giovedì 27 novembre 2014

Cara lavoratrice, caro lavoratore, cara disoccupata, caro disoccupato, cara pensionata, caro pensionato,



 Il 12 dicembre abbiamo promosso, assieme alla UIL, uno sciopero generale dell’intera giornata. Ci saranno manifestazioni in ogni città e a Brescia ci ritroveremo in piazza Garibaldi alle ore 9.
Nell’ultimo mese siamo scesi in piazza spesso. Il 25 ottobre, a Roma, eravamo in centinaia di migliaia per dire no a questa legge di stabilità e a questo Jobs Act.
Un successo straordinario quella manifestazione, il vero dato di novità degli ultimi mesei, la fine dell’unanimismo per le politiche del governo. Nei giorni successivi abbiamo manifestato anche a Brescia, in occasione della venuta di Renzi all’assemblea annuale dell’Associazione Industriale
Bresciana (il giorno degli insulti congiunti al sindacato); l’otto novembre a Roma, la manifestazione unitaria dei sindacati per dire che non è possibile restare senza contratto da oltre cinque anni; il 14 novembre a Milano, per lo sciopero  e la manifestazione dei metalmeccanici in piazza Duomo.
Al centro della mobilitazione l’opposizione a questo Jobs Act e alla legge di Stabilità. Il Jobs Act riduce ancora una volta diritti e tutele e, al di là della propaganda, non rappresenta assolutamente un superamento dello stato di precarietà per milioni di persone, anzi. La legge di stabilità regala soldi alle imprese (6 miliardi solo di Irap), non distingue tra chi investe
e mantiene occupazione in Italia e chi non lo fa, resta nel segno delle politiche di austerità, toglie risorse agli enti locali e ai servizi per i cittadini.
I tagli ai patronati, soldi che arrivano dai fondi di lavoratori e imprese, non sono solo un attacco al sindacato ma soprattutto ai cittadini. I patronati svolgono per legge un servizio gratuito e se vengono tagliate le risorse la strada è una sola: riduzione del servizio. O, in alternativa, pagamento
dello stesso da privati. L’Italia è anche questo: far pagare i disoccupati per la domanda di disoccupazione.
In piazza, oltre al No, porteremo soprattutto le nostre proposte:
il piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile; una politica industriale per l’innovazione; una forte riduzione del carico fiscale per lavoratori e pensionati.
Serve una patrimoniale sulle grande ricchezze, non abbiamo paura di usare le parole, per ridurre le disuguaglianze e liberare risorse per la crescita del Paese.
Nel Paese delle grandi opere inutili servono mille piccole opere. I disastri ambientali di queste ultime settimane dicono meglio di tante parole che investimenti sul dissesto idrogeologico e per le bonifiche ambientali sarebbero non solo necessari ma creerebbero anche buona occupazione.
È l’ora della scelta, austerità e crescita non sono compatibili ed è ora che i lavoratori e le lavoratrici ritornino protagonisti.
Il 5 dicembre sarà una tappa importante di questo cammino: dovremo essere in tanti per dire che non ci rassegniamo al declino e che dalla crisi si può uscire solo con buone proposte.
Diverse da quelle del Jobs Act e dalla legge di Stabilità. Che siano inclusive, che diano tutele e diritti e non li tolgano, che pensino al futuro.

Damiano Galletti
segretario Camera del Lavoro di Brescia

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