il manifesto 2013.11.03
SCUOLA · Fondi anche da comuni e regioni. Così si arriva a circa un miliardo e mezzo l'anno
Tutti i finanziamenti delle private
In
relazione alle polemiche che si aprono ogni anno sulla reale entità dei
finanziamenti pubblici alle scuole private ci preme evidenziare quanto
segue. I finanziamenti pubblici alle scuole private paritarie, già
previsti dalla normativa, diventano consistenti con la legge n. 62/2000
(di parità) del Ministro Berlinguer: a) l'art. 13 della Legge prevede
fondi a favore delle scuole materne private per la «realizzazione del
sistema prescolastico integrato» e delle scuole elementari parificate;
b) l'art. 9 introduce fondi regionali per il diritto allo studio a
«sostegno della spesa sostenuta e documentata dalle famiglie per
l'istruzione mediante l'assegnazione di borse di studio di pari importo»
(agli studenti delle scuole statali che non statali).
Nel
2007 il ministro Fioroni estende il diritto al finanziamento anche alle
scuole medie e superiori. Attualmente l'importo maggiore riguarda le
scuole dell'infanzia. I finanziamenti diretti da parte statale alle
strutture scolastiche private raggiungono già nel 2002 la cifra di 527
milioni di euro. Nel 2013 sono stati di 501 milioni. Nella legge di
stabilità per il 2014 sono previsti 494 milioni. Bisogna però
evidenziare che negli ultimi anni il Trentino e l'Alto Adige provvedono
con fondi propri fuori dal bilancio statale.
Dal
2009, in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 50 del
2008 che affermò la competenza regionale di una parte dei contributi
previsti dalla legge 62/2000 i finanziamenti che ogni anno giungono
direttamente alle scuole private vengono erogati sotto due diversi
capitoli, il secondo dei quali prevede il parere della Conferenza delle
regioni e viene perciò erogato in un secondo momento. Per il 2014 sono
stati previsti con la legge di stabilità rispettivamente le cifre di 274
e 220 milioni. Per inquadrare compiutamente l'esborso pubblico occorre
però evidenziare le sovvenzioni che con leggi e modalità diverse
provengono da regioni e comuni.
Molti
Comuni erogano risorse proprie per le scuole dell'infanzia private che
spesso sono molto maggiori di quelle statali. Esemplare il caso del
comune di Cernusco sul Naviglio che eroga ben 300 mila € a favore di
un'unica scuola materna privata. Il comune di Bologna eroga circa un
milione di euro dal 1995. Nel 2011 ha erogato 1,188 milioni a 27 scuole
d'infanzia private paritarie che si aggiungono ai 1,247 milioni statali e
regionali per arrivare a un totale di 2,435 milioni, 90 mila € per
scuola in media.
Il
comune di Torino eroga 1,700 milioni all'anno a 55 scuole d'infanzia.
Tutte le regioni fanno lo stesso. L'Emilia Romagna stanzia ogni anno
quasi 3 milioni di euro alle scuole materne private, il Piemonte 2
milioni. A ciò si aggiunge la giungla dei contributi regionali e
comunali per il diritto allo studio che in base alla legge 62 dovrebbero
essere di pari importo per gli studenti delle scuole statali e non
statali.
Nella
regione Lombardia la «dote per la libertà di scelta» rimborsa fino al
50% della retta scolastica danneggiando gli studenti bisognosi della
scuola statale che non prevede costi di frequenza. Nel 2009 in Lombardia
i frequentanti le scuole private (98.392) hanno ottenuto
complessivamente 51 milioni di euro mentre gli studenti delle scuole
pubbliche (985.755) solo 24. Il Piemonte, il Veneto e la Liguria hanno
anch'esse una legge per il diritto allo studio che non rispetta la legge
62/2000 e privilegia gli studenti delle scuole private.
Mettendo
insieme tutte le voci di finanziamento pubblico si stima a livello
nazionale una cifra di circa un miliardo e mezzo di euro annuali per il
10% degli studenti frequentanti le scuole private. Questo a partire dal
2002 per un esborso complessivo di 15 miliardi in 10 anni. Ciò viola
l'articolo 33 della Costituzione ma risulta ancor più scandaloso
considerando che la scuola statale ha subito negli ultimi 10 anni tagli
per più di 10 miliardi. Il tutto avviene contro la volontà dei cittadini
che nel maggio scorso, chiamati dal Comitato art. 33 di Bologna a
pronunciarsi tramite un referendum comunale sull'uso migliore dei fondi
per garantire il diritto d'accesso alla scuola d'infanzia, si sono
pronunciati al 60% contro i finanziamenti alle scuole private.
*Comitato art. 33 Bologna
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