Il sindacato della Cgil che rappresenta i lavoratori del comparto della scuola e del pubblico impiego presenta 5 punti al Governo per riformare la Legge Fornero.
"La riforma Fornero ha profondamente modificato il nostro sistema
previdenziale intervenendo su procedure e diritti che si ritenevano
consolidati e mettendo a dura prova le legittime aspettative e progetti
che dopo una vita di lavoro si pensa di poter realizzare". E' quanto si
legge in una nota diffusa dalla FLC Cgil, il ramo del sindacato guidato
dalla Camusso che rappresenta i lavoratori della scuola e del pubblico
impiego.
"L’età di accesso alla pensione - ricordano dal sindacato - si è
“allungata” per contenere il costo della previdenza pubblica, impedendo
così ai giovani l’ingresso nel mercato del lavoro in una età utile per
maturare un adeguato assegno pensionistico".
Il sindacato mette dunque all'ordine del giorno almeno 5 punti per
rivedere la legge Fornero. In primis c'è il ripristino della
flessibilità in uscita, con un minimo di 60 anni di età, cioè il sostanziale ritorno alla vecchia pensione di anzianità, cancellata dal 2012 dalla legge Fornero. La misura è accompagnata dal ripristino dell'uscita con 40 anni di contributi, sia per uomini che per donne, indipendentemente dall'età anagrafica sempre come prevedeva la vecchia normativa.
In terzo luogo il sindacato chiede l'abolizione dell'aggancio dei requisiti per la pensione alla speranza di vita,
un innalzamento "ingiusto e punitivo" che già dal 2016 porterà un
incremento di 4 mesi di tutti i requisiti di accesso alla prestazioni a
carico dell'AGO.
Fari accesi ancora sulla questione dei quota 96 della scuola
per i quali "è necessaria una doverosa soluzione". La vicenda riguarda i
lavoratori della scuola che hanno maturato il diritto al pensionamento
con i vecchi requisiti nell’agosto del 2012. "La politica a tutt’oggi -
sottolineano dal sindacato - non vuole dare risposta ai loro appelli,
non per un motivo economico (ormai il loro numero è ampiamente scemato),
ma perché non si vuole aprire un varco in una legge ingiusta che ha
colpito i diritti di molte categorie di lavoratori, in spregio delle
norme legislative e contrattuali".
La nota sindacale chiede, infine, di "introdurre sistemi di tutela che salvaguardino gli importi pensionistici delle vite lavorative discontinue e con scarsa contribuzione" con un chiaro riferimento all'innalzamento delle pensioni minime e all'estensione dell'integrazione al trattamento minimo anche delle prestazioni erogate con il sistema contributivo.
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