lunedì 27 febbraio 2012

A proposito di pensioni. Lettera di Donatella Cagno (Fp Cgil)

NEWS AL CORRIERE DELLA SERA

Caro Direttore,

in relazione alla lettera pubblicata sul suo giornale dal Ministro Fornero in data 15 febbraio, vorrei rappresentare il mio sconcerto per il modo con cui l'esperta di sistemi previdenziali ha presentato il problema degli esiti nefasti della modifica attuata dal precedente governo all'istituto della ricongiunzione fra diverse tipologie di contributi previdenziali.
La ragione della norma che ha previsto l'obbligo di un pagamento per poter ricongiungere i contributi versati all'INPDAP a quelli versati all'INPS è stata la volontà di evitare che le donne del pubblico impiego, che si sono viste allungare l'età del pensionamento a 65 anni, potessero di utilizzare i periodi lavorati presso la gestione privata, per poter continuare ad andare in pensione a 60 anni.
Una cattiveria come altre del precedente governo, che spiace vedere sostenute da un Ministro del Governo Monti.
Oltre che nel motivo che lo ispira, l'ingiustizia di questo provvedimento sta nel fatto che costringe lavoratori che hanno versato una percentuale uguale di contributi, ma in diverse gestioni, a dover adesso pagare per utilizzare i versamenti fatti.
Il contrario esatto dell'equità, così citata nella lettera del Ministro Fornero, che forse non ricorda che dopo la riforma Dini i contributi dei pubblici dipendenti sono sostanzialmente uguali a quelli dei privati, mentre prima erano maggiori.
Questo è il motivo per cui la ricongiunzione fra INPDAP e INPS era gratuita. Quindi si trattava non di un privilegio, ma di una possibilità, utilizzata da chi aveva periodi lavorati in diversi posti di lavoro.
Si ricorda il Ministro la questione della flessibilità e della monotonia del posto fisso? Ebbene questa norma tutelava, fra l'altro, chi si è spostato nell'arco della propria vita lavorativa da aziende pubbliche a private. Si pensi per esempio a quanto avvenuto nella sanità in provincia di Brescia dove il forte ridimensionamento di quella pubblica a favore di quella privata ha portato ad una trasmigrazione di moltissimi operatori/operatrici dall'una all'altra realtà.
Oppure a lavoratrici che, senza cambiare posto di lavoro, hanno iniziato a lavorare nelle Case di Riposo pubbliche (exIPAB) e si ritrovano oggi ad operare nello stesso posto, ma con rapporti di lavoro in cooperative o fondazioni private.
Mi pare utile, a questo punto, raccontare una storia vera per meglio chiarire il danno provocato dall'abrogazione di questi presunti privilegi di cui narra il Ministro.
Il caso è quello di una operatrice che ha lavorato prima in fabbrica (22 anni) poi quando la fabbrica è andata in crisi ha trovato lavoro presso una casa di riposo con contratto pubblico per 15 anni. In seguito questa struttura ha ceduto l'attività ad una cooperativa che ha applicato il regime previdenziale privato INPS. Dopo due anni questa signora, che sta ancora pagando la ricongiunzione dei primi 22 anni (per il passaggio INPS/INPDAP si è sempre pagato per la differenza che c'era nel contributo e nelle prestazioni) si è ammalata (sa Professoressa Fornero il lavoro con gli anziani non è una passeggiata) ha superato il periodo massimo di malattia ed è stata licenziata. La signora si ritrova senza lavoro e senza la possibilità di andare in pensione, nemmeno di invalidità, se non pagando una cifra esagerata. Certo può aspettare di compiere 66 anni o 65 per totalizzare, ma nella vita reale non è facile vivere 10 anni senza stipendio e senza pensione.
Dove stanno i privilegi in questa vicenda che, come altre, narra di fatica e trasuda di ingiustizia?
Ad oggi la modifica alla norma della totalizzazione del governo Monti non risolve il suo problema e spiace anche perché è noto come ci siano proposte di soluzioni condivise dai diversi schieramenti politici che potrebbero risolvere queste ingiustizie.
Chi si aspettava da questo Governo equità è rimasto deluso, come pure chi pensava che i “tecnici” sarebbero stati in grado di risolvere i problemi delle persone introducendo maggiore omogeneità nei trattamenti, a partire da quelli previdenziali.
Fino ad ora abbiamo visto solo le solite cattiverie, ma almeno prima non cercavano di convincerci che si trattava di equità.

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