non centrano gli stranieri, si voglio colpire i più deboli in generale.
Dino Greco, neo-direttore di Liberazione, si è soffermato sulla sua esperienza alla guida del quotidiano. «È tornato in edicola un quotidiano che non si vergogna di essere comunista - ha commentato - Un giornale che ha rimesso al centro alcuni temi portanti, dal lavoro alla questione ambientale, dalla difesa dei diritti alle buone pratiche sociali, che cerca di costruire un rapporto aperto con la società, ma anche di mettere in evidenza ciò che la stampa normalmente occulta».
"Liberazione" si propone di svolgere questo compito e di essere uno strumento non solo per chi vuole contemplare il mondo ma anche contribuire a trasformarlo. In questo senso - ha concluso Greco - Liberazione è un giornale unico nel panorama editoriale».
Nelle conclusioni, Paolo Ferrero, sostiene che la crisi economica «non è frutto di un incidente di percorso ma delle politiche attuate nell’ultimo ventennio e che hanno seguito due direzioni: la finanziarizzazione dell’economia e la continua riduzione dei salari, delle pensioni e delle tutele dello Stato Sociale».
I punti indicati da Ferrero, della visione economica del Prc sono tre.
Garantire a tutti i lavoratori la cassa integrazione, allungandola e mantenendola fissata all'80 per cento dello stipendio.
Una ridistribuzione del reddito, tassando i grandi patrimoni, le rendite finanziarie, i redditi molto alti.
Infine, attuare una politica economica pubblica, bloccando le speculazioni finanziarie e i paradisi fiscali, ma soprattutto, smettendo di dare soldi gratis alle banche private e rendendo pubbliche quelle che non sono in grado di fare il loro mestiere.
È necessario oggi garantire il credito alle piccole e medie imprese, in modo tale che non siano strozzate dalle banche.di fronte alla prospettive delle grandi opere di questo governo (come la costruzione del ponte di Messina), noi proponiamo di mettere in sicurezza tutti gli edifici pubblici, dalle scuole, sviluppando per questi edifici fonti di energia alternative. Opera che rilancerebbe un'economia ecocompatibile, creerebbe nuovi posti di lavoro e spazi sicuri per gli studenti.Organizzare il conflitto, la solidarietà, per costruire dentro la crisi un nuovo inizio, dando però delle risposte concrete, con l’impegno di tutti i compagni.
nella foto, le nostre compagne, che raccolgono le firme per le provinciali nella serata.

1 commento:

Anonimo ha detto...

certo che con tutta la gente che c'era ......possiamo sperare? chiedo solo qualche voto in più magari rispetto all'ultima volta europea