Il
12 dicembre abbiamo promosso, assieme alla UIL, uno sciopero generale
dell’intera giornata. Ci saranno manifestazioni in ogni città e a Brescia ci ritroveremo
in piazza Garibaldi alle ore 9.
Nell’ultimo
mese siamo scesi in piazza spesso. Il 25 ottobre, a Roma, eravamo in centinaia
di migliaia per dire no a questa legge di stabilità e a questo Jobs Act.
Un
successo straordinario quella manifestazione, il vero dato di novità degli
ultimi mesei, la fine dell’unanimismo per le politiche del governo. Nei giorni
successivi abbiamo manifestato anche a Brescia, in occasione della venuta di Renzi
all’assemblea annuale dell’Associazione Industriale
Bresciana
(il giorno degli insulti congiunti al sindacato); l’otto novembre a Roma, la
manifestazione unitaria dei sindacati per dire che non è possibile restare
senza contratto da oltre cinque anni; il 14 novembre a Milano, per lo sciopero e la manifestazione dei metalmeccanici in
piazza Duomo.
Al
centro della mobilitazione l’opposizione a questo Jobs Act e alla legge di
Stabilità. Il Jobs Act riduce ancora una volta diritti e tutele e, al di là
della propaganda, non rappresenta assolutamente un superamento dello stato di
precarietà per milioni di persone, anzi. La legge di stabilità regala soldi
alle imprese (6 miliardi solo di Irap), non distingue tra chi investe
e
mantiene occupazione in Italia e chi non lo fa, resta nel segno delle politiche
di austerità, toglie risorse agli enti locali e ai servizi per i cittadini.
I
tagli ai patronati, soldi che arrivano dai fondi di lavoratori e imprese, non
sono solo un attacco al sindacato ma soprattutto ai cittadini. I patronati
svolgono per legge un servizio gratuito e se vengono tagliate le risorse la
strada è una sola: riduzione del servizio. O, in alternativa, pagamento
dello
stesso da privati. L’Italia è anche questo: far pagare i disoccupati per la
domanda di disoccupazione.
In
piazza, oltre al No, porteremo soprattutto le nostre proposte:
il
piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile; una politica
industriale per l’innovazione; una forte riduzione del carico fiscale per
lavoratori e pensionati.
Serve
una patrimoniale sulle grande ricchezze, non abbiamo paura di usare le parole,
per ridurre le disuguaglianze e liberare risorse per la crescita del Paese.
Nel
Paese delle grandi opere inutili servono mille piccole opere. I disastri
ambientali di queste ultime settimane dicono meglio di tante parole che investimenti
sul dissesto idrogeologico e per le bonifiche ambientali sarebbero non solo
necessari ma creerebbero anche buona occupazione.
È
l’ora della scelta, austerità e crescita non sono compatibili ed è ora che i
lavoratori e le lavoratrici ritornino protagonisti.
Il 5
dicembre sarà una tappa importante di questo cammino: dovremo essere in tanti
per dire che non ci rassegniamo al declino e che dalla crisi si può uscire solo
con buone proposte.
Diverse
da quelle del Jobs Act e dalla legge di Stabilità. Che siano inclusive, che
diano tutele e diritti e non li tolgano, che pensino al futuro.
Damiano
Galletti
segretario
Camera del Lavoro di Brescia
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