domenica 7 dicembre 2008

Il segretario nazinale di Rifondazione Comunista a Brescia

"Più chiarezza, c'è chi vuole solo distruggere il partito".
Più che per polemiche interne, sarebbe bene impegnarsi per dare il proprio contributo allo sciopero generale della Cgil del 12 dicembre. Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, sa che il suo arrivo a Brescia è stato accompagnato da accese discussioni tra le diverse anime del partito, sa che in sala (nel salone Buozzi della Camera del Lavoro, presenti 140/150 persone) non c’è nemmeno il segretario provinciale ad accoglierlo (a Roma peraltro in un’assemblea organizzativa del partito) e che l’incontro non ha avuto il consenso della segreteria. assemblea organizzata da alcuni circoli, con uno strascico di carattere personale più che di mozioni diverse)Il problema è fare bene il nostro mestiere - sottolinea Ferrero -: noi, al governo, abbiamo fatto promesse che non siamo stati in grado di mantenere e i cittadini non ci hanno votato perché hanno avuto l’impressione che non servivamo a niente».
Da qui bisogna ripartire: tornare a essere utili ed essere radicati sul territorio. (per questo sono importanti le iniziative fatte dai circoli nei territori) che, nei tempi attuali e con le mobilitazioni in corso, significa dire che la crisi non è venuta dal cielo, che dalla crisi si esce ridistribuendo reddito e con la riconversione ambientale e sociale dell’economia.
« dobbiamo anche iniziare a reintrodurre pratiche di solidarietà e mutualismo - osserva il segretario nazionale di Rifondazione -. Si tratta di costruire legami sociali. Le persone devono percepire che non sono sole, perché nella solitudine c’è il si salvi chi può che, nella crisi, può da parte sua anche un richiamo all’identità: «Il comunismo è autonomia e idea di trasformazione - afferma Ferrero -: poi, ogni generazione, se l’è pensato e vissuto come preferiva. La difficoltà di oggi è a declinare cosa voglia dire». E, ancora, sui rapporti interni al partito: «Fare battaglia per diventare maggioranza nel partito è lecito - dichiara -, puntare alla distruzione del partito per poi fare altro no. Su questo, dopo mesi in cui abbiamo atteso con pazienza, bisogna fare chiarezza». Iniziando, sottolinea, cambiando il direttore del quotidiano di partito «Liberazione» (Piero Sansonetti) perché non è possibile «che con tutto quello che succeda in Italia e nel mondo, si occupi metà del quotidiano per alimentare le polemiche interne». Con Ferrero, venerdì sera, anche lo studente universitario dell’Onda Francesco Esposto ( esponente di spicco del PD regionale giovanile, di cui si poteva evitarne la presenza, con uno dei nostri giovani Comunisti) e Dino Greco, del direttivo nazionale Cgil, il quale, tra le altre cose, ha parlato della necessità di tornare a occuparsi di salario. Perché se è evidente che bisogna intervenire «sulla rapina del fiscal drag» e sull’imposizione Irpef per il lavoro, bisogna anche uscire da quella «logica mortifera che avvolge buona parte della sinistra e del sindacato» secondo cui gli aumenti salariali passino soltanto dalla detassazione. No, per Greco, il salario è elemento della contrattazione con il capitale, la fiscalità è altro. Trasformarsi in guerra tra poveri».
Tra gli interventi, Graziano Fracassi, del comitato politico provinciale, dove sottolinea la diffidenza delle persone verso i partiti, perché hanno voglia di cose pratiche e concrete, quello che Rifondazione deve cominciare a fare, inoltre non dobbiamo usare i movimenti ma aiutarli ad arrivare a dei risultati, solo così arriveremo ad averli con noi.

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