Assemblea a Bologna contro l'accordo di rappresentanza. Il leader della Fiom non è convinto da Renzi: "È possibile cambiare con questo Parlamento?". Ospite anche Stefano Rodotà: "L’Italicum è una legge elettorale illegittima"

Nessuna scissione, “ma non ci fermeremo finché non riusciremo a cambiare la Cgil dall’interno, rendendola più forte, più democratica e più partecipativa”. E’ una dichiarazione di guerra contro Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil, quella che il leader della Fiom Maurizio Landini pronuncia sul palco dell’assemblea autoconvocata al Pala Nord di Bologna dai delegati Cgil di tutta l’Italia, insorti a migliaia contro il proprio direttivo nazionale che nei giorni scorsi ha sottoscritto, assieme a Cisl, Uil e Confindustria, il Testo unico sulla Rappresentanza sindacale.
Un testo, “anzi – precisa Landini – un accordo che, di fatto, apre una
crisi democratica all’interno della Cgil: che introduce sanzioni anche
pecuniarie per i rappresentanti dei lavoratori, l’arbitrato
interconfederale e che mortifica il ruolo dei sindacati.
E tutto questo senza consultare quegli stessi lavoratori a cui sarà imposto, ma che invece è stato presentato al direttivo sotto forma di mozione di fiducia, da accettare a scatola chiusa.
In pratica, il testo dell’intesa è, secondo le tute blu, ma anche
secondo le categorie che hanno aderito alla giornata di discussione
voluta in seno alla Cgil – dai trasporti alla comunicazione, dai bancari
alla funzione pubblica, dalla Fiat a Electrolux, a Deutch Bank – il modello Pomigliano trasferito ai contratti nazionali, “dimenticando che la Corte Costituzionale
quel modello l’ha bocciato”. Nel documento, infatti, sono state
inserite delle “clausole e/o procedure finalizzate a garantire
l’esigibilità degli impegni assunti” con “conseguenze sanzionatorie
per comportamenti attivi o omissivi”. Ma anche regole per definire “il
peso” dei sindacati, che si calcolerà sull’incrocio tra le deleghe e i
voti raccolti alle elezioni delle Rsu, e in presenza di più piattaforme,
sarà favorita quella con almeno il 50%+1 della rappresentatività nel
settore.
“Insomma – ironizza Landini, per il quale Susanna Camusso ha chiesto via lettera al Collegio statutario una sanzione disciplinare – nella legge elettorale
di Renzi e Berlusconi, di cui non sono entusiasta, chi arriva primo e
supera il 37% si prende il 55%, nel Testo unico chi vince con il 49,9%
non conta nulla”. E con lui concorda l’ex candidato alla presidenza
della Repubblica Stefano Rodotà, ospite d’onore al Pala Nord di Bologna assieme all’ex preside della Facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna, Umberto Romagnoli:
“In pratica parliamo di una serrata – spiega Rodotà – l’Italicum è una
legge elettorale illegittima scritta per chi è già dentro sistema
politico, che blocca chi dall’esterno vuole entrare e si trova una
soglia di sbarramento dell’8%, col rischio che 3,5 milioni di italiani
rimangano senza rappresentanza. Lo stesso vale per l’accordo: è questo
il tema che abbiamo di fronte oggi, un problema di libertà e rappresentanza“.
In
un momento di transizione come quello che l’Italia sta vivendo, dove
una “maggioranza, che mi è misteriosa perché è la stessa che ha portato
al violento accantonamento di Enrico Letta, si sta
costruendo, non bisogna dimenticare che non si può costruire nulla se si
sequestra la democrazia”. Discussa, insomma, “la legittimità di una
legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte
Costituzionale”, sottolinea Rodotà, “dobbiamo misurare ciò che cerca di
imporre nel mondo del lavoro il Testo unico, che va confrontato con
un’altra sentenza della Consulta, quella che ha dichiarato illegittimo
l’articolo 19 stabilendo che sono stati violati gli articoli 2 e 3 della Costituzione”. La sentenza che ha, di fatto, reintrodotto la Fiom all’interno della Fiat.
Servirebbe, sottolinea Landini, “una riforma del lavoro, un piano per l’industria, e dico ‘servirebbe’ perché anche prendendo per buona la volontà di cambiare tutto di Matteo Renzi,
il Parlamento è sempre quello, con Scelta civica, con Alfano. Ho
criticato Monti e Letta perché sul lavoro non è stato fatto nulla, ma mi
chiedo, come possiamo fare queste cose con questo Parlamento? I governi
non eletti dalle persone non mi convincono, a proposito di crisi della
democrazia”. Il problema della rappresentanza, secondo i delegati
autoconvocati, non è quindi solo sindacale o solo politico: “E’ una crisi a tutto tondo
– sottolinea Landini – e di fronte a una situazione simile ciò che un
sindacato deve fare è ricorrere alla democrazia, e non limitarla. È così
che la Cgil ha resistito 100 anni”.
“Noi andremo avanti in questa battaglia – assicura Nico Vox,
delegato Cgil per la Funzione pubblica, applaudito da un Pala Nord di
Bologna pieno centinaia di sindacalisti – perché siamo un sindacato ma
siamo anche cittadini”. Vox c’era a Milano durante gli scontri avvenuti
il 14 febbraio tra il servizio d’ordine della Cgil, in sala parlava
Camusso, e un gruppo guidato da Giorgio Cremaschi, storico esponente del sindacato dei metalmeccanici ora tesserato Cgil-Spi
(pensionati), giunto nella sala dove era in corso un’assemblea per
protestare contro l’accordo sulla rappresentanza che ha decretato la spaccatura Cgil-Fiom.
“L’unico intervento contro il Testo unico era il mio e l’hanno
cancellato – precisa Vox – segno che ormai l’apparato conta più della
base. Ma il sindacato siamo noi, che senso ha una sigla se ci si
dimentica della piazza, dell’unità senza steccati, di quei lavoratori
che noi dobbiamo tutelare?”.
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