Il Parlamento congelato
All’indomani del governo dei tecnici
guidati da Monti, molti si aspettavano che il voto ci avrebbe restituito
il primato della politica. E un paese più sereno. Non è andata così.
Oggi, per loro, è il giorno di un risveglio, improvviso e amaro, che
dovrebbe imporre autocritiche impietose. Ma si fa facile previsione nel
dire che queste autocritiche non ci saranno per niente.
L’Italia appare spaccata in tre
parti e in una particella, a non considerare il gran numero di elettori
che, non essendo andati a votare, formano, da soli, l’ altro consistente
spicchio di quest’Italia sempre più lacerata e ingestibile. Esaminiamo
da vicino queste macerie.
Grillo ha sfondato il muro del suono, se
così si può dire, con una carica dirompente talmente forte da diventare
il primo partito (movimento?) italiano. Si doveva essere sondaggisti
provetti (mestiere che sta a cavallo fra gli apprendisti stregoni e i
cantastorie a parcella) per non capire che le piazze d’Italia stavano
annunciando ciò che ogni italiano di buon senso andava vedendo e capendo
dal televisore di casa sua. Esattamente come accade nelle calamità
naturali (il riferimento, ovviamente, non é a Grillo), puntualmente
precedute dai rassicuranti comunicati degli esperti (“pioverà, ma non
sarà una pioggia di particolare intensità”…). Ora i sondaggisti ci
spiegano che loro sì, riescono a prevedere i fenomeni, ma non la portata
dei fenomeni stessi. Pazienza.
Ma come si fa a non vedere? Grillo parla
alla testa e alla pancia degli italiani per il semplice motivo che i
partiti della seconda repubblica hanno smesso da tempo di guardare fuori
dalle loro suite assediate (che difendono con le unghie) e di
conseguenza, agli italiani, non hanno più nulla da dire. Definire gli
italiani che votano Grillo – come è accaduto almeno da un anno a questa
parte, e con altissime e autorevolissime benedizioni – pericolosi
aderenti a una terrifica setta dell’Antipolitica, non è meno disonesto
che grottesco. Eppure molti giornali e molti editorialisti su questa
falsificazione interessata hanno marciato e, ove possibile, continuano a
marciare.
Ma si ammetterà che prendersela
eternamente con lo specchio che ci fa apparire deformi (perché forse lo
siamo) non è idea particolarmente brillante. E mentre Grillo continua la
sua inarrestabile cavalcata nelle praterie lasciate ottusamente
incustodite dai “professionisti della politica”, il Paese, più di prima e
peggio di prima, resta con il fiato sospeso: l’Europa, le cancellerie
internazionali, i mercati, le borse, lo spread… tutto da rifare ,
pover’uomo, verrebbe da dire …
Berlusconi, invece, e da par suo, parla
alla pancia e alla testa, ma anche alla tasca, di un’altra consistente
parte degli italiani. Suona musica per le loro orecchie: evasione,
condoni tombali, chimeriche restituzione di tasse già pagate, un pizzico
di erotismo da caserma, e, nell’eterno siparietto da commedia
all’italiana fra guardie e ladri, un occhio di riguardo per i ladri,
sotto forma di una gragnuola di insulti alla magistratura, non guasta
mai. Berlusconi ottiene un successo straordinario: decidendo di suonare
in prima persona (per l’ennesima volta) il corno della caccia (al
magistrato e al comunista), dicendo al povero Alfano di farsi più in là,
ricompatta la sua armata: oltre ogni ragionevole dubbio elettorale,
verrebbe da dire. Tiene in ostaggio il Senato. E ciò gli basta per
neutralizzare gli avversari e godersi ancora una volta lo spettacolo di
un’Italia interdetta nella via del cambiamento. Bastava guardare la
bronzea maschera della Santanchè per capire – in queste ore- l’antifona
in casa Pdl.
Poi, c’e’ Monti. Spesso ha ripetuto,
durante lacampagna elettorale, che lui – da anni in tutt’altre faccende
affaccendato- una volta salito in politica, stava però imparando molto
in fretta. Anche troppo, forse. Bisognava, infatti, tornare alla Prima
Repubblica democristiana, o a certi congressi del Pcus, per trovare la
giusta galleriadi ritratti in cui inserire viso, sguardo, parole e
maschera del professore, quando l’altra sera spiegava agli italiani
“l’ottima” performance elettorale delle sue liste. Personaggio da fare
invidia al vecchio Le Carrè, questo Professore in loden che sembra
sempre venire dal freddo, sia quando sale in economia, sia quando sale
in politica, e che, se non ci fosse stato, bisognava inventarlo giusto
perché agli italiani, in quanto a gallerie di maschere politiche, non
mancasse niente.
Poi, direte, c’è il centro sinistra. Già, c’è il centro sinistra. Che dire?
Gli analisti elettorali sembrano
concordi: il travaso di sangue verso il movimento di Grillo viene in
maggior parte da lì. E questa emorragia è avvenuta durante la stessa
campagna elettorale. Se è lecito, possiamo chiedere a Bersani e Vendola
se magari i loro siparietti altalenanti, circa la necessità di allearsi
con Monti un minuto dopo l’apertura delle urne, forse che sì, forse che
no, non hanno contribuito a nauseare ancora di più una parte del proprio
elettorato (già di per sé recalcitrante, dopo anni e anni di delusioni e
sconfitte e vittorie mancate e leggi sul conflitto di interesse mai
presentate) ricacciandolo nelle fauci dell’orco Grillo? O il ripetere a
destra e a manca inviti alle desistenze, quasi ci fosse il timor panico
di poter farcela da soli? E se le cause non fossero queste, qualcuno ne
saprebbe indicare di più fondanti, a spiegazione del rapidissimo
esaurirsi del vento caldo delle primarie? O dell’impressionante divario
(e qui si aprirebbe altro, e lungo discorso) fra centro sinistra e
centro destra nelle regioni più popolose del Paese?
Carlo Freccero ha detto una verità quasi
disarmante: la sinistra non riesce a fare la sinistra, la sinistra non
riesce più a dire cose di sinistra al suo elettorato. Aggiungiamo questo
piccolo corollario: che quando l’opposizione non riesce a parlare il
linguaggio della sinistra, perde inesorabilmente voti a sinistra, ma li
perde altrettanto inesorabilmente a destra, perché – come è noto-
l’originale è sempre preferibile alla fotocopia.
Vaso di coccio fra simili vasi di ferro,
stava la lista di Rivoluzione Civile. Tutta giocata sulla scommessa
azzardata di riuscire a tenere aperto uno spiraglio in Parlamento che
facesse da sponda di sinistra a una opposizione che tutti davano come
favorita. Per ragioni sulle quali torneremo, questa lista è stata vista
come fumo negli occhi sia dal sistema dei partiti, sia dal sistema
dell’informazione, nella loro quasi totalità. Un gioco ottuso, ma
talmente scoperto da spingere un brillante commentatore politico di una
grande quotidiano nazionale, alla vigilia del giorno in cui si andava a
votare, e a sondaggi tacitati per legge, ad esibirsi in una filippica
che preconizzava il mancato raggiungimento del quorum da parte di
Rivoluzione Civile. Filippica con tanto di interviste sulla “sconfitta
annunciata”…
La profezia del commentatore si è
rivelata esatta. L’avesse anche azzeccata nelle parti relative alla
paralisi al Senato, alla mancata smacchiatura del giaguaro, all’apoteosi
di Grillo, alla coriacea tenuta di Berlusconi, al ridursi a un soffio
di vento delle liste ispirate dal professore che viene dal freddo, oggi,
questo commentatore, potrebbe ambire al Pulitzer. Sarà per la prossima
volta.
Ma così è l’Italia. E proprio per questo
in molti si augurano che Rivoluzione Civile intraprenda una lunga
traversata nel deserto. Se risulta talmente indigesta, ci sarà un perché
…
http://www.rivoluzionecivile.it
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