martedì 30 aprile 2013

BUON 1° Maggio



Diserta i negozi il 1 maggio......la festa si vive, non si vende!!


Fratelli e Sorelle...questo è il calcio...è EDO Panelli





Nuvolera ci crede, il Valle rinvia la festa

IL DERBY/1. Il Rigamonti trova il guizzo che allontana i play out, i camuni saranno costretti a «soffrire» fino all´ultima giornata del torneo

Nuvolera ci crede, il Valle rinvia la festa

Aggancio a 42 punti, ma non c´è la salvezza matematica Decide il confronto un gol capolavoro di Panelli: rete da cineteca in sforbiciata con le spalle alla porta

La rete di Panelli che decide il derby fra il Rigamonti Nuvolera e il Vallecamonica merita l´apertura dell´articolo tanto è la bellezza del gesto atletico del numero dieci di casa. Siamo al 29´ del primo tempo con il risultato inchiodato sullo zero a zero e il Rigamonti usufruisce di un angolo: sulla battuta ci va Mantovani che disegna una traiettoria che dopo un paio di rimpalli finisce a Panelli: spalle alla porta, si inventa una sforbiciata volante che non lascia scampo a Bellicini.
UNA PRODEZZA quella del fantasista locale che raramente si può ammirare fra i dilettanti e che merita di essere sottolineata . Grazie a questa gol il Riga ritorna al successo dopo lo scivolone del turno precedente e sale a quota 42: la salvezza non è ancora matematica, manca ancora un punto, ma considerati gli scontri del prossimo turno non ci dovrebbero essere problemi alla permanenza in categoria.
Anche per il Vallecamonica vale lo stesso discorso fatto in precedenza con il Rigamonti: nonostante la battuta d´arresto dopo tre successi consecutivi, la permanenza in Eccellenza non sembra a rischio. MAnca solo il conforto della matematica per dichiarare missione compiuta e guardare avanti.
Sul futuro, le dirigenze a domanda hanno risposto in modo vago. Ci può anche stare considerato il momento attuale non certo favorevole sotto l´aspetto economico.
E poi il campionato non è finito. Non ha chiuso i conti nemmeno questo derby. Bisogna subito rimarcare che non è stato sicuramente bello ne tanto meno interessante: pochi gli spunti di nota a parte la giocata di Panelli.
POCO O NULLA da segnalare fino al 29´ quando arriva il gol di Panelli che merita gli applausi di tutti i presenti. Su questa rete si chiude il primo tempo con il Valle incapace di creare grossi pericoli all´attento Trilli. Dopo pochi minuti della ripresa il tecnico ospite Martinazzoli si rende conto che di questo passo non si va da nessuna parte ed allora fuori Moglia e Federici dentro Visconti e Abbatista e squadra che passa a un più spigliato 4-3-3.
Non è che sia la panacea di tutti i mali, però ora l´undici camuno ha più soluzione sotto porta. La palla del pareggio al 30´ è sui piedi dell´ex darfense Varas, ma qui Trilli ci mette una pezza e devia in angolo la conclusione dal limite. Nei minuti finali Bonsignori in contropiede sfiora il raddoppio. 
RIGAMONTI NUVOLERA (4-1-4-1): Trilli 6.5, Fioletti 6, Zamboni 6.5, Sberna 6.5, Restelli 6 (46´st Consoli sv), Mantovani 6, Bithiene 6 (13´st Bonsignori sv), Avanzini 6, Panelli 8, Mocinos Perluzzo 6,5 (35´st Crescini sv), Seck 6. A disposizione in panchina: Campa, Guzman, Uccellatore, Comini. Allenatore Galletti.
VALLECAMONICA (4-3-2-1 ): Bellicini 6, Bariselli 6, Ducoli 6, Federici 6 (12´st Abbattista sv), Turetti 6 (35´st Taboni sv), De Giosa 5.5, Polini 6, Salari 5.5, Vars 6, Prandini 6, Moglia 5,5 (12´st Visconti sv). A disposizione in panchina: Bortesi, Saviori, Martinelli,Contessi. Allenatore Martinazzoli.
ARBITRO: Turella di Mantova 7.
RETE: 29´pt Panelli,
NOTE: giornata nuvolosa, terreno di gioco in sintetico. Spettatori 150. Ammonito: Fioletti. Calci d´angolo 8-1 per il Vallecamonica. Minuti di recupero 1´ e 3´.

Martinazzoli:«Attenzione non è finita»

Nel dopo derby, una volta conosciuti i risultati delle dirette concorrenti, ci sarebbe quasi la voglia di festeggiare una salvezza per entrambe, ma manca la certezza matematica. La bottiglia di spumante rimane giustamente nel frigorifero pronta ad essere stappata fra sette giorni.
Il tecnico del Vallecamonica, Giovanni Martinazzoli, è arrabbiato con i suoi: «Non posso stare zitto. Qualcuno dei miei ha già staccato la spina anzitempo e pensa già ai tornei notturni. Ma questa non è la squadra che ci ha permesso di fare una rimonta incredibile. Alla ripresa degli allenamenti mi farò sentire».
IN CASA del Rigamonti Nuvolera si volevano maledettamente i tre punti dopo la beffa subita contro il Folzano. Così l´allenatore Roberto Galletti: «Faccio i complimenti ai miei ragazzi per la prova. Non era facile dimenticare quello che è successo nel turno precedente dove siamo stati oltre modo penalizzati. Bellissima la rete di Panelli e poi siamo stati altrettanto bravi ed attenti a difenderla senza correre grossi rischi. Bravi tutti»

dal BresciaOggi




domenica 28 aprile 2013

Ospitaletto - Corso di SPAGNOLO


Il governo dell’unità borghese


E’ persino troppo facile per un comunista criticare la formazione del governo PD – PDL. Per la prima volta dopo la morte della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano, le forze borghesi si ritrovano politicamente unite in un esecutivo che accomuna i simpatizzanti di centrodestra e di centrosinistra della classe imprenditoriale, del ceto medio e persino del popolino che ha inutilmente votato Partito Democratico sulla spinta ingannevole del “voto utile” per battere Berlusconi. E il voto è stato invece utile per far arrivare Berlusconi a Palazzo Chigi anche se perdente (in numeri assoluti… politicamente parlando, sull’onda lunga della scia dell’incertezza del post-voto, come si vede vince il cavaliere nero di Arcore) e affidare addirittura al segretario del PDL due incarichi: vicepresidenza del Consiglio dei ministri e ministero dell’Interno.
Se il PD nascendo voleva essere un progetto di realizzazione dell’autonomia del centrosinistra dal centrodestra, ebbene oggi questa autonomia l’ha tutta perduta e ha lasciato per strada anche il residuo di sinistra che si era portato dietro, costringendo Sel a ricoprire il ruolo naturale di opposizione in un contesto di larghe e sporche intese come queste.
I peggiori timori di una restaurazione economica in salsa ampiamente liberista si sono tutti verificati sul campo e attendono solamente il nulla osta del Parlamento con una fiducia che forse vedrà il dissenso di qualche parlamentare democratico come Pippo Civati, o che forse sarà piena se Letta riuscirà a convincere anche i più recalcitranti a dargli il voto di assenso e alzare bandiera verde per provare a governare il Paese e ristabilirne la consona dignità economica che gli spetta agli occhi dei governatori delle banche mondiali ed europee.
Mario Draghi e Giorgio Napolitano – e non è un mistero – hanno seguito con apprensione e da vicino la formazione del nuovo esecutivo fin dal tentativo di Pierluigi Bersani, passando per l’indegno cammino parlamentare dell’elezione del presidente della Repubblica.
Con la formazione del governo di Enrico Letta i mercati possono riposare meglio, così anche l’imprenditoria italiana di Giorgio Squinzi, altro sponsor del “fate presto” ormai celebre motto che starebbe bene come sottotestata al titolo del quotidiano di Confindustria.
Ma le emergenze e i “fate presto” sono diversi, così come sono diversi i mondi in cui si vive: si vive sempre in Italia, ma c’è vita e vita, c’è stravita e c’è sopravvivenza.
Dire che ci sono ancora le classi sociali è forse obsoleto, o forse è più che altro quel dato scontato e che dovrebbe essere di piena conoscenza e coscienza di tutte e tutti e che invece si ignora così come si ignora spesso di vivere nel capitalismo.
Per questo la lotta della ricostituzione della Sinistra Italiana (scrivo le iniziali maiuscole come auspicio, che continuo a conservare, che si possa presto arrivare ad un soggetto politico pluriculturale formato da comunisti, socialisti di sinistra, ecologisti, libertari e via dicendo, per aprire uno spazio tra l’inesistenza ormai acclarata del centrosinistra e il grillismo) è dimostrata come fattore ormai storico, storicamente necessario e impossibile da eludere: manca una formazione che prenda in mano la critica sociale e i bisogni della società con una visione del mondo del lavoro come elemento chiave della vita di tutte e tutti noi, come elemento cardine del rivolgimento sociale, del cambiamento.
Non basta abolire i privilegi parlamentari per aver gridato di aver ottenuto una rivoluzione italiana che non porterà nulla nell’avanzamento dei diritti sociali, ma solo qualche variazione di bilancio dello Stato.
Bisogna agire in profondo, in quella “struttura economica” che Marx aveva individuato come responsabile di ogni altra evoluzione politica, sociale, intellettuale, morale della società.
Ad oggi non esiste in Italia una sinistra degna di questo ruolo e i singoli soggetti politici come Sel, Rifondazione Comunista, PdCI, Verdi e altre aggregazioni ancora più minori, sono al momento incapaci di ricoprire singolarmente questo compito. La diaspora è durata troppo a lungo e ora, davanti alla riunificazione delle forze che difendono i privilegi borghesi e della grande finanza direttamente da Palazzo Chigi, tocca a tutte le persone che si sono illuse di votare a sinistra votando PD, di stare in un partito di sinistra stando nel PD, tocca a tutte e tutti noi comuniste e comunisti di qualunque formazione, di mettere al servizio della ricostruzione del progressismo italiano le nostre energie mentali e materiali. In una parola: dobbiamo impegnarci ancora, perché una pagina si è voltata, un capitolo si è chiuso, ma la storia non è finita e scriverla spetta anche e principalmente a noi.
Scorrendo i nomi del nuovo governo italiano, si può vedere chiaramente la saldatura efficace che PD e PDL hanno siglato: un patto da rispettare e che certamente sulla sua strada incontrerà contraddizioni tra le spinte iperberlusconiane e personalistiche del cavaliere e quelle più statalistico-economico-borghesi del PD.
Le prese di posizione parlamentari delle forze che si dichiarano all’opposizione del governo che nasce sono il massimo della lontananza da una seria critica politica, fondata su una analisi di classe dei rapporti sociali e dei rapporti politici che ne derivano.
Praticamente non c’è argine a questa fiumana di protezione dei privilegi industriali e di nuovi attacchi che si verificheranno ben presto al lavoro, contro i lavoratori, contro le minime tutele rimaste, frammentate, frastagliate da decenni di consunzione della Legge 300.
Non credo sia serio oggi porsi il problema di una ricostruzione di un centrosinistra. La scelta del PD ha cancellato completamente questa problematica.
Finalmente oggi possiamo porci, in tutta la sua essenza, il drammatico compito della rifondazione della Sinistra Italiana, attraverso un percorso di definizione di un programma che, se vuole davvero essere alternativo all’amalgama finanziaria e capitalista che siede al governo, non può non darsi una connotazione anticapitalista, quindi antiliberista nel rispetto delle singole culture politiche, civili e sociali che la andranno a comporre.
Veniamo da percorsi differenti, anche molto diversi tra loro. Ma siamo uniti oggi, anche se ancora non lo sappiamo bene e non ne siamo pienamente consci, da un comune futuro politico per ridare al Paese un luogo sociale dove costruire il conflitto attraverso una ridefinizione della coscienza quasi istintiva di ogni singola persona, di ogni moderno – mi si lasci scrivere così – proletario che deve riappropriarsi dell’odio di classe.
Dobbiamo, come diceva Edoardo Sanguineti, saper odiare chi non ci ama, chi ci sfrutta, chi ci fa ogni giorno del male, chi fa morire i lavoratori per la mancanza di sicurezza, chi toglie il futuro ai giovani depredando la scuola pubblica, chi si approfitta dei malati per le speculazioni profittuali delle case farmaceutiche, chi devasta il territorio sempre per l’interesse di pochi… Dobbiamo odiare politicamente, non personalmente. E l’impersonalità, il vedere nel nostro avversario di classe la sua mera funzione in questo sistema ci porrà ad un livello di coscienza sempre maggiore.
Se invece ci limitiamo ad accettare questo governo solo per il fatto che invece di Brunetta o di Cicchitto, Letta vi ha inserito Nunzia Di Girolamo o Gaetano Quagliarello (uno dei saggi presidenziali…), allora non nascerà mai una nuova Sinistra Italiana ma rimarremo succubi delle illogiche logicità del mercato, dei suoi agenti governativi, del suo spregiudicato portato politico che oggi si esprime in un governo che è la morte del centrosinistra italiano. E forse, non tutto il cosiddetto “male” viene per nuocere, almeno in questo caso… Come ha scritto un mio amico: “Ora che si è ricostituita la DC, proviamo a rifare il PCI”. Forse sarà difficile fare un nuovo grande Partito Comunista Italiano, ma dare forza a Rifondazione Comunista e a tutte le altre forze della sinistra residua per costruire un soggetto plurale di Sinistra, questo è concretizzabile. Una volta si sarebbe detto, e diciamolo: al lavoro, alla lotta.

http://www2.rifondazione.it

sabato 27 aprile 2013

In piazza Loggia per il 25 aprile




FISCHI AL SINDACO, RICHIAMI «ANTI BIGIO»
In piazza Loggia per il 25 aprile

 2013-04-26 - * Poco più di un migliaio di persone ieri pomeriggio (giovedì 25 aprile) in Piazza Loggia per la Festa della Liberazione e protagonista mai nominato o quasi il Bigio, la statua simbolo dell'«Era fascista» che l'amministrazione ha intenzione di riportare (ma la decisione è sospesa fino a dopo le elezioni) in piazza Vittoria.
Il presidente provinciale dell'Anpi Giulio Ghidotti la statua l'ha richiamata nel suo intervento: «La lapide di piazza Rovetta che omaggia i caduti della Resistenza e la stele della strage segnano i luoghi a memoria e monito della violenza fascista, e per questo non c'è proprio bisogno di un altro segno che rimandi a quella cultura».
La statua è evocata anche dai diversi manifestanti che in piazza Loggia innalzano cartelli raffiguranti il Bigio, rimosso all'indomani della Liberazione e rimasto nei depositi comunali per 68 anni. E il Bigio è anche il non detto dei tanti fischi, urla e offese che accompagnano l'intervento del sindaco Paroli. Non nuove le contestazioni a onor del vero, anche gli anni scorsi c'erano state, mentre inedito è stato il voltarsi di schiena silenzioso di diverse decine di persone durante la sua orazione.
Paroli l'intervento l'ha comunque portato a termine, richiamando i valori della Liberazione «che ha riportato democrazia e dignità» e «i valori solidi e radicati di una città antifascista e partigiana». «In quegli anni non si poteva non esserci e si doveva essere di parte – ha sottolineato -: dalla parte della libertà e del rispetto di ogni uomo o donna».
La contestazione è scemata con gli interventi successivi. Prima Agape Nulli Quilleri, staffetta partigiana e presidente onorario delle Fiamme Verdi: un intervento di memoria ma anche «sul messaggio dei ribelli e quell'essere uomini giusti» che si trasmette di generazione in generazione. «Esempio di difesa della diversità – ha affermato -, oggi non possono esserci i tutori della Resistenza perché quei valori appartengono a tutti». Poi Lino Pedroni, presidente onorario dell'Anpi, il quale riceve applausi quando critica «i vuoti simulacri del triste passato» (il Bigio, appunto) e ricorda che il fascismo fu duro fin dalle origini.
A pochi passi dal piedistallo che ospiterà la statua simbolo dell'«Era fascista», ieri è passato anche un corteo di alcune centinaia di persone promosso dalla Rete Antifascista al quale hanno aderito anche altre associazioni (diverse le bandiere di Rifondazione comunista). Partito da via Fratelli Bandiera, dove ieri c'è stata la «pastasciutta antifascista» per tutta la giornata, dopo aver sfilato fino in piazza Vittoria il corteo è risalito lungo via X Giornate, dove c'è stato qualche attimo di tensione a pochi passi da piazza Loggia. Spintoni, calci, qualche manganellata, un agente di polizia lievemente ferito (sono in corso indagini della Digos) e alcuni contusi tra i manifestanti, tra i quali anche un operatore della televisione di strada Ctv. Poi tutto si è risolto e il corteo è entrato in piazza.
«Non è il primo anno che ci sono contestazioni – ha osservato al termine della manifestazione il prefetto Livia Narcisa Brassesco Pace -: qualche fischio può capitare, ma la partecipazione è stata buona. Certo, sarebbe meglio che in occasioni come questa ci fosse uno sforzo di coesione maggiore».

* articolo Corriere Brescia

giovedì 25 aprile 2013

Rigamonti Nuvolera generoso......Folzano da grande liberazione

IL DERBY. Colpo esterno nell´unica sfida tutta bresciana della giornata

Il rigore di Bianchi decide la gara contro un Nuvolera ridotto in dieci Tarana riaccende le speranze di salvezza diretta, Galletti torna in gioco

Il Rigamonti Nuvolera non stacca l´ossigeno al Folzano. Zamboni e compagnia si fanno apprezzare per un´intera frazione di gioco, ma non riescono a piazzare la stoccata giusta. Anzi, proprio nel finale di tempo, con l´espulsione di Tameni, regalano agli avversari la speranza salvezza.
DOPO soli 3´, è il giovanissimo Seck che mette i brividi a Locatelli, incornando bene la punizione di Mantovani e spedendola a lato di un soffio. Il gioco del Nuvolera è ordinato a centrocampo e arioso davanti, con Panelli e Mantovani bravi a sfruttare Bithiene e Mocinos Perluzzo sulle corsie laterali. Proprio un break a centrocampo di Mantovani costringe Locatelli alla presa a terra sulla botta da fuori di Panelli. Lo stesso Locatelli è costretto a replicarsi su Poli, poco dopo. Il Folzano si sveglia con lo squillo di Rossini,che ci prova dalla distanza (alto). E subito arrivano le occasioni per Bianchi (pescato dalla torre di Galbignani) e Galbignani stesso (pezza messa da Zamboni). Il primo tempo finisce col tiro di poco a lato di Capelli e con l´espulsione comminata (ingiustamente) a Tamini.

IL RIGAMONTI entra in campo nella ripresa con la consapevolezza di dover affrontare un intero tempo di gioco in 10 uomini e, per questo, con un dispiegamento di forze forse troppo remissivo. Certo è che viene subito castigato dal rigore concesso a Scalvini, che cade in area sul tocco di Restelli: Bianchi parte dal dischetto e in due tempi la sbatte dentro. Il Nuvolera fa gioco, ma sembra mancare sempre dell´ultimo passaggio. Il Folzano, per contro, manca il raddoppio con Bianchi e, clamorosamente con Viviani (due volte) e Mangiavini. Solo dettagli, però, perché gli uomini di Tarana rimangono attaccati alla spina e possono continuare a sperare.
RIGAMONTI NUVOLERA: Trilli 7, Tameni 5, Restelli 5 (22´ st Vernuccio 6.5), Mantovani 6.5, Sberna 6.5, Zamboni 7, Bithiene 5.5, Poli 6 (1´ st Fioletti 5.5), Seck 5.5, Panelli 5.5 (28´ st Guzman 6), Mocinos Perluzzo 5. All. Galletti
FOLZANO: Locatelli 6.5, Scalvini 7, Bono 6.5, Tomasoni 6.5, Negrisoli 6.5, Rossini 6, Bove 5.5 (18´ st Viviani 5.5), Manzoni 6.5, Bianchi 6.5, Galbignani 6 (31´ st Mangiavini 5.5), Capelli 5.5 (20´ st Marelli 5.5). All. Tarana.
ARBITRO: Alessandro Critelli di Lomellina 5
RETE: 1´ st Bianchi
NOTE: terreno in ottime condizioni, spettatori 200 circa, espulso al 45´ Tamini. 

GALLETTI (Rigamonti)
«In 30 anni di calcio non ho mai visto un arbitraggio così, durante il quale siamo stati volutamente penalizzati per ben due volte. La partita è stata di assoluto equilibrio e, alla fine, è stata decisa dal fischietto di gara»
TARANA (Folzano)
«Ora sappiamo di dover lottare fino all´ultima partita. I ragazzi mi sono piaciuti molto perché hanno badato al sodo, interpretando la gara nel migliore dei modi. All´inizio siamo partiti contratti e abbiamo fatto troppi errori: la posta in gioco era alta, ma poi abbiamo trovato quello che meritavamo» 
Risultati:
Aurora Travagliato/Casteisangiorgio 2-2 - Colognese/Sarnico 1-1 - Grumellese/DelleseVerolese3-0 - Orsa CorteFranca/Valcalepio3-2 - ProDesenzano/Scanzopedrengo1-0 - RigamontiNuvolera/Folzano 0-1 - Sovere/Palazzolo 0-2 - Stezzanese/Ciliverghe Mazzano 2-1 - Vallecamonica/Ghisalbese 5-1

Classifica:Palazzolo 73
Scanzopedrengo 70
Grumellese 68
Ciliverghe Mazzano 55
Sarnico 50
Vallecamonica 42
Sovere 40
Rigamonti Nuvolera 39
Aurora Travagliato 39
Ghisalbese 39
Casteisangiorgio 39
Valcalepio 39
Folzano 38
DelleseVerolese 32
Colognese 32 *
Stezzanese 31
Orsa Corte Franca 30
Pro Desenzano 27

dal BresciaOggi

mercoledì 24 aprile 2013

Ospitaletto "Gridalo ai vicoli alle piazze, dillo al mondo intero che il partigiano è vivo che libero segue un nuovo sentiero"

Bellissimo spettacolo della compagnia teatrale ABAT-JOUR, alla Biblioteca di Ospitaletto sabato 20 aprile, organizzato dall'ANPI di Ospitaletto con il patrocinio dell'amministrazione comunale per gli avvenimenti della festa di Liberazione.
Gridalo ai vicoli alle piazze, dillo al mondo intero che il partigiano è vivo che libero segue un nuovo sentiero" racconti della resistenza delle donne Bresciane.
Buona partecipazione di pubblico….. GRAZIE a TUTTI!!



Rodengo Saiano - "Fiaccolata della Liberazione"


Significativa e partecipata  la "Fiaccolata della Liberazione" di martedì 23 aprile, che l'Amministrazione Comunale di Rodengo Saiano ha organizzato in collaborazione con l'Anpi Provinciale, l'ANPI zona Brescia Ovest, le Fiamme Verdi e il Comune di Ome. 
Alla manifestazione ha partecipato anche una  delegazione  dell'ANPI di Ospitaletto insieme la viceSindaco Patrizia Chiodelli.
Il corteo partito alle 20.30 dal frantoio, l'ex cascina Damiani, e concludosi nel luogo simbolo della Liberazione come Villa Fenaroli, ricordo della resistenza e dell'ecidio di partigiani franciacortini.


Villa Fenaroli di Corneto, a Rodengo Saiano, durante l’occupazione nazifascista ospitava la sede il comando delle SS naziste. In quel luogo, tra il 26 e il 27 aprile 1945, furono imprigionate, brutalmente torturate e infine fucilate dieci persone accusate di attività partigiana.
L’ordine di giustiziare il gruppo di partigiani guidati dal segretario comunale dell’epoca Gian Battista Vighenzi, fu impartito dal maggiore delle SS Luis Thaler comandante delle Unità armate di riserva Italiane. Più che di un’azione contro gli insorti si trattò di una vile rappresaglia, frutto di una vendetta delle truppe tedesche in fuga.

Le SS trucidarono Gian Battista Vighenzi, Giuseppe Malvezzi, Luigi Mario Andreis, Giuseppe Caravello, Giovanni Ceretti, Pietro Giovanni Falappi, Angelo Franchini, Gaetano Mirino Carlo Lumini, Giovanni Luigi Pezzotti, Enea Olivo e Gastone Tiego.
L’ufficiale tedesco venne arrestato il 30 aprile dal Comitato di liberazione nazionale di Adro. Accusato della strage, Thaler subì un processo sommario e fucilato il 2 maggio 1945.